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Sulutumana – Decanter

Passione, cura, eleganza, creatività. Non manca nulla ai Sulutumana e al loro secondo album, “Decanter”. Una porta sbattuta in faccia all’ignoranza delle canzoni da hit-parade, volando fra la leggerezza e la spontaneità di canzoni d’amore per nulla banali, o vissuti maggiormente esistenziali affrontanti con la sofferenza di un bicchiere di vino. Ma dire tutto questo è riduttivo e senz’altro poco chiaro. I Sulutumana non possono essere liquidati con poche battute: bisogna sottolineare la bellezza con cui Giamba fa confidenzialmente vibrare le proprie corde vocali, la contaminazione che ricevono da musica leggera italiana, jazz e musiche arabe, gli arrangiamenti esemplari, i ritmi studiati che spesso trascinano il piedino a battere, la ricerca delle atmosfere. Se non c’è il capolavoro immortale, in più occasioni poco ci manca: la canzone d’apertura, “Anam-ji” (che significa “senza nome”), ispirata dal romanzo “Un altro giro di giostra” di Tiziano Terzani, con la sua melodia dolce racconta di un eremita in cerca di sé stesso, tra un ritornello memorabile e un’intensissima parte parlata; la successiva, “Il tuo culo”, è un’allegra canzone in cui un amante spiega come vorrebbe essere qualunque parte del proprio amore (compreso il “culo”, appunto), scandita da ritmi jazzati e richiami alla chitarra di Django Reinhardt; “Volano lontano” è un addio dove i versi “ciao / anche tu mi mancherai / abbracciami sempre da dove sarai / non dimenticarlo mai / volano lontano le parole” non nascondono rancori ma solo il commovente dispiacere della distanza; “Inverno in fiore”, colma di forti immagini e fervida fantasia, in cui risulta indimenticabile il ritornello cantato con vivace saggezza (“ti regalo / prendile se vuoi queste parole di cento anni fa / non perderle”); “La scopa della strega”, bella soprattutto per l’abilità letteraria e le allitterazioni in perfetta musicalità. E ci sono altre sei canzoni oltre queste, che a sentirle ci si può pure innamorare. Questione di momenti, perché la sintonia tra musica e parole è lampante e perché si può catturare un verso qualunque – come “vivere è uccidersi ma senza farlo apposta” – e conservarlo nella propria memoria. Buon ascolto.

Riferimenti:


Sulutumana – Anam-ji

Sulutumana – Amore d’Egitto

Sulutumana – Il tuo culo

Sulutumana – La scopa della strega

Sulutumana – Volano lontano

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About Antonio Piccolo

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Antonio Piccolo (Napoli, 1987) è un critico e uno studioso di canzone d'autore, oltre che attore e regista di teatro. È membro della giuria del Premio Tenco; fa parte della redazione musical-letteraria del Premio Lunezia. Ha collaborato alla stesura del "Dizionario completo della canzone italiana" (Giunti, 2006), ai volumi "Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo" (Rizzoli, 2007) e "Nudi di canzone. Navigando tra i generi della canzone italiana" (Zona, 2010). Per la Bastogi ha pubblicato nel 2007 il saggio "La storia siamo noi. Francesco De Gregori".

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