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Sanremo 2013 | Quarta serata #senzafiltro

Intro Black & White, voce fuoricampo retrò che annuncia Luciana.
Si ode un “Balengo!”

Sul palco ora sono Fabio e Litizzetto e iniziano un amabile, anche se non originalissimo dialogo sulla tristezza di base cronica dei testi e i titoli dei primi festival.

Io penso che dovremmo iniziare ad “elaborare il lutto” e cancellare dalla memoria artistica quelle canzonacce che tanto hanno contribuito a mantenerci anni dietro alle rivoluzioni musicali popolari Anglosassoni, Americane e anche francesi…

Eliminare una volta per tutte quella ipocrita tendenza al “bel canto” sterile, senza contenuti, con grida intonatissime senza passione, imitabili da qualunque iper-laringo-trofico privo di talento e spesso anche di impegno e passione…
Eliminare gli abusi dei vibrati nel canto come i trilli del musicista classico che non sa improvvisare né scavare una melodia e riempie le pause e le note lunghe di arpeggi inutili.
Acquistare una varietà espressiva più ampia che contempli tutto lo spettro stilistico che il miglior pop mondiale ha saputo toccare e che ci permetta di inventare, dopo 200 anni da Verdi, uno stile prima di qualche cafoncello inglese.

Basti pensare che mentre il Festival e le vendite discografiche innalzavano sull’olimpo dell’arte canora Nilla Pizzi, in altre parti del mondo la musica popolare erano Duke Ellington, Billie Holiday, Gershwin…

… …

Oggi i campioni, fuori dalla gara per un giorno, interpreteranno canzoni appartenenti alla storia del festival in modo spero originale, attualizzandole, facendo far loro un viaggio nel tempo, oppure rendendole il più possibile come erano, facendolo fare a noi invece un salto indietro…

Si apre, a questo punto, in anticipo su tutto ciò che seguirà una riflessione su cosa è reinterpretare, riarrangiare e rivoluzionare un pezzo oppure eseguirlo, esserne fedele.
Innanzitutto si può essere fedeli ad un brano pur stravolgendolo perché se si coglie l’anima profonda e si cambiano accordi e ritmica è come se si esplodesse la composizione originale in una sua successiva canzone-figlia.
In linea di massima in ogni parte del mondo reinterpretare una canzone vuol dire accettare una sfida con un brano solitamente famoso e sacro e giocare con le note, gli strumenti, esporre ciò che il brano ha sempre generato dentro e portarlo in musica: la canzone suonata come se la dovessi ridisegnare e dedicare alla canzone e l’autore stessi…

Un altissimo gioco professionale e artistico.
Non è una garanzia anti ciofeca, ma è l’accettazione automatica del risultato come una delle infinite possibilità di scoprire un altro capolavoro.
In Italia il popolino ignorante (nel senso proprio di ignoranza per assenza di varietà musicale da parte di media, assenza formativa scolastica etc. etc.) e i giornalisti di settore dannosi e limitati, che solitamente scrivono e cercano e comunicano solo cose che vanno loro a genio(ciò vuol dire che anche in 30 anni di carriera non ampliano vedute e conoscenze “altre”, trasmettono e impongono una monocultura sciocca e ridicola), ritengono una buona rivisitazione una canzone cantata tale e quale all’originale, se possibile con le stesse smorfie e intonazioni, magari anche lo stesso look, così, per sentirsi fermi in eterno in una bolla fuori dalla realtà e lontana anni luce dall’arte e la creatività.
Gli stessi personaggi però non mancano di osannare qualunque rivoluzione musicale o riarrangiamento temerario di standard che avvenisse in un posto qualsiasi aldilà dell’arco alpino.
Sentirli osannare i Grammy Awards:

una manifestazione che è riuscita a premiare come miglior disco “latino” Laura Pausini con un Cd di pop totalmente anglosassone se non per la traduzione in spagnolo per il mercato argentino;

una manifestazione che è fatta praticamente di scenografie e luci “sparate a duemila” intorno ad un leggìo di fattezze improbabili e di una sequenza di buste lette e premi ritirati intervallati da esibizioni secche, a volte live, sfoggio di grandi scene e costumi, ma frutto solo di grandi budget, non certo la créme della creatività USA che è dentro i club, nelle università, nelle sale prova e nei teatri.
E sentirli poi affannarsi a scannare qualunque cosa venga proposta a Sanremo citando la solita frase “solo noi abbiamo una cosa simile”.

Bene ripartiamo da qui: Solo noi l’abbiamo un festival musicale che propone (o agognerebbe proporre, perché non sempre ci si riesce, anzi quasi mai) artisti di livello con brani nuovi e inediti che sfidano il pubblico in un paio di ascolti e sentono l’immediata presa della loro creazione.
Bene, Solo noi l’abbiamo e invece di lamentarci, minacciare di cancellarlo, sprecare energie per soffocarlo di battute sterili, provare a dare una direzione nuova, di crescita, di livello sempre maggiore che porti i grandi ad aver voglia sempre si proporre un pezzo a Sanremo…
IO mi diverto a scartavetrare strafalcioni o canzoni a mio parere impresentabili e a volte anche quelle carine, a cercare peli in uova ben pulite, divertirmi a “perculare” l’artista sul palco…

ma un minimo di equilibrio, di confronto con cos’è la satira, la comicità, lo scherno comunicativo ed esaltante concetti qualitativi ci vuole.
Staccarsi dal mero svilire, insultare e manifestare con fragore la propria ignoranza musicale e artistica, convinti del contrario, proponendola invece come una sorta di nuova coscienza critica intellettuale.
Se non comprendi una musica, un testo, se non conosci o non hai mai ascoltato, per gusti personali, stili e modi diversi di suonare e interpretare una canzone, beh il problema è tuo, non dell’artista.
Se fai di mestiere il giornalista, il critico musicale, il divulgatore, beh è un dovere affrontare con neutralità e curiosità le forme musicali che meno avvicini istintivamente così da poterne parlare e diffonderne i significati e le caratteristiche.
Solo allora potrai sì prendere in giro una voce caratteristica, un atteggiamento gigione, un arrangiamento estremo, ma avendolo riconosciuto e avendo la proprietà di linguaggio e conoscenze per unire alla battuta il giusto valore dell’esibizione.

Iniziano le esibizioni per Sanremo Story.

Malika Ayane presenta con una piccola coreografia “Cosa Metto nel Caffè”: arrangiamento moderno, ma legato alla versione originale non ne sposta metrica e accordi, colora con flauto e ritmica il pezzo. Carino.
Daniele Silvestri, commosso e vicino al testo della canzone, canta “Piazza Grande”, rifacendola proprio uguale, semplice, seduto sul palco, con un filo di voce e va bene così. Saluto a Lucio!
Annalisa, accompagnata da Emma canta “Per Elisa” e qui sovrasta la più nota amica che appare oramai ferma alle modalità espressive “ringhiate” tardo “Nanniniane”, mentre la Rossa è elastica, graffia e ammorbidisce intonazione e modulazione della voce ed è intonatissima. La versione è molto più rock e tirata, fatta così sembra giustificare la vittoria di anni fa che in realtà, prima di revisionismi legati alla stessa malattia che ci fa ancora sognare Nico Fidenco, apparve controversa, ma era il momento in cui Battiato(l’autore) lo avrebbero premiato anche per uno sbadiglio.
Marta Sui Tubi con Antonella Ruggiero ci donano una “Nessuno” dapprima lentissima e delicatissima, testimoniando una certa familiarità con le dinamiche sonore del gruppo indie-rock e la classe immutata di Antonella, e poi velocizza tantissimo in uno swing a 2000 facendo battere i piedini persino alla prima fila Gilettiana della platea!
Anche qui sul web si scatenano perché “non si può fare così questa canzone”! Ma perché c’è una legge costituzionale a riguardo?
A mio parere invece hanno rischiato addirittura troppo poco, rivisitare è ri-vi-si-ta-re… rifare giocare, vabbe’…
Raphael Gualazzi seduto al suo pianoforte attacca “Luce” di Elisa con un bell’ostinato 6/8 in stile All Blues versione del live “My Funny Valentine” di Miles Davis. Il pezzo cresce come un bolero e lancia un solo di piano tirato, energico e centrifugante l’atmosfera per poi tornare al tema e chiudere tra gli applausi.
Ma gli “esperti sul web “ sparano neanche avessero ascoltato cantare l’inno italiano con le pernacchie dell’ascella a Italian’s Got talent… strano perché invece ad Elisa è piaciuta tanto… ‘gnuranti ecco cosa siete!

Modà e Adriano Pennino rendono una versione muscolare nella voce e pulita nei suoni di “Io Che Non Vivo”.
Bella canzone e buona interpretazione che non aggiunge nulla però.
Simone Cristicchi, un po’ come Daniele Silvestri, cantando “Canzone Per Te” di Sergio Endrigo lo fa con una voce fine e indecisa, dando il senso di ciò che era la delicatezza e la sensibilità, spesso confusa con la tristezza, di Sergio… anche questo è un modo: rischiare la stecca o di essere presi in giro per la potenza della voce per rendere un sentimento celato dietro parole in metrica incollate ad uno spartito.
Simona Molinari e Peter Cincotti, accompagnati dalla splendida Gibson di Franco Cerri ci regalano una versione in bianconero di “Tua”, facendoci sedere ad un tavolino di un locale sulla 52° strada.
Maria Nazionale e Mauro Di Domenico trasformano in canzone napoletana “Perdere L’Amore”, forse involontariamente, nel senso che Maria canta solo così: vibrato e vocali infinite e modulate…
Marco Mengoni tira fuori dalle sue immense e spesso incontrollate capacità vocali e interpretative “Ciao Amore” di Tenco in un modo magistrale, una forza totale tanto che si commuove e alla fine del pezzo ha la voce strozzata. Bravo, ecco fai in modo che ti accada sempre e sei sulla buona strada.
Qui si interrompe la scaletta per scoprire la statua dedicata a Mike Bongiorno, che come la mettete la mettete, ha inventato la televisione italiana, e l’ha scritta in buona parte fino a una ventina di anni fa!
Ricomincia la Serata Sanremo Story con Elio e Le Storie Tese e Rocco Siffredi che con un parlato di quest’ultimo ci regalano “Con Un Bacio Piccolissimo” con la band mascherata da mini musicisti con mini strumenti “VERI” e cambi ritmici e arricchimenti solistici pregevoli .
Max Gazzè, divertente nella mìse, ci canta in una versione poco più che da karaoke “Ma Che Freddo Fa”
Arriva Pippo Baudo sul palco, standing ovation per Mr. Sanremo, è doveroso.

Caciarone, scoordinato con i conduttori, accavalla la voce agli altri, scherza, bacia Lucianina per vendicarsi di Fabio…
Poi giochino delle differenze tra Lui e Fazio e poi, premiato dalla città ligure, saluta divertito e divertente.

Chiara canta “Almeno tu Nell’Universo”, compito improbo per una ragazza che ha poca vita per dare intensità ad un brano cantato da Mimì… ma lei “non complica il pane” e pulita pulita ne viene fuori…
Vi sollevo dal leggere la sequenza di “vilipendio di cadavere” , “lesa maestà” (reato ridicolo da inserire nelle battute anche dove “sua maestà” esiste davvero) etc etc… che scorrevano a fiumi su Twitter.
Almamegretta, James Senese, Clementino e Coleman, si divertono molto su “Il ragazzo della Via Gluk”. Qualche stento in avvio del brano, ma poi la sonorità del brano è corposa, bella voce del cantante, stentato il rapper, potente e graffiante il vecchi leone di Napoli Centrale!
Ora arriva, acclamatissimo Bollani, e qui l’ipocrisia e il provincialismo dei più si rivela di nuovo, perché tutti quelli che avevano gridato al sacrilegio contro Gualazzi per aver stravolto la canzoncina di Elisa (manco fosse concerto al chiaro di luna di Beethoven), osannano Bollani che suona un bellissimo brano Brasiliano, “stravolgendolo” al piano, e poco dopo, non appena raccolto 5 titoli pop dal pubblico, li mescola, li confonde e li lascia riemergere qua e là in un lungo solo di piano jazz: fenomeno!!!
Unanimità di consensi e applausi meritatissimi… (come mai poco prima non avevano accettato una versione ben più riconoscibile del medley, molto ritmica in waltz come interpretazione dispari dello slow funk originale da parte del cantante Marchigiano? Semplice ignoranza e ottusità!)

La Gara giovani inizia ora, i cantanti non danno molto di più della prima sera, anzi tutti sono un po’ al di sotto di ciò che hanno fatto vedere, tranne la bella Sarda che invece è ancor più centrata e appassionata di ieri.

Mentre si raccolgono voti e idee il festival ci regala Caetano Veloso:
seduto con la chitarra sulle gambe suona e canta con un filo di voce una canzone che ha tutti gli echi della grande nazione amazzonica. Ci sento le influenze che hanno ispirato il miglior Pino Daniele di Annare’, le aderenze con Jobim e sorvolo sul microfono posizionato male e sul “gain” bassino.

Fabio e Caetano poi premiano per il miglior testo “Il Cile”.
L’esibizione del cantautore Brasiliano si chiude con Bollani al pianoforte intonando una memorabile versione di “Come Prima Più di Prima”

Premio della critica a Renzo Rubino
Vince la categoria Giovani Antonio Maggio.

Buona notte e…
Rivisitate, reinterpretate la vostra musica… la vita.

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About Claudio Salvini

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Claudio “Nighty” Salvini nasce… come tutti! Questo gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che potesse venire al mondo come gli altri terrestri! Passa gran parte della sua vita a mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università. Successivamente, con una spiazzante mossa da esemplare italico di homo sapiens (una raccomandazione), conquista un posto in fabbrica come operaio generico. Non contento della insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua presunta intelligenza… L’Animatore Turistico! Purtroppo l’istinto di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità. Si è autoprodotto in tre libri: Racconti e Frammenti, (Montedit 2005), Noi!…æ (vincitore narrativa “Il Camaleonte” 2006), Se Rinasco Suono il Basso; scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it), accompagnando tutto con la colonna sonora dei suoi 1400 album di musica (da 1 Giant Leap a Zero Db, in rigoroso ordine alfabetico). Subisce da sempre gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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