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Sanremo 2013 Seconda serata | #senzafiltro

La mattina appena sveglio giro sulla rete e scopro che il mondo non è cambiato solo perché a Sanremo sono state presentate 14 canzoni e nessuna scandalosamente assurda o da minorati musicali.
Qualcuno annuncia i vincitori gridando alla combine, qualcun altro intervista il censore di Crozza che però non ama essere censurato, altri cavalcano, debolmente per la verità, la polemica scatenata dall’intro del pezzo di Crozza.
Mancano un paio di flirt da scoop, prevedo un Cincotti-Molinari…, e un rigurgito di forzata popolarità da parte di qualche escluso, e la ricetta è completa.

Giungono su Twitter, direttamente dal direttore di Rai1, i dati di ascolto e improvvisamente mi sento meno solo: la qualità paga se la proponi in modo efficace e non come manifesto pre-settante in classi il pubblico.

Poi guardo la conferenza stampa e purtroppo i sorrisi vengono cementificati dalla tragica notizia della morte del figlio di Franco Gatti dei Ricchi e Poveri.
Salterà l’ospitata del gruppo e soprattutto ci saranno una serie di servizi in stile pomeriggio 5 da domani che rivendicheranno presunte scottanti verità sull’accaduto, e mi spiace due volte per Baffo che da sempre per me è “la simpatia”.

Arriva l’ora, dunque iniziamo:

Dose e Presta un pochino più dentro la “notizia” hanno molta più carne potenziale al fuoco e allora con leggera, farfallosa ironia sciorinano temi e contraddizioni della sera prima e dei commenti successivi, annunciando la seconda serata. Un po’ meglio di ieri, ma i conigli ancora non prendono sostanza.

“ Che vergogna, in tutta la serata di ieri neanche un ciofecone da Sanremo!”

Via!

Scenografia e luci al potere, regia magistrale e ottimo manifesto tecnico della capacità produttiva Rai, mi ripeto, ma è fondamentale che sia per il futuro la base minima, non un eccezione, per prossimi programmi di livello che si realizzino “internamente” senza acquisto di format preconfezionati anche nelle scene.

Omaggio a Domenico Modugno che a Sanremo ci sta sempre, ma stavolta è legato alla promozione della imminente fiction su Rai1 con Beppe Fiorello.
Il fratello “serio” del Fiorello nazionale in verità si destreggia bene tra monologhi e medley musicali di canzoni oramai memoria storica della musica pop italiana.

Al termine si sfila la giacca azzurra che fu di Mimmo e la porge alla vedova del grande cantante pugliese.

Fazio allora presenta finalmente Luciana e…

Entra Bar!
Fazio la intervista e lei risponde “Balengo” (un po’ maldestramente ma simpaticamente doppiata da Luciana)

Ora entra la vera Littizzetto, e si vede, siparietto veloce e inizia la gara.

Un po’ a gradini anche questo inizio che dal fluido omaggio di Fiorello sembra grattare sul brecciolino di cose che, sì, fanno sorridere, ma muovono a piccoli strappi e inciampi.

Inizia la gara;

Modà

1° brano: Se Si Potesse Non Morire

Ho sempre pensato che fondamentalmente non avessero nulla di più di un primo Ranieri con le chitarre distorte. Canzoni troppo “Pausiniane” con atteggiamento rockettaro di copertina.

Poca varietà e la sensazione, dopo un paio di anni di carriera ufficiale, che cantino praticamente sempre la stessa canzone.

Stavolta molto più pianoforte che chitarra e nell’inciso di un sentore forte di “Vecchioni-Sanremo2011”, deve essere stato un trauma per loro…

Finisce la prima e durante l’annuncio del secondo pezzo, Checco chiede acqua e Beppe Fiorello, come un mediano di mischia, lancia dalla platea una bottiglia…

2° brano: Come L’Acqua Dentro
Inizia la canzone che è un plagio della prima nell’andatura e anche nella sequenza delle parole che appaiono un po’ a caso.
Non ciofeca Sanremese, ma neanche a livello di quelle ascoltate ieri.

