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Sanremo 2013 | Terza serata – #senzafiltro

Riflettevo sul fatto incontestabile, per quanto il dubbio nutre le mie azioni molto più di volubili certezze, che da anni:

– la maldestra esibizione di cantantucoli con canzonacce;
– gli errori marchiani di presentatori improvvisati o vallette in mostra come capi di bestiame;
– le scenografie grandiose ma spesso inutili se non dannose alla narrazione;
– luci un po’ a caso;
– riprese in campo lungo mentre l’operatore steadycam sta ancora tentando di fuggire in quinta…
si erano trasformate da fastidio a una sorta di liturgia inevitabile foriera di ironia diffusa, scuola spontanea per battutari della penisola degli anti-festival e infine, negli ultimi due anni, divertimento in crescendo sui social network.

Ora ci troviamo qui, innanzi al televisore, ad attendere la televisione più celebrata (nel bene e nel male) dello stivale, quasi del tutto convertiti alla seria recensione, nostalgici delle rasoiate impunite ai vari Cutugno, Minghi, Tatangelo, Al Bano, D’Alessio, etc etc

…Pronti a commenti tecnici su luci e scene per una volta memorabili, a commenti di gusto a canzoni belline e qualcuna anche bella (dopo questo secondo ascolto in verità potrebbe cambiare qualcosa ma non stravolgersi), al più pronti a scatenarci famelici, come iene sulla carcassa, per una lentezza di conduzione, a stuzzicarci battute ad-personam come onanisti del sarcasmo.

Insomma un po’ ci manca il Sanremo delle canzoni che non programmano nelle radio, neanche tutte quelle (le più grandi purtroppo) che se paghi passi…

Il Sanremo del “cuore-amore” e delle formazioni improbabili costruite apposta!

Nel contempo speriamo che questo festival sia solo un inizio di altre edizioni che contribuiscano a cambiare in meglio la percezione e fruizione della musica da parte della ggente!

Intro Sanremo

Fabio e Luciana Cantano(?) “Vattene Amore” per San Valentino…

Vabbe’ non prendiamoli sul serio, twitter si scatena… io attendo le canzoni.

È il mio reale secondo ascolto: non ho frequentato Youtube e non ho riascoltato le canzoni, quindi come un distratto e abitudinario ascoltatore medio le affronterò, ma senza filtro però le giudicherò se sarà il caso.

Inizia la gara

Simona Molinari e Peter Cincotti

La Felicità”

La canzone non ha pretese…
Lo spacco di Simona ottiene il medesimo effetto della minigonna di martedi: la sala stampa(rivelazioni dal web) si alza sull’attenti!
Allegro il motivetto non sconvolge l’atmosfera crooner dalla quale discende. Orecchiabile, ben interpretata anche rispetto a qualche indecisione della prima esibizione, si trasformerà probabilmente in un cavallo di battaglia live per la bella cantante aquilana, ma non credo sia vincente qui.

6+

Marco Mengoni
“L’Essenziale”

Brano dall’andamento ondeggiante da “lento” intenso, con strofe medie che portano ad un bridge presagio di cambio di un tono e crescendo enfatico finale.
Marco la canta un po’ più “dritto” sulle note, e fa bene. Assolutamente per teenager che se la condividono su FB.

Attendo il giorno che gli daranno una canzone vera e tosta.

Per ora “prodotto da televoto adolescenziale”
6

Elio e Le Storie Tese
“La Canzone Mononota”

Che dire…
Ieri notte dopo dieci minuti era già sulla home di facebook, unica tra tutte le canzoni eseguite al fstival.
Ipnotica e simpatica, leggera ma anche musicalmente valida, spiazzante e geniale nel testo, sia come provocazione che come divulgazione leggera e scherzosa di composizione e armonia.

Cabarettistica senza cadere nella barzelletta, resta la seria candidata alla vittoria per rifondere del maltolto il gruppo più “FrankZappiano” d’Europa e Molise!
7 ½

Malika Ayane
“E Se Poi”

Lei sperava di cantare “Niente”, ma il pubblico “conservatore” più dei nostri allarmanti politici, le ha negato questa soddisfazione votando, ahinoi, questa che…

È molto normale, il bridge sembra già sentito, solo la strofa è carina, ma non basta a sollevarla dalla media (migliore quest’anno) del festival.

Evidente “seconda scelta”
6+

L’ho scritto anche durante la diretta e lo ripeto ora: per eventi di importanza simile, con una cadenza annuale si può e si dovrebbe pensare di creare spot pubblicitari ad-hoc più creativi e artistici: al Superbowl, per fare un esempio recente, facevano più ascolto della partita, erano belli e molto efficaci.
Eppure noi avevamo inventato il Carosello!

