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Spider Bags – Someday Everything Will Be Fine: Recensione

Tornano i ragazzoni del North Carolina, al loro quinto LP, autentici carneadi del garage rock old-school. L’istrionico Daniel McGee e soci hanno ancora tantissima voglia di fare festa, di non seguire le regole, di fare a modo loro, di sbattersene.

Gli Spider Bags si confermano schegge impazzite e incendiarie, tra missili punk (come Cop Dream/Black Eye, che vede la collaborazione dell’amico di lunga data Patrick Stickles dei Titus Andronicus, o la dissacrante e sfrenata Tonight I Walk on The Water) e chitarre da puro rock anni ’70 (Oxcart Blues o, soprattutto, Alligator, dall’aurea volutamente sporca e lo-fi).

La band passa per comete che sembrano venire direttamente dalla galassia Dinosaur Jr. (Burning Sand, con la sua apertura spaziale e psichedelica o l’opener grintosa e shoegaze Reckless, dove chitarre distorte si sfidano in un groove incalzante e scanzonato – e che, diciamolo, ci ricorda un bel po’ nella intro la Morning Glory di casa Gallagher), senza disdegnare momenti (apparentemente) sedati come in My Heart is a Flame in Reverse, una ballad elettrica che raggiunge un tono epico, tra piatti e violini, dal sapore country ma sempre in perfetto stile Spider Bags.

Stesso discorso per Rollin’ With The Flow, che chiude i giochi non prima di un’ondata dal sapore folk, ma pur sempre dal Dna casinista ed inarrestabile, come Ninety Day Dog. Pochi discorsi, agli Spider Bags non interessa attirare la vostra attenzione: sono, e probabilmente saranno per sempre, un ordigno colpevolmente sottovalutato.

Anban

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