Home / Canzone d'Autore / Sanremo 2014 – Serata finale – #senzafiltro

Sanremo 2014 – Serata finale – #senzafiltro

Pensavo di non farcela… molti di quelli che sono rimasti interdetti, stipiti in negativo, esterrefatti martedi sera davanti a quell’ interminabile sequenza di sfaceli, disastri televisivi, comunicativi e musicali hanno pensato di non farcela…

Circa 3 milioni e mezzo!

Io sono arrivato fino ad oggi e allora vi racconto la finale.

Prima però un pugno di riflessioni, chiarimenti e proposte.

Sono anni ormai che scrivo del festival, seppur da autodidatta dilettante, e da fiero, colto (musicalmente) e “supergiovane” ipercritico e scartavetrante le canzoni portate in concorso, mi sono con la pratica trasformato in un personaggio più riflessivo, mi prendo il tempo giusto per criticare e ironizzare anche pesantemente, laddove ritengo sia il caso, gli autori, le canzoni, gli interpreti e soprattutto la confezione televisiva della manifestazione.

Da semplice fruitore non ho freni e non mi interessa averne, e il pubblico è così… se sbaglia o si contraddice nessuno gliene chiede conto, se indovina l’andazzo delle cose si esalta e non lo fermi più.

Da “analista” per arrivare dove voglio arrivare so che ho il tempo per ascoltare e vedere più di una volta le musiche e le scene, so che il primo giudizio è quello del semplice ascoltatore, avventato e davvero senza filtro alcuno…

Quelli che scrivono sui social, credono di essere tutti l’assoluto e sputano in un centesimo di secondo la loro verità; io leggo, immagazzino e poi inizio a “sputar fuori senza filtro”, ma con un po’ di senso in più ciò che penso, o almeno spero di riuscirci.

Allora ho letto di chi inneggiava “alle belle canzoni di una volta al festival”, ma a mia memoria non ricordo di aver mai sentito frasi simili associate ad alcuna edizione del festival, piuttosto: “una serie di brutte canzoni che non ci rappresentano come sempre”, questa si, l’ho sentita!

Ho letto di nostalgici, incredibilmente under 40, dei festival di Baudo: uno che cercava la “melodia all’italiana” sognando Bindi, Paoli, Kramer, Morricone, Battisti… e portando poi in gara Albano, Toto Cutugno, Gruppi raccogliticci inventati per l’occasione, giovani trovati chissà dove, finte riproduzioni di stili in voga (ricordatevi su tutte Micky Mix, che altri non era che Caparezza lavato in ammorbidente e decolorato, che ha dovuto ricostruirsi immagine stile e carriera dopo quella apparizione); e poi le giurie popolari inafferrabili che votavano peggio di tutti noi alle politiche, che facevano vincere i Jalisse…

Da ripetere all’infinito poi che se esiste una “Melodia all’Italiana” è da ricercarsi nelle arie del Melodramma, dell’opera e poi nella versione molto più popolare dell’operetta, non certo in Bindi, Paoli, Kramer e lo stesso Morricone, che pur essendo molto italiani, sono altresì influenzati da Gershwin, Cole Porter, Irving Berlin, etc. etc. Quindi una scusa sciocca per nascondere le banali melodie scritte intorno a tre accordi che i soliti artisti sanremesi di un tempo ci propinavano senza poi dar seguito a concerti e dischi apprezzabili.

E poi verrà mai il giorno in cui smetteremo di accettare supini la definizione di “musica leggera”, alibi dannoso che crea un altro steccato, che separa la musica che le radio “devono” passare senza urtare orecchie e pensieri(quali?) di noi poveri italiani, da quella “pesante” che guarda un po’ è tutta quella vera e bella, ma che è nascosta dalle tv e radio, dispersa nel mare del web.

