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Warmduscher – Whale City: Recensione

Secondo album per la superband londinese Warmduscher, composta da membri di Fat White Family, Paranoid London e Insecure Men. Atmosfera lo-fi, undici pezzi registrati in due giorni, sonorità che sembrano provenire direttamente dalla Tacoma anni Sessanta dei Sonics, melodia e riff come se piovessero.

Saul Adamczewski (per l’occasione ribattezatosi Consisting of The Saulcano) e compagni regalano poco meno di mezz’ora di roboante garage pieno zeppo di influssi ballabili. Stare fermi diventa una vera e propria impresa. L’introduzione con Bright Lights accompagna l’ascoltatore in un b-movie horror di quarant’anni fa e lo stesso mood continua a respirarsi nella successiva Standing on the Corner.

Con Big Wilma il ritmo si fa più ossessivo e fragoroso, al contrario 1000 Whispers è una ballad da festa del liceo. Si passa poi al funk psichedelico di The Sweet Smell of Florida, un brano che qui in Italia potrebbe essere scritto uguale uguale dagli Winstons. I Got Friends è invece una declamazione sopra un 4/4 robotico e la title-track un omaggio al punk scheletrico dei Cramps.

In Straight to the Top i Warmduscher uniscono gli Stooges più calmi e narcotici al suono dell’organo. Nella conclusiva Summertime Tears, infine, dimostrano tutta la loro classe con una ballata strappalacrime che fa presa al primo colpo. Più di un semplice divertissement.

Andrea Manenti

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