Primo monologo di Lucianina.

Scartavetra gli uomini e ora, in stile destrorso, invoco la par-condicio e chiedo Dario Cassini sul palco.
Alcune battute ottime, altre no, ma il ritmo tiene.
Poi vira d’argomento e si fa seria.
La violenza sulle donne, sbattuta in faccia soprattutto a loro, magari impellicciate, ma con un livido sulla spalla.
E ai maschi violenti definiti per una volta per come sono.

E al rapporto con essi che in nessun caso può definirsi “affettivo” né tantomeno “Amore”.

Perdoniamo qualche luogo comune, anche perché le cronache quotidiane ci dicono che poi così comune non è…
chiude col botto con il FlashMob mondiale che in tutto il mondo oggi hanno messo in scena.
Un po’ di emozione lo suscita e l’effetto credo sia stato ottenuto.
Fazio poi esagera nelle iperboli, ma Luciana è stata brava.

Marta Sui Tubi
“Vorrei”
Anche loro desideravano tanto cantare “Dispari”, ma rispetto a Malika, ci perdono meno, anche questa, pur più convenzionale ha dei buoni spunti e soprattutto si stacca dallo stile canonico così da ampliare, davanti agli occhi dei milioni di italiani e italioti in visione, l’angolo visuale sulla musica popolare.
Bello l’arpeggio sulla strofa in contrasto con gli accenti di un’inusuale, per il tipo di musica, sezione fiati; poi il piano si somma e lancia il chorus, e se non fosse per l’assenza dei bassi e del groove, per colpa della caratteristica tutta italiana di far sentire solo le frequenze di melodia e voce, la canzone credo arriverebbe più facilmente.
7-

Chiara
“Il Futuro Che Sarà”

Questa volta il secondo ascolto non aiuta affatto, la canzona appare per quel che è: povera povera, affidata alla voce femminile più interessante, ma che non può nulla, non si stacca da terra.
Senza scadere nel ciofecone sanremese, lascia però un senso di insoddisfazione e di occasione mancata.
Come per Mengoni attendo che qualcuno bravo le scriva canzoni degne.
5

Roberto Baggio invade con i suoi equilibrismi sportivi e le danze con la palla il teatro Ariston dal mega schermo scenografico a centro palco.
Poi lui scende le scale e chiacchiera con Fazio, con quella sua voce piccola, quel tono serenamente triste
(dal web una battuta che disegna secondo me la contemporaneità di Roby, anzi come sia contemporaneamente fuori dalla massa e utile ad essa: “il problema di Baggio non è il grigio dei capelli, ma il grigio tutto intorno”).
Poi legge una lettera ai ragazzi “che vogliono fare i calciatori o che semplicemente sognano” e parla di cose che appaiono banali, ma che pochi di quelli che ne fanno battute praticano sul serio e soprattutto trasmettono ai propri figli, credendo che trasformandoli in iguane dedite al successo di facciata ne facciano esseri umani più forti.
Invece Roby, 6 operazioni al ginocchio e tante ingiuste panchine e la nazionale negata dopo promesse e risultati ottenuti, parla di sacrificio, di dubitare di qualunque cosa ottenuta senza di esso e soprattutto parla semplice semplice, e per questo dritto dritto a chi dovrebbe domani essere.(punto)
Max Gazzé
“Sotto Casa”

Insomma… anche al secondo ascolto resta indigesto il ritornello di questa marcetta che suona come una canzone della Carrà, una strofa musicale che è si in stile Gazzè, ma non aggiunge granché.
Lo salveranno le programmazioni radiofoniche, per ora… ‘nsomma!
6
Annalisa
“Scintille”

Parte molto meglio della prima esibizione, carica ed efficace nell’intonazione e interpretazione.
La ritmica ska la carica e si sente molto più convinta del distacco dagli stilemi delle canzonette per “Bimbiminkia”. Ne otterrà il voto ugualmente e per questa volta va anche bene, se proprio dovessi scegliere tra gli ex-talent per un posto sul podio, oggi sceglierei lei.
Sentori PaoloContiani addirittura aleggiano dall’arrangiamento.
7=
Maria Nazionale
“È Colpa Mia”

Risulta evidente anche al secondo ascolto, l’inadeguatezza del brano e anche lo stile dell’interpretazione, per la difesa della contemporaneità della canzone Napoletana classica. Strappa applausi a nostalgici di fede “bel canto”, come i ragazzi dei talent a ciechi e sordi teenagers, ma obiettivamente non è memorabile, e contro canzoni di tradizione memorabili che si scontra, e contro un futuro che chiede qualcosa di più da Napoli… oltretutto è così classica che appare anche “già sentita.
5+
Simone Cristicchi
“La Prima Volta Che Sono Morto”

Annunciano il titolo e mi immagino milioni di “arti superiori che scattano a sfiorare sferoidi inguinali inferiori”.
Scaramanzia a parte, la canzone metafora sul “che avrei voluto fare-cosa ho fatto” ci dona un bel testo originale, come spesso riesce a Simone, ma la parte musicale indebolita dall’evidente somiglianza con un brano di Silvestri non aggiunge nulla e ne limita le chances.