Ho letto delle “splendide scenografie”, che spesso erano pompose floreali, provinciali e goffe, e poi con l’avvento dei LedWall, sempre col solito nepotista Castelli, trasformatesi in gelide astronavi costosissime (ma nessuno si è mai lamentato) inutili e luminescenti, ma che alla terza serata incrementavano un inusuale vendita di occhiali da sole in inverno.

Ho letto delle “conduzioni lineari e pulite”, ma da quando le conduzioni lineari sono piaciute a qualcuno? E poi quando mai son state pulite? Non c’è bisogno di ricordare l’edizione dei “figli di…” o quella con Pettinelli, Falcetti, Russinova… ma anche quelle di Baudo spesso erano condotte da lui strillone e prevaricatore e un paio di bellezze spesso discutibili e raramente ascrivibili al genere umano e solitamente prive dell’uso della parola…

Insomma…

Chi scrive queste cose sui social, pur dando sfogo al gusto libero di semplice ascoltatore-spettatore, deve sapere che molto più influenza il gusto divenendo pubblico e potenzialmente letto da tutti e quindi se dice cose non veritiere o in contraddizione con ciò che ha sempre affermato in precedenza deve in qualche modo tenerne conto o pagarne un prezzo di responsabilità… come non so.

A me invece preme cercare un’obiettività nei fatti per poter guadagnarmi di lì in poi la possibilità di sparare a vista a chi credo lo meriti.

Detto questo posso dire che la conduzione balbettante finto impacciata di Fazio non regge più, che se l’altro anno ha costruito una via nuova per il festival, oggi non è riuscito a seguirla e approfondirne le possibilità.

Se nelle prime due edizioni da lui dirette aveva già dimostrato di avere le idee buone per l’evoluzione del festival, nel rinnegare nel tempo la sua vena di intrattenitore e cabarettista confondendola con un’evoluzione naturale ma poi rivelatasi una fatale involuzione, ha reso quasi scomoda e faticosa la sua presenza su un palco per un tempo così lungo.

La scenografia e la regia che l’altro anno avevano caratterizzato una via italiana all’intrattenimento di eventi musicali speciali, quest’anno si è impantanata in un tentativo precoce di rendere tecnica e sistema automatico qualcosa che necessitava ancora cura e passioni artigianali per crescere.

E poi chi è sta Zirkosky o come si chiama? Perché non hanno riconfermato la geniale scenografa del 2013?

Gli ospiti musicali son stati tutti di livello, come l’altro anno, e anche originali rispetto ai fenomeni da baraccone o da classifica meteorica degli anni ’80 ’90, oltretutto all’epoca tutti si esibivano sempre in playback, oggi splendidamente live e intensi e convinti e convincenti.

Gli altri invitati soffrono del budget più scarso del passato e della politica di tutte le televisioni mondiali(vedo il Letterman Show, i Grammy, gli Emmy… qualunque cosa intervisti o presenti artisti e le loro evoluzioni…): se si presentano è perché devono promuovere qualcosa, altrimenti o non si rendono disponibili o costano il triplo!

Le canzoni in gara non erano brutte, bisogna dirlo, come non lo erano l’altro anno, e come raramente dall’edizione di Bonolis in poi son state… rispetto ai festival del passato e erroneamente evocati dai lamentosi del microsecondo che ho già citato c’è un abisso…

Però erano tutte medie(o quasi), poco coraggio, anche se dignitose non troviamo caratterizzazioni evienti e stili diversi se non episodici.

Però le affermazioni negli anni di diversi artisti jazzpop, di altri originali (ultimo Rubino) sono comunque certezze lievi in un panorama musicale italiano davvero monotono anche e soprattutto al di fuori del festival.

Ecco che ricomincia la gara.