Max Biaggi e Eleonora Pedron proclamano il passaggio di “Se Si Potesse Non Morire”

Simone Cristicchi

1° brano: Mi Manchi
Lui è uno sufficientemente strano da essere originale e sfiorare a tratti la genialità.
Se la sfida era quella di scrivere qualcosa di nuovo restando agganciato a stilemi classici del festival, la si può considerare vinta; motivetto semplice e filante con testo pregno di similitudini a volte ironiche e a volte poetiche, voce leggera leggera a volte dubitante sule note. Carina e resta in testa.
2° brano: La Prima Volta (che sono morto)
un brano che scivola veloce tra “Le Cose Che Abbiamo In Comune” e un medio Sergio Caputo.
Deve lavorare sulle dinamiche e se è evidente che rischi molto con testi e temi trattati, non altrettanto si può dire della parte musicale a volte troppo semplice e lineare, arrangiamenti e composizione da migliorare.
Credo che l’orecchio del pubblico premierà questa che ha anche un bel finale recitato.
Jessica Rossi, medaglia d’oro alle olimpiadi, annuncia l’effettiva promozione de “La Prima Volta (che sono morto)”

Carla Bruni arriva sul palco, Fazio fa il solito impacciato e svenevole maschio innamorato, Luciana la solita voce contro della donna punzecchiante, la Italiana che vuole essere francese l’antipatica e ciò le riesce molto bene.

Tutto diventa un po’ solito con gli ospiti. Se con i cantanti in gara, merito anche di molte formazioni e facce nuove, i brevi momenti di colloquio e presentazione sono comunque piacevoli, quando giunge l’ospite speciale tutto tende a “Pippobaudizzarsi” col rischio dello “spaghetti-maschitaliani-mare-canzoneitaliana” in agguato dietro ogni punto interrogativo delle domandine di Fabio.

Carla canta una canzone un po’ più suonata del singolo che la rese celebre anni fa, ma del tutto simile.

Io rimpiango quando, ospiti per ospiti, Fazio portò i REM live sul palco per tre brani e poche chiacchiere.

Siparietto Luciana-Carla: la voce un po’ tremolante della comica torinese lo scarso feeling-abitudine al gioco della francofona torinese non esaltano il pur simpatico momento che rimane un po’ seduto, come le protagoniste.

Ricomincia la gara

Malika Ayane
1° brano: Niente (di Giuliano “Negramaro” Sangiorgi)
inizia intensa e il Waltz del ritornello resta in testa, solo sembra un po’ involuta, avrebbe potuto esplodere e non intendo nei volumi, ma nelle direzioni melodiche, ma va bene, pezzo interessante.
2° brano: E Se Poi (sempre Sangiorgi)
Mi par che lei ci creda meno, il pezzo è leggermente più immediato del precedente, ma anche molto più classicamente festivaliero. Noto delle imprecisioni come se la cantante consigliasse inconsciamente al pubblico di votare la prima…
Stile: no è che ce ne hanno chieste due e allora…
NeriMarcorè-Alberto Angela delude le aspettative della cantante confermando che passa “E Se Poi”!

Sorvolo sull’inutile intervento di Bar, che doveva suonare la batteria, ma si vergogna e fa due battute contate…

 

Almamegretta
1° brano: Mamma Non Lo Sa
ReggaeDUB a Sanremo: il gruppo campano si presenta con Rais alla voce e con una canzone più ammorbidita nel linguaggio e nelle melodie ma sinceramente e genuinamente DUB.
L’effetto c’è, la canzone merita e l’impatto sonoro è da esportazione.
2° brano: Onda Che Vai (Zampaglione’s Bros)
Più melodica e evidentemente meno “almamegretta” della precedente, ma l’arrangiamento mi piace.
La band più Vittorio Cosma alla direzione sono una garanzia. Comunque Bravi
Io, e anche loro sembrano propendere per la prima.
Filippa Lagerback proclama la vittoria del DUB con evidente soddisfazione della band, passa “Mamma Non Lo Sa”.

 

La serata scorre via filante, ma un po’ floscetta rispetto alle attese probabilmente.

Bar Rafaeli è carina: la versione fisicata e carnosa di Valeria Mazza, ma… ‘nsomma…

Carla, a parte la somiglianza nella postura a Crudelia De Mon senza pelliccia… ‘nsomma…

La Lucianina è finora la vera superospite della sera, è efficace e fa ridere, essendo comunque capace nelle presentazioni, ma il fatto che si noti lei più del resto non so fino a che punto possa essere ritenuto positivo dagli autori.

