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Tanti auguri a Bob Dylan

Bob Dylan, 71 anni di vita, o forse sono 72? Insomma, l’età non è importante e neppure la celebrazione del compleanno in sé. Ciò che conta è ricordarci ogni tanto che esistono poeti e cantautori come lui e riscoprire le loro canzoni.

La domanda sorge spontanea. Ma che c’entra Bob Dylan in una rivista online che tratta in prevalenza di canzone italiana?

Poco in realtà, o forse tantissimo! Il menestrello americano ha ispirato generazioni intere, ha sedotto indistintamente figli, padri e nonni. E’ grande quanto i Beatles, i Rolling Stones e poche altre band. E del resto certi fenomeni musicali nella cultura di massa sono stati così rilevanti da essere inseriti nei libri di storia. Il mondo sarebbe diverso senza le canzoni di Bob Dylan? Certamente si. E a noi interessa tutto ciò che influisce sul mondo.

E poi le canzoni di Bob hanno trattato di guerra, povertà, politica, religione, razzismo, diritti, cambiamento. Dylan è stato tremendamente politico, tanto da scrivere un pezzo come Political World nell’album Oh Mercy del 1989 dove esclama più volte “we live in a political world”.

L’omaggio è quindi doveroso. Ma a che Dylan ci riferiamo? Perché ne esistono diversi.

Nello splendido “I’m not there” di Todd Haynes, racconto stralunato e poetico della vita e delle sfaccettature di Bob Dylan e delle sue canzoni, la voce narrante esordisce con “There he lay: poet, prophet, outlaw, fake, star of electricity” (Ecco che giaceva lì: poeta, profeta, fuorilegge, imbroglione, stella dell’elettricità). Proprio per questo se vogliamo celebrare il Dylan più politico dobbiamo prendere in considerazione almeno una manciata di canzoni.

Potremo citare la celeberrima e sempre attuale ‘The times they’re a-changin’. Il testo esprime la voglia di cambiamento dell’intera generazione di giovani degli anni sessanta. C’è un altra canzone del primo Dylan altrettanto bella e meno nota – ‘When the ship comes in’. “Arriveranno i tempi in cui i venti si fermeranno e la brezza smetterà di respirare”.

Anche in questo caso il cantautore parla di cambiamento inarrestabile, come un’onda che tutto spazza via. E’ il Dylan utopico, libertario e giovane. Quello che cantava con Joan Baez e che faceva denuncia sociale con pezzi quali “Hurricane” o “The lonesome death of Hattie Carroll”

Poi c’è il Dylan più incazzoso e cinico. Quello che, per intenderci, molla la chitarra acustica e imbraccia l’elettrica e viene criticato dai fan della prima ora. Quello di “Like a Rolling Stone” e di “All along the watchtower”. I testi diventano disillusi e parlano spesso di un vagare desolato quasi senza meta.

There must be some kind of way out of here,

Said the joker to the thief, there’s too much confusion, I can’t get no relief.

Businessman they drink my wine, Plowman dig my earth”.

(“Dev’esserci una via d’uscita, disse il giullare al ladro, c’è troppa confusione. Non riesco a trovare sollievo. Gli uomini d’affari bevono il mio vino e i contadini scavano la mia terra”)

Ecco la cover di Jimi Hendrix.

Infine, dopo le grandi utopie e le grandi disillusioni, c’è il Bob più spirituale, religioso e mistico quasi alla ricerca di una redenzione sua e nostra. Una bellissima testimonianza di questo percorso è “Ring them bells” (suona quelle campane) tratta sempre da Oh Mercy, che vi proponiamo nella versione di Joe Cocker.

Ring them bells for the blind and the deaf,

Ring them bells for all of us who are left,

Ring them bells for the chosen few

Who will judge the many when the game is through.

Ring them bells, for the time that flies,

For the child that cries

When innocence dies”.

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About Alessandro Calzetta

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Bio: Alessandro Calzetta (Roma, 1971), creatore e direttore del magazine www.bravonline.it è un appassionato di canzone d'autore, grafico pubblicitario (www.grafichemeccaniche.it) e webdesigner di professione (www.alessandrocalzetta.it). E' un componente del gruppo d'ascolto del The Place di Roma. Fa parte della giuria che assegna, ogni anno, le Targhe Tenco. e.mail: info@alessandrocalzetta.it Alessandro su Facebook:

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