6

Antony Hegarty
Canta una struggente ninnananna dedicata a sua sorella, che anche senza comprendere il testo diventa universale.
Uno di quei fenomeni che raccolgono anche l’ironia degli scettici (come potrei essere io per estrazione musicale) confusi dal riconoscere un vero talento tra prodotti studiati a tavolino.
Ma se ascolti una voce potente e delicata, aggressiva e fragile, intonata e tremante… credo si possa rischiare di definire questo come un talento che se non si lascerà sbilanciare da ideologie esagerate, ma centrerà la musica come sua missione per migliorarci l’utilizzo degli i-pod, farà grandissime cose!
Modà
“Se Si Potesse Non Morire”

Fiera delle ovvietà messe in metrica per sognare di essere poetici.
Musica che fa rivalutare la canzoni strappalacrime sanremesi
Interpretazione che da tre anni esatti è più o meno questa: parlo le strofe e grido il ritornello e se poi faccio un assoletto chitarristico ecco che il gioco è fatto. E ci lamentavamo di Masini?
Portati in trionfo da ragazzi che voteranno come si voterebbe una squadra dl cuore anche se ultima in classifica, ma non vanno!
5
Daniele Silvestri
“A Bocca Chiusa”

Oggi sembra un po’ giù Daniele. Ma la sua “teatrocanzone” prende.
Il linguaggio dei segni che fa l’assolo sulla parte mugugnata è bello.
Il pezzo riconoscibile e filante, profondo nel testo, avrebbe bisogno di un po’ più di dinamiche nell’arrangiamento, ma resta una delle cose belle del festival.
7=
Almamegretta
“Mamma Non Lo Sa”
Dub a Sanremo, questo già basta come esempio… l’arco davanti gli occhi del pubblico sanremese si apre ancora e va bene.
Un pezzo genuinamente Dub pur ingentilito. Le sonorita sono esatte e arricchite dall’orchestrazione di Vittorio Cosma. Certo il pezzo più di nicchia, raccoglierà poco, ma ache questo uno dei quelli belli del festival(anche se non si capisce il testo, un po’ per interpretazione, un po’ per dialetto, un po’ per diletto di Rais)
6 ½
Raphael Gualazzi
“Sai (ci basta un sogno)”
Raphael ha trovato una sua via trasversale che gli fa toccare diversi stili black-flavour, tutti con un’attitudine jazzy e interpretativa libera, rischiosa, ma molto comunicativa.
La capacità compositiva c’è e anche quella tecnica sullo strumento. Migliora nettamente rispetto alla prima sera anche la voce e il pazzo ariva davvero molto dritto.
Jazza-Soul-R’n’B che apre molto bene sull’orchestra e ritorna con facilità al piano-voce.
Anche l’altro pezzo era bello, si attende l’album intanto si premia questo estratto.
7
Leonora Armellini, pluripremiata pianista giovanissima e appassionata di Chopin, ci dona, in degna sostituzione dell’infortunato maestro Barenboim, un pezzo del grande musicista polacco.
I più non sanno che Fryderyk improvvisasse le sue composizioni fino pi a definirne la struttura finale… la musica nasce libera da steccati e definizioni che solitamente gli affibbia chi non la fa!
Sul web si sprecano le battute sui decessi per narcolessia che la cosa potrebbe scatenare alle 23.30 inoltrate in Italia…
Io preferisco tacere con la tastiera e la penna e ascoltare la musica e anche gli applausi fragorosi del pubblico in sala… vittoria: Musica 1 – vecchi tromboni e critici 0.
Inizia la gara dei giovani

Andrea Nardinocchi
“Storia Impossibile”
la ritmica elettro-funk è nota, ma resa bene, la melodia ha delle diagonali inaspettate e anche se il testo non brilla, la canzone è godibile.