I Campioni si esibiscono in questa sequenza:

  • – Giuliano Palma con “Così Lontano”; la prima canzone era migliore, questa ampiamente criticata per la somiglianza con altre già sentite e per una certa vuotezza non lo porta in finale
  • – Noemi con “Bagnati dal Sole”; si veste finalmente in modo più decente, la canzone passerà in radio più per la popolarità dell’interprete che per l’originalità del pezzo, chiaramente ispirato a “cosa vuoi da me” di Bersani, ma senza la stessa grinta.
  • – Arisa con “Controvento”; al terzo ascolto è chiaro che il bridge e ritornello restano in mente, lei canta bene, anche se un po’ troppo scolastica e carina la sua voce nasconde grandi capacità e quando canta cover di livello riesce a dare il meglio… dovrebbe anche aumentare sensibilmente la sua cultura musicale, per adesso comunque sembra papabile per la finale.
  • – Ron con “Singin’ in the Rain”; senza alcuna pretesa, canta la sua, saluta e va via, non lascia il segno.
  • – Francesco Sàrcina con “Nel Tuo Sorriso”; fa il simpatico fino a diventare scostante, la canzone non ha pesi specifici adeguati e neanche la leggerezza da festival, non resterà!

Primo ospite della serata è Maurizio Crozza, entra con lo scudo per pararsi dai fischi del pubblico, memore della strana e stronza lamentela forzata e organizzata dell’anno passato, ma stavolta è tutto tranquillo e nel monologo esaltante le nostre qualità e peculiarità, oltre i passati primati ottenuti da nostri noti e meno noti connazionali, in realtà prende in giro la nostra passività, il nostro usare nefandezze dei politici come alibi per restarne fuori e sentirci puliti… ma ci dobbiamo svegliare!

Bravo!

Ricomincia la gara:

  • – Perturbazione con “L’Unica”; hanno il dono dell’equilibrio tra la spensieratezza, la canzone orecchiabile che fa battere il piedino, ma che non è banale e si porta dietro la loro gavetta di band indipenente. Bravi!
  • – Giusy Ferreri con “Ti Porto a Cena con Me”; è nello stesso stile di quella della cantante lucana, ma non ha la stessa presa immediata, tra le due Giusy resterà fuori dal podio.
  • – Francesco Renga con “Vivendo Adesso”; lo danno vincente, la sala lo acclama, le donne sbavano come neanche gli uomini ieri davanti alla dea Simona Molinari… ma la canzone è inspiegabilmente priva di carattere e, scritta da Elisa, ne dimostra una volta di più l’involuzione compositiva e credo non lo sorreggerà fino alla finale!

Secondo ospite della serata:

Luciano Ligabue!

Si esibisce in un mini concerto di 4 brani, utilizza sia l’orchestra che il suo gruppo al completo… rende evidente alle orecchie che se a Sanremo, in gara si facesse musica con dinamiche e energie proprie del rock, come dello swing orchestrale, del Drum&Bass o altri stili con forti caratteristiche e qualità tecniche e interpretative non ci sarebbe davvero nulla di male.

Di nuovo la gara:

  • – Renzo Rubino con “Ora”; non mi convince sempre il suo fare contrito e la sua voce a volte esageratamente enfatica e a volte sommessa e sofferente, ma la voce c’è, la canzone è insolita e personale e il pubblico par sintonizzarsi all’esibizione del giovane talento, andrà avanti.
  • – Antonella Ruggiero con “Da Lontano”; non è in forma, gli ultimi anni sentivo di lei mirabolanti evoluzioni canore in stile acustico e jazz, ma qui arriva con una canzone un po’ piatta e la sua voce miagola e non rende intellegibile il testo… nulla da fare.
  • – Raphael Gualazzi & The Bloody Beetroots con “Liberi o No”; danno la carica, sono praticamente gli unici, insieme a Filippo Graziani, a portare un brano con i BPM sopra i 100, Funky, R’n’B e coro gospel funzionano, la ritmica spinge, la gente apprezza, io credo potessero dare di più, oppure avranno in serbo un progetto discografico più approfondito e quindi questa era la più giusta per un festival canzone. Bravi!
  • – Cristiano De Andrè con “Il Cielo Vuoto”; metabolizza sempre più questa canzone, preferiva “Invisibili” e anche io, e ora la canta più convinto e il testo scorre meglio, la canzone ha pregi poetici, forse da riarrangiare più libera da schemi, qui si ferma, ma con onore.
  • – Frankie Hi-NRG con “Pedala”; non mi dice molto, sempre felice di vedere rap e stili “altri” a Sanremo, ma troppo spesso chi ci va offre brani edulcorati, svuotati degli stilemi più efficaci, quasi autocensurati… Frankie è da tanto sulla breccia ma non da l’impressione di essersi evoluto negli anni, la canzone forse diventerà un facile tormentone radiofonico, ma qui non va oltre.