Max Gazzè
1° brano: I Tuoi Maledettissimi Impegni
Lo stile scarsoarpeggiante delle sue melodie resta sull’inciso, canzone carina e personale, riconoscibile, le canzoni di Gazzé le fa solo Gazzé. Non è il salto di qualità della serata ma buon brano.
2° brano: Sotto Casa
Qui il ritmo si fa saltellante, il testo filastrocca alleggerisce l’aria e strizza l’occhio al Bersani cantante, senza similitudini armoniche o melodiche, solo di andatura. Nel ritornello però si affaccia la Carrà. Brivido lungo la schiena, ma l’atmosfera ironica e giocosa fa presa sulla gente.
La nazionale di fioretto medagliata alle olimpiadi scende simpatica dalle scale: la Errigo, la Salvatori e la anche campionessa individuale Elisa Di Francisca (favolosa, ma è una mia nota personale) annunciano promossa la seconda canzone: “Sotto Casa”.

Annalisa Scarone
1° brano: Scintille
Com’è carina sta ragazza, magari un po’ di tono muscolare alle gambe… ma ha un volto molto bello e una voce pulita.
Sembra parta asincrona con la musica, ma riprende bene e nulla si nota.
Il pezzo appare immediatamente come una decisa “de-defilippizzazione”, andamento molto melodico ma che si stacca da standard ritmico-melodici dritti, monotoni e prevedibili da talent-show.

Brava, stavolta ci sta!
2° brano: Non So Ballare
Qui invece si appoggia, anche per avere certezze statistiche, su una ballad assolutamente festivaliera e simile a molte produzioni di suoi colleghi legati da “sentimento di comunanza esperenziale con la moglie dell’anziano baffuto, noto conduttore, giornalista, autore romano”.
Carlo “Mastershef” Cracco scende dalla scala col suo caratteristico atteggiamento a metà tra il “che cacchio mi stai propinando” e il “non mi interessa” e proclama vincitrice “Scintille”.

Bar Rafaeli viene chiamata sul palco per presentare Asaf Avidan, ma poi lo chiama in scena Fabio.

Breve intervista e parte il brano in buona parte solo pianoforte e voce.
Istantaneamente leggo sul web battute sul nome “anagrammato” sulla voce “improbabile” e su ciò che alcuni cantanti nostrani potrebbero essere e che invece Asaf è!

Ma la differenza tra lui e i nostri, se non è di talento, impegno e cultura musicale, allora è di produzione, di guida artistica che non frena però la capacità creativa, ma la stimola, del coraggio di “fare la nuova musica” non eseguire similitudini musicali di altri.
Non vuol dire che sia il nuovo Mozart o chissà cosa, ma è un buon esempio di ragazzo-musicista che spara il suo primo colpo e fa centro, e non con un “tunz-tunz” da disco o un video “semi-porno alternativo” ma un intimista e potente brano voce piano e orchestra.
Piccola Perla in un mondo Ladygaga-Katyperryzzato.

Bravo

Cantautore 2.0

Elio e Le Storie Tese
1° brano: Dannati Forever
Si presentano vestiti da chierichetti con un capoccione smisurato e cantano una simpatica invettiva che nel tema incarna lo spirito di “In Prigione In Prigione” di Edoardo Bennato, nella musica è il solito insolito spiazzante brano di cambi armonico-ritmico-melodici di EELST che hanno la dote però di attaccarsi alla testa pur con la complessità strumentale che li caratterizza.
Risate e rispetto stimolano nel pubblico e nei presentatori che ancora sghignazzanti annunciano il secondo pezzo…
2° brano: La Canzone Mononota

Appena rivelato il titolo, mi si accende una lucetta in testa: vuoi vedere che…
Ebbene si, colpo di genio, uovo di Colombo: la band più simile a Frank Zappa che ci sia oggi in Europa lancia sul pubblico una canzone con un intro struggente fatto di una arzigogolata melodia di mille note fin quando l’illuminazione coglie Elio che inizia la canzone MONONOTA! Una lezione di cultura musicale, di composizione pop, di ironia e storia della canzone (“Jobim non ha avuto le palle non ci ha creduto fino in fondo, alla fine cambia” rifereddosi a “One Note Samba”) davvero con una nota sola nel canto cambiano accordi, ritmiche cori e voci solisti e arrangiamenti e alla fine terminano e in sala, tra i tecnici, sulle loro facce, sul web un solo coro: “Hanno già Vinto!”
Giacobbo, quello vero, annuncia che passa “La Canzone Mononota”

Ora la sfida è contro gli EELST, checchè ne dicano i protagonisti… ma si sa anche che molte volte consensi fragorosi non si sono poi rivelati tali nelle posizioni finali della gara Canora.