Antonio Maggio
“Mi Servirebbe Sapere”
Ex Aram Quartet, vincitori del primissimo X-Factor, si presenta solista con un pezzo che lo vede tra gli autori.
Guascone e teatrale nell’interpretazione, celentanesco nell’andamento del brano, efficace e convincente come cantante.
Paolo Simoni
“Le Parole”
Sfuma un De Gregori al pianoforte con accenni Vecchioneschi, non è innovativo, ma lui è fortemente dentro il pezzo, ispirante e ispirato.
Ilaria Porceddu
“In Equilibrio”
Lotta contro almeno due ragazzi che paiono riscuotere i favori del pubblico in sala.
Anche lei ex X-Factor, ma della lontana prima edizione, uscita in semifinale.
Gran voce, molto maturata nell’interpretazione, bel cambio recitativo sul finale, molto lirica la canzone e suggestivo il ritornello in sardo.
Prima di sapere chi passa dei 4 ragazzi, Fabio e Luciana chiamano sul palco Laura Chiatti, che ultimamente mettono dappertutto… non so chi la imponga ai palinsesti e ai casting del cinema nostrano, pare che dopo aver fallito l’incoronazione come nuova star italiana, ci stia riprovando con la versione 2.0 (leggi seno ritoccato e tanta simpatia), a me non convince, è intonata se canta, ma fa tutto con una falsa nochalance e una sufficienza che infastidisce.

Chiama sul palco Al Bano che irrompe cantando nella sua tonalità preferita: la “E”
Poi Felicità con nell’ordine la Chiatti e la Litizzetto… tutto si trasforma in un momento karaoke che tiene alta l’attenzione a scapito della qualità musicale.
Si scatenano i detrattori sul web contro gli ospiti di Sanremo 2013 e contro la noia e addirittura le canzoni.

Mi verrebbe da sottoscrivere di nuovo ciò che ho scritto in anteprima, ricordando che essenzialmente stasera è stata dedicata praticamente solo alle canzoni, con presentazioni asciutte (anche perché in regime di televoto è consigliabile equidistanza), un monologo, un ospite-intervista, un ospite musicale internazionale di qualità), un’ospite musicale nazionale( di qualità) e… Al Bano.
Questa è la serata prototipo che per anni ho sentito invocare da tutti.
Per anni ho sentito maledire personaggi ridondanti che appesantivano, allungavano e non davano spazio alla musica… e ora?
Credo per il futuro si debba lavorare sullo certamente su diversi stili di presentazione e sul ritmo.
Mantenere lo staff di direzione artistica curioso di come progrediranno in uno step 2.
Selezionare ospiti musicali e di intrattenimento di livello inserendoli di più nella narrazione delle serate e del festival nel totale.
Ma non c’è quasi nulla da “condannare” in questa edizione… molto da rivedere certo, ma tutto ciò che ora ci viene voglia di rivedere e correggere è stato proposto proprio di questa produzione.
Si riparte da qui, e con convinzioni rinnovate sull’efficacia della qualità del prodotto se esibita lineare e facile per tutti.

Tra i giovani passano Ilaria Porceddu e Antonio Maggio, ci sta!

La classifica dei campioni vede nettamente come la Ggente e i Bimbiminkia votino “per partito preso”, qualunque cosa cantino i loro “messia” vanno spinti in alto.
Sono fedeli di religioni vacue basate su battute nei corridoi di scuole superiori, di slogan e litigi in trasmissioni che usurpano e danneggiano il significato di parole importanti come “scuola”, “formazione”, “arte”, “sacrificio”.
Sono persone che ascoltano musica senza usare orecchie, senza capacità di confronto, senza cultura… pur immersi in un mondo come la rete che permetterebbe, potenzialmente, di cercare e curiosare tutta la musica del mondo.
Festival come questo permettono loro di esprimere l’agognato “esercizio di fede”, ma nel contempo, se come è vero la giuria di qualità (che quest’anno par formata da gente aderente la musica, la storia e la contemporaneità) sarà il 50% del totale delle preferenze… allora davanti a risultati diversi dalle loro aspettative, si troveranno a confrontare istintivamente ed inevitabilmente i loro “non gusti” con altra musica e forse anche questa grande fetta di pubblico aprirà un pochino di più il suo angolo visuale sulla musica.

Notte

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About Claudio Salvini

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Claudio “Nighty” Salvini nasce… come tutti! Questo gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che potesse venire al mondo come gli altri terrestri! Passa gran parte della sua vita a mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università. Successivamente, con una spiazzante mossa da esemplare italico di homo sapiens (una raccomandazione), conquista un posto in fabbrica come operaio generico. Non contento della insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua presunta intelligenza… L’Animatore Turistico! Purtroppo l’istinto di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità. Si è autoprodotto in tre libri: Racconti e Frammenti, (Montedit 2005), Noi!…æ (vincitore narrativa “Il Camaleonte” 2006), Se Rinasco Suono il Basso; scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it), accompagnando tutto con la colonna sonora dei suoi 1400 album di musica (da 1 Giant Leap a Zero Db, in rigoroso ordine alfabetico). Subisce da sempre gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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