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Premio Tenco 2011 – Prima serata

di Fabio Antonelli
Lo scarso pubblico in sala, segno forse della crisi forse del fatto di aver coraggiosamente puntato a nomi nuovi validi ma poco conosciuti, un primo colpo di scena lo ha avuto, quando a sipario aperto, s’è trovato di fronte la “scenografia” o meglio la “non scenografia” di questo Premio Tenco 2011. L’assenza di scenografia era, in effetti, già stata annunciata nei giorni precedenti, coerentemente con la scelta di realizzare comunque tre serate in omaggio al compianto Amilcare Rambaldi, anche se alla presenza dei forti tagli economici imposti, ma quel che ha colpito tutti è stata la totale assenza anche della quinta di fondo. Dalla platea si potevano così vedere direttamente le vetrate che danno sull’esterno, le uscite di sicurezza, le saracinesche, persino i caloriferi e gli estintori alle pareti. Un’idea originale di Michelangelo Ricci che, col supporto di un sapiente disegno luci, ha incantato gli spettatori. Segno evidente che la creatività può anche sopperire alla mancanza di fondi e che di necessità si può far virtù. A mancare però, non è stata solo la scenografia, ma anche l’abituale sigla iniziale, la canzone “Lontano lontano” di Luigi Tenco che ogni anno era affidata a un artista diverso.
Il secondo colpo di scena di questa prima serata è stato poi la presentazione di un brano inedito di Fabrizio De Andrè, intitolato ”Le onde del sonno”. E’ stato Vittorio De Scalzi a cantarlo, ricordando Pepi Morgia, storico collaboratore sia di De Andrè sia del Premio Tenco, scomparso nelle scorse settimane. Si tratta di un testo che De Andrè aveva regalato anni fa, con dedica, proprio a Pepi Morgia, scritto su di un tovagliolo di carta nel corso di una cena particolarmente alcolica dopo un concerto a Vienna negli anni Ottanta. Morgia qualche mese fa lo aveva affidato per musicarlo appunto a De Scalzi, che lo inserirà nel suo prossimo album.
A rompere ufficialmente il ghiaccio tocca, invece, a Marco Parente, artista napoletano, che si presenta sul palco affiancato dalla sua band composta da Andrea Angelucci al basso, Andrea Allulli al piano e tastiera, Emanuele Maniscalco alla batteria e Glauco Salvo alla chitarra. Autore prolifico, che ha alle spalle ben sette album (l’ultimo intitolato “La riproduzione dei fiori”) più tre libri, presenta in suoi brani ma, forse perché il pubblico non è ancora entrato nel clima giusto, forse perché non perfettamente a suo agio sul palco, non riesce a fornire una prova davvero convincente e anche il pubblico sembra congedarlo un po’ freddamente.
Ben diversa è l’accoglienza che riceve al suo ingresso sul palco, in veste di “tappabuchi”, il cantautore, attore di cinema e teatro, nonché scrittore calabrese Peppe Voltarelli, che in un attimo riesce a coinvolgere il pubblico nei suoi stralunati monologhi, improvvisazioni che ruoteranno tutta la serata intorno alla figura dell’autore “uomo solo” come lo definirà nei numerosi interventi, creando dei veri e propri tormentoni. Si affida in fondo a una comicità carica di umanità, stralunata quanto folle, esilarante. Da applausi a scena aperta!
Così, è quasi difficile riprendere con la musica alla sua prima uscita di scena, ci pensa però il duo delle Iotatòla (nome che deriva dall’espressione, usata abitualmente dalla piccola figlia di un’amica comune, ossia “io da sola”), nato dall’incontro artistico delle trentenni palermitane Serena Ganci, cantante e percussionista di chiara impronta jazz e Simona Norato, autrice e polistrumentista di matrice rock, già vincitrici dell’edizione 2010 di Musicultura con il brano “Addio”. Qui presentano un bel set di canzoni tratte dal loro disco d’esordio “Divento viola”, più precisamente “Ho smesso di amarti”, “Il principe azzurro”, “Salvatore”, “Giuralo Mario”, canzoni che riescono ad accattivarsi il pubblico. Davvero un’annata eccezionale per queste due giovani artiste.
Giunge il momento di un altro gruppo mai giunto sul palco del Tenco, ma d’indubbio valore, si tratta dei Fabularasa, band barese nata dall’incontro di musicisti di estrazione diversa, che hanno voluto intraprendere questo nuovo progetto piuttosto distante dai loro singoli percorsi, senza per questo voler fare tabula rasa dei propri trascorsi, da qui l’origine del loro strano nome. Il gruppo è formato da Luca Basso voce (ma anche paroliere), Vito Ottolino alle chitarre, Poldo Sebastiani al basso elettrico e loop station, Giuseppe Berlen alla batteria e percussioni. Per l’occasione presentano tre brani, “Una giornata serena”, “Lontano amore” e “Fiorile”, tratti dal loro primo e per ora unico album “En plein air” e ricevono lunghissimi applausi, segno che la musica di qualità riesce comunque a riscaldare i pur pochi presenti.
Ecco poi, l’assegnazione della Prima Targa Tenco, quella per il “Migliore album in dialetto” e a riceverla è la splendida Patrizia Laquidara e il gruppo degli Hotel Riff per il loro disco “Il Canto dell’Anguana”, che ha portato alla ribalta il dialetto alto-vicentino (la Laquidara seppure di origini siciliane, vive ormai da anni a Vicenza) attraverso un lavoro di grandissimo spessore, ispirato appunto all’Anguana mitica figura d’acqua, mezza donna e mezza pesce che si dice abitasse le grotte, gli anfratti, le piccole ampolle d’acqua e che fosse a volte malefica altre volte benevola. Patrizia ha una bellissima voce e sa muoversi sul palco (rigorosamente a piedi scalzi com’è sua consuetudine) con grande maestria, il pubblico resta così incantato dalle canzoni proposte, la suggestiva “L’acqua fioria”, “Tiketetanda” introdotta dal canto popolare “La bela la va al mare” cantato a cappella dalle Canterine del Feo, “L’anima se desfa” e la conclusiva “La Tita Tata”, che vede all’opera ancora una volta le applauditissime Canterine del Feo. Splendida in ogni suo gesto, imperdibile! Targa meritatissima.
Finalmente la serata sembra aver preso quota ed è la volta di un’altra Targa Tenco quella per la “Migliore opera prima”, assegnata quest’anno al cantautore spezzino Cristiano Angelini per il suo disco “L’ombra della Mosca” che però, prima di proporre la propria musica è chiamato a omaggiare, in questa prima serata, l’indimenticato Georges Brassens di cui quest’anno ricorrono i novant’anni dalla nascita e i trent’anni dalla sua morte. Eccolo quindi, nella veste d’interprete, proporre “Cupidon s’en fout” nella traduzione in italiano di Giuseppe Avanzino. Poi, sempre accompagnato da Marco Spiccio al pianoforte, Matteo Nauhm alla chitarra, Federico Bagnasco al contrabbasso e Daviano Rotella alla batteria, propone il primo dei brani “La polvere dei guai”, scritto con Vittorio De Scalzi e si può ben dire che mai titolo fu più profetico. Appena iniziato il brano, succede, infatti, il finimondo, un guasto ai mixer scatena l’inferno fino al completo blackout e il povero Angelini si trova per quasi dieci minuti senza sapere se poter ricominciare a suonare o attendere ancora, ma in questo frangente dimostra ottime doti d’intrattenitore e a lui andrebbe anche una Targa al coraggio dimostrato nel reggere la situazione e soprattutto nel riprendere saldamente in mano il timone nel presentare i successivi brani anche in presenza di una situazione fonica non ottimale, perché per risolvere il guasto, si era dovuti ricorrere a un azzeramento totale dei settaggi effettuati duranti i check-sound. “Il profumo del canto” e “L’ombra della mosca”, per la quale è chiamato sul palco il cantautore genovese Max Manfredi in veste d’interprete, reggono bene anche le intemperie sonore…
Purtroppo, a risentire di questo guaio audio è anche il successivo artista, il “commodoro” Vinicio Capossela, com’è soprannominato affettuosamente da Antonio Silva, chiamato sul palco per terminare la serata e ritirare la sua terza Targa Tenco come “Migliore album in assoluto” con il suo immenso, quanto ardito “Marinai, Profeti e Balene”. Vinicio nel ritirarla ci scherza su, “ma quando avrò un’automobile?” poi, pur sapendo che dovrà affrontare un set impegnativo e non nelle condizioni migliori, visti i guasti occorsi ai mixer, onora con grande professionalità la propria presenza. Peccato davvero perché in condizioni ottimali, con la presenza di Greg Cohen, il grande contrabbassista presente in diversi brani del disco, di otto elementi del Coro degli Apocrifi diretto da Stefano Nanni, del grandissimo Francesco Arcuri alla sega musicale e campionatori, il risultato complessivo sarebbe dovuto essere ancor più straordinario. La scaletta ha comunque visto susseguirsi canzoni coinvolgenti come “Billy Budd”, “Dimmi Tiresia”, “Lord Jim”, “I fuochi fatui”, fino al sentito omaggio a Enzo del Re, con il suo “Canto dei naviganti”. Marinaio insuperabile, Vinicio si dimostra capace di vincere anche gli elementi avversi.

Link
Sito ufficiale di Vittorio De Scalzi: www.vittoriodescalzi.com
Sito ufficiale di Marco Parente: www.marcoparente.it
Sito ufficiale delle Iotatola: www.facebook.com/pages/Iotatola-Serena-Ganci-Simona-Norato/152764644743243?sk=info
Sito ufficiale dei Fabularasa: www.fabularasa.eu
Sito ufficiale di Patrizia Laquidara: www.patrizialaquidara.it
Sito ufficiale di Cristiano Angelini: it-it.facebook.com/people/Cristiano-Angelini/1549942663
Sito ufficiale di Vinicio Capossela: www.viniciocapossela.it
Sito ufficiale di Peppe Voltarelli: www.peppevoltarelli.it

 

 

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About Fabio Antonelli

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Bio: Scrivo occasionalmente recensioni ed articoli per il portale di musica La Brigata Lolli e "L'isola che non c'era". Dal 2007 fino ad oggi collaboro con: Estatica - Enciclopedia della Musica Italiana. (progetto di Fabrizio Pucci) MB sito dedicato al Rock ed alla musica d'autore (progetto di Maurizio Bianchimano) Collettivo Parini (Un promontorio della cultura, una cultura del promontorio) "Gocce di noi"Rivista bimestrale di poesia e non solo, liberamente scaricabile dal sito Gocce di Poesia. Il Tonnuto (Giornalino musicale online dagli amici di Cabiate) Ho collaborato con il Pub Chic & Freak di Menaggio (CO) curandone la programmazione musicale. Da circa un anno curo la crescita artististica del cantautore comasco LELECOMPLICI. Dal 2010 entra a far parte della giuria che assegna le Targhe Tenco e.mail: fabioantonelli1967@libero.it Fabio su Facebook:

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