Fabio-PieroAngela-Fazio e Neri-AlbertoAngela-Marcoré ci regalano un bel pezzo di quark padre e figlio un po’ smorzato dalla ruggine imitativa di Fazio, ma la qualità di scrittura del pezzo c’è.

Iniziano i giovani.

Vi confesso che inizio dopo tanti anni a subire la lunghezza della gara, sapere che ancora 4 brani, per di più dei giovani che comunque vada hanno bisogno della massima attenzione, devono ancora essere cantati e giudicati mi stende!

Renzo Rubino con “Il Postino (amami uomo)”
Sinteticamente bella tosta, con un bel chorus doppiato dalla voce lirica, melodia presente ma anche impatto sonoro generale, buona prova e alza subito l’asticella.
Il Cile con “Le Parole Non Servono Più”
Più consueta della precedente, più rivolta ad un pubblico di teenager, under 25 , dritta ma interessante, non innovativa.
Irene Ghiotto con “Baciami?”
Inizia con ritmica caratterizzata da elementi elettro.pop, che qui sul palco dei fiori suonano avanguardia, ma restano piacevoli comunque. La canzone alterna momenti molto lineari con cambi improvvisi a gradini non perdendo orecchiabilità comunque, ma neanche stravolgendo il mondo della musica di domani.
Blastema con “Dietro L’Intima Ragione”
Rock che riecheggia gli anni ’90, ma da un gruppo giovane non si fatica ad aspettarsi influenze dell’ultima grande generazione di musicisti rock del periodo Grunge-Crossover, dunque per nulla sconvolto ascolto comunque un brano forte e convincente, non nelle mie corde, non un capolavoro, ma efficace.
Passano Renzo Rubino e Blastema.
Ecco!

Finale che torna su “Un Uomo In Frack” cantata con Beppe, Luciana, Fabio e il pubblico dell’Ariston che non appena Beppe esclama “bellissimo” avendo udito lo spontaneo coro, ammutisce!
Mah! Valli a capire questi qua.

In definitiva la serata non ha avuto imprevisti, ma neanche interventi di grande livello, lo stesso Marcoré è stato poco più di una piacevole e breve parentesi.
Fabio deve iniziare a capire che la parte dell’impacciato genuflesso è un modello abusato, può fare di più, se solo rivedesse Anima Mia o i suoi anni a “Quelli che…”: durante quelle trasmissioni la sua conduzione era molto più pungente e variegata, guadagnandosi onori che ancora oggi può spendere, ma è ora di ricaricare!
Le canzoni confermando la media nettamente più elevata degli ultimi anni, hanno sofferto qualche brano sanremese in più promosso dallo scellerato pubblico votante, rispetto alla serata di ieri.
Su in alto s stagliano gli Elio e Le Storie Tese, seguiti dal sound di Almamegretta e dalla piacevole canzoncina di Annalisa.
Cristicchi e Malika sono stati derubati dal televoto del loro brano migliore.
Gazzé forse aiutato, l’altra piaceva più a lui, ma la immediata presa sul pubblico ci dona la certezza di un cambio di ritmo in più per domani e forse un piazzamento migliore per lui.
Modà… mah! Ripetitivi, una valeva l’altra.
La regia, le luci e le scenografie a volte hanno davvero emozionato, il teatro si colora e scalda delle note e degli avvenimenti, abbraccia gli eventi, non li sovrasta mai.

Il colpo d’occhio dalla tv è semplicemente Bello!

Ciao, a domani

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About Claudio Salvini

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Claudio “Nighty” Salvini nasce… come tutti! Questo gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che potesse venire al mondo come gli altri terrestri! Passa gran parte della sua vita a mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università. Successivamente, con una spiazzante mossa da esemplare italico di homo sapiens (una raccomandazione), conquista un posto in fabbrica come operaio generico. Non contento della insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua presunta intelligenza… L’Animatore Turistico! Purtroppo l’istinto di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità. Si è autoprodotto in tre libri: Racconti e Frammenti, (Montedit 2005), Noi!…æ (vincitore narrativa “Il Camaleonte” 2006), Se Rinasco Suono il Basso; scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it), accompagnando tutto con la colonna sonora dei suoi 1400 album di musica (da 1 Giant Leap a Zero Db, in rigoroso ordine alfabetico). Subisce da sempre gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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