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Premio d’Aponte. Un brindisi a Bianca, con amore.

Di Elisabetta Malantrucco

Dominique Fidanza, in arte Sighanda, si aggiudica la dodicesima edizione del Premio Bianca d’Aponte, con un elegante brano cantato in siculo-francese: L’aciddruzzo; il Premio della Critica invece va alla romana Agnese Valle, con Cambia il vento. Menzione per il miglior testo a Clarissa Vichi con Un fiore, per la composizione a Giovanna Dazzi (Orione) e per l’interpretazione a Chiara Minaldi, con Un’anima.

Questa la cronaca essenziale della gara che ogni anno si svolge nel Teatro Cimarosa di Aversa, sotto gli occhi attenti e teneri del Patron Gaetano d’Aponte, di sua moglie Giovanna, dell’instancabile e appassionato Gennaro Gatto e della bella Associazione Bianca d’Aponte che – va ricordato – è in attività tutto l’anno, tra incontri e concerti.

Vale la pena sottolineare che questo concorso nasce proprio per incoraggiare la musica d’autore al femminile. Diceva d’Aponte sabato notte – quando qualche superstite ancora resisteva fuori all’Albergo Del Sole, tra una sigaretta stanca e la digestione delle tradizionali mozzarelle di bufala – che alla fine avrebbe voluto premiare tutte le partecipanti, perché quello che conta in definitiva non è la vittoria di una targa o di una borsa di studio, ma il momento, la condivisione, la possibilità. Ricordiamo infatti che le dieci finaliste (Ilaria D’Amore, Giovanna Dazzi, Marta Delfino, Gabriella Martinelli, Chiara Minaldi, Nicoletta Noè, Veronica Punzo, Sighanda, Agnese Valle, Clarissa Vichi) hanno avuto la possibilità di esibirsi per due sere davanti ad una giuria tecnica di addetti ai lavori, di musicisti e di critici di altissimo livello. Hanno avuto la chance di incontrare, scambiare, acquisire informazioni, orientarsi, studiare.

Sono molti i Festival ormai attivi in giro per l’Italia. Sono piccoli ma pieni di buone intenzioni. C’è molto fermento intorno alla musica. Lo percepiscono gli addetti ai lavori, lo si sente nell’aria. Però il Premio D’Aponte ha qualcosa dentro di unico e speciale; non di gratuito: di generoso. Di grato.

Gli artisti che si esibiscono sono gioiosi e composti sul palco, quelli che non si esibiscono ma convergono intorno all’evento sono costruttivi e fanno squadra.

Tra fritti, rosticcerie, galli cedroni, risate e disegni, oltre alle dieci cantautrici agguerrite ma piene di grazia (con un paio di eccezioni, o forse solo una), sotto la conduzione di Steven Forti – giunto da Barcellona dove normalmente si occupa di presentare il Bianca d’Aponte Internazionale (organizzato da Cose di Amilcare) – e Antonio Silva – storico presentatore del Premio Tenco – abbiamo visto sfilare sul palco il direttore artistico del Premio Fausto Mesolella e poi Giuseppe Anastasi, Bungaro, Patrizia Cirulli (Premio “Musica della Poesia”), Giorgia Del Mese, la vincitrice dello scorso anno Irene Ghiotto, Mauro Ermanno Giovanardi, Vera Gotschall, i Letti Sfatti, Fausta Vetere e Corrado Sfogli (straordinari nella Gatta Cenerentola), Peppe Voltarelli e ancora Mariella Nava, Kaballà, la russa