Terzo e ultimo ospite della serata è Stromae con “Formidable”: bello e strano pezzo, il ragazzo riesce a sintetizzare testi e musica moderna a cavallo tra dance e cool con equilibrio e lui interpreta in modo attoriale la canzone in modo così credibile che la sua ubriachezza spaventa qualcuno in platea… bravo… e altro esempio di stile molto caratterizzato eppur pop e potenzialmente da concorso festivaliero.

Arriva il momento dei vari premi.

  • – Premio critica della sala stampa a Perturbazione.
  • – Premio della critica “Mia Martini” a “Invisibili” di Cristiano De André (guarda un po’ quella eliminata)
  • – Premio per il miglior testo a… “Invisibili” di Cristiano De André (ariguarda un po’ sto televoto che elimina quella più bella…)

Ricantano tutti i giovani come promesso e si confermano Diodato, Zibba, Filippo Graziani e The Niro come i migliori e più convincenti sul palco.

Si chiude i televoto, Fabio e Lucianina annunciano i finalisti:

  • – Renzo Rubino
  • – Raphael Gualazzi & Bloody Beetroots
  • – Arisa

Si esibiscono nuovamente e vince Arisa.

Sanremo 2014 chiude bene, la sserata è filata via liscia e la qualità dello spettacolo è stata buona.

Il problema resta l’evidente passo indietro rispetto all’effervescenza e il desiderio progettuale e innovativo proposto l’anno passato.

Pur togliendo l’infausta prima serata, dalle valutazioni qualitative, ma che comunque è stata scritta così com’è andata in onda quindi niente scuse, le altre non hanno quasi mai brillato, solo venerdi, grazie al dominio della musica oltretutto un po’ più libera e viva della gara vera e propria, è stata una serata con buone e vere note e emozioni sincere.

Quest’altro anno si pensa ad una proposta per il tris a Fabio d’ufficio, in realtà altre soluzioni sono già pronte, ma la sfida sarà quella di mantenere quanto di buono è stato fatto negli ultimi 4-5 anni in lento ma continuo crescendo(anche se non sempre di ascolti), eliminare le “nuove stanchezze” di Fazio, mantenere e anzi aumentare le incursioni di musiche diverse da quelle festivaliere, di arti e ospiti magari meno popolari di quelli gossippari, ma con spessori e storie da raccontare.

ciao

 

Commenta con Facebook!

About Claudio Salvini

avatar
Claudio “Nighty” Salvini nasce… come tutti! Questo gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che potesse venire al mondo come gli altri terrestri! Passa gran parte della sua vita a mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università. Successivamente, con una spiazzante mossa da esemplare italico di homo sapiens (una raccomandazione), conquista un posto in fabbrica come operaio generico. Non contento della insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua presunta intelligenza… L’Animatore Turistico! Purtroppo l’istinto di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità. Si è autoprodotto in tre libri: Racconti e Frammenti, (Montedit 2005), Noi!…æ (vincitore narrativa “Il Camaleonte” 2006), Se Rinasco Suono il Basso; scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it), accompagnando tutto con la colonna sonora dei suoi 1400 album di musica (da 1 Giant Leap a Zero Db, in rigoroso ordine alfabetico). Subisce da sempre gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

Leggi altro:

Alla scoperta delle voci di Genova: il cantautore Libero tra rock e …

Libero, classe 1990, cantautore, produttore e ingegnere del suono. Un personaggio poliedrico della scena musicale …