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Premio Tenco 2015: una locomotiva lanciata a bomba su Sanremo

Si è svolta a Sanremo, dal 22 al 24 ottobre, la 39a edizione della Rassegna della canzone d’autore. Una edizione dal titolo Fra la via Aurelia e il West, interamente dedicata a Francesco Guccini, che vi ha partecipato per tutti e tre i giorni con sguardi tra lo spaesato, l’imbarazzato e il divertito, un po’ come quando si organizza una festa a sorpresa per un amico.

Perché quella del Premio Tenco non è stata una celebrazione – lo stesso Guccini ha continuato a ripetere ovunque di essere felicemente vivo – ma la festa ad un amico che mancava da un po’. Un amico che dalla prima edizione organizzata da Amilcare Rambaldi non solo ha partecipato, ma ha contribuito a crearne lo spirito, quell’arte dell’incontro che è la cifra della Rassegna, il senso stesso della sua esistenza. Perché il Tenco è una comunità di persone che amano la musica, quella di qualità, un luogo di scambio, di certezze, di possibilità, di incontri appunto e ancora di ricerca, di calore, di conoscenza e di ri-conoscenza. E chi pensava di trovarsi quest’anno di fronte alla commemorazione del tempo che fu, il ritrovo dei quattro amici al bar intenti a ricordare i bei tempi andati con un fiasco di vino, ha sbagliato clamorosamente (anche se di vino ce n’era in abbondanza eh, specie nell’Infermeria dell’Ariston che ha visto il ritorno del suo Primario).

Perché questa grande festa è stata un tripudio di suoni e di parole, un arrangiamento alla Pippo Barzizza – che del Club Tenco è stato uno dei primi sostenitori – per una manifestazione che ha mostrato di essere più viva che mai.

Per i numeri innanzitutto: Ariston pieno la sera, le iniziative all’ora dell’aperitivo, al quartiere della Pigna, stracolme di gente; gli appuntamenti mattutini e pomeridiani gremiti di persone e non solo alla presenza del Guccio. Forse anche per merito della sede – nuova di zecca – che il Club si è dato nella vecchia stazione di Sanremo, di fronte al mare, in un ottobre caldo e quasi estivo (ma meglio non ricordarlo agli impiegati comunali della Riviera…).

Per l’entusiasmo dei partecipanti: i soliti indefessi volontari del Club, i giornalisti assonnati accorsi tra un treno, un aereo, una focaccia di Recco e una sardenaira, e poi gli operatori culturali, i numerosi festival locali gemellati, i soci appassionati e qualche raccoglitore di castagne vagamente scontento (ma questa è un’altra storia).

Per la musica soprattutto: ce n’era per tutti i gusti, per tutti i palati, per tutte le età. Tutti hanno fatto il loro omaggio a Guccini, innanzitutto, e alcuni in questo si sono davvero impegnati. Pensiamo per esempio – durante la prima serata – a Il pensionato interpretato da uno straordinario John De Leo, che è stato tra l’altro protagonista di uno dei set più potenti della rassegna: impressionanti le sue doti vocali e la maestrìa dei suoi musicisti. Pensiamo anche all’esecuzione felice di Stelle da parte di Cristina Donà. Ricordiamo che la Donà era a Sanremo come vincitrice della Targa Tenco alla migliore canzone: Il senso delle cose, ex aequo con Pacifico e Samuele Bersani per Le storie che non conosci. Bersani, purtroppo senza voce, ha affidato il set al solo Pacifico che si è ben difeso interpretando Gli artisti nell’ultima serata.

Ma andiamo con ordine e torniamo alla prima sera che ha visto anche la consegna della targa all’opera primaLa Scapigliatura: due fratelli dalle pettinature ordinate e invidiabili a cui – malgrado sia passato qualche giorno – non riusciamo a perdonare il pezzo Le donne degli altri con tanto di ballerine sul palco. Ok, era una festa, ma qualcuno dica loro che hanno sbagliato manifestazione musicale. Sì: la località è sempre Sanremo, ma quella adatta alle ballerine e al pop si svolge in genere in febbraio.

Roberto-Vecchioni-Premio-Tenco-630x421Comunque a chiudere a un certo punto è arrivato Roberto Vecchioni, con la solita, immancabile classe. In realtà non abbiamo ben capito la scelta di declamare Bisanzio invece di cantarla. Ma Vecchioni ha detto una grande verità: Il Tenco è il contrario di Bisanzio.

E passiamo alla seconda serata, che è stata di grande impatto e qualità. Davvero emozionante la rilettura gucciniana da parte dell’ Orchestra sinfonica di Sanremo, diretta da Vince Tempera, con tre pezzi: Radici, Canzone quasi d’amore e Cirano . Una vera rivelazione è stata la cantante Vanessa Tagliabue Yorke: una voce perfetta e potente che ha davvero fatto venire giù il teatro.

Bobo Rondelli subito dopo ci ha regalato una Avvelenata impeccabile e soprattutto una canzone dedicata a sua madre, recentemente scomparsa, che da sola valeva il costo del viaggio fino in Riviera. A deliziarci con la sua chitarra è poi stato il Premio Tenco per i suoni della canzone Armando Corsi. (Premio Tenco per il miglior artista è andato alla cantante inglese Jacqui McShee; Premio Tenco all’operatore culturale al grande disegnatore Guido De Maria; il riconoscimento è stato consegnato dall’amico di una vita Francesco Guccini, durante la prima serata).

Subito dopo Corsi è salito sul palco, con la sua bella e inconfondibile voce, Mauro Ermanno Giovanardi, vincitore della Targa Tenco per il miglior album dell’anno; è stato molto bravo in particolare a convincerci che Dio è morto

Personalmente sono rimasta meno convinta dalla rilettura de Il vecchio e il bambino da parte di Carmen Consoli, artista a cui da sempre riconosco le grandi doti musicali e l’impegno autorale; il disco di quest’anno è davvero di buon livello ma non riesco a trovare sintonia con la sua voce e il suo modo di interpretare.

È invece musica per le mie orecchie quella dei Têtes de bois, che hanno aperto la serata di sabato, ricevendo la Targa come migliori interpreti, grazie all’album Extra, omaggio a Léo Ferré: una vittoria per manifesta superiorità nei confronti degli altri concorrenti, che pure gareggiavano con signori dischi (basti pensare a Musica Nuda, ad Alice, allo stesso Diodato); ai Têtes e ad Andrea Satta, in particolare, la Canzone delle domande consuete calzava a pennello.

Bellissima la rilettura de La ballata degli annegati da parte di Cesare Basile, vincitore della Targa come miglior disco in dialetto e coinvolgente e di grande impatto il suo sound, grazie soprattutto agli straordinari musicisti.

Copia-di-manifesto-1-tenco-guccini_2015-679x960La più originale rilettura appartiene però all’Autogrill del cantautore canadese Bocephus King; il suo set è stata adrenalina pura, scossa per tutta la platea: una forza della natura, tra l’altro instancabile anche nell’aftershow.

E poi è stata la volta del giovane Giovanni Truppi, vincitore del Premio Imaie; è salito sul palco immenso dell’Ariston, solo con la sua chitarra elettrica e la sua figura esile e stralunata. E da quella chitarra, dalla sua voce potente e dalla sua scrittura geniale è riuscito a tirare fuori l’incredibile.

È rimasto chiaramente impressionato anche il tappabuchi, l’esilarante Paolo Migone alle prese con sua moglie, con gli aerei e con l’Ikea.

A chiudere la rassegna i musicisti di Guccini riuniti in gruppo: un finale tutto dedicato al Guccio che dopo è salito sul palco a salutare: ha raccontato di come aprì la prima rassegna cantando La Locomotiva per ben due volte e gli sembrava giusto che si chiudesse sempre con la locomotiva… la stessa che campeggiava nella deliziosa scenografia del palco.

La locomotiva che è stata presente ogni momento nei nostri pensieri. La locomotiva di Guccini, certo; la locomotiva di un Paese in crisi morale culturale economica e sociale, la locomotiva di un Club che malgrado la crisi non solo sopravvive ma si reinventa ogni anno e crea magia incontro e cultura.

La locomotiva di chi resiste:

… a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ingiustizia.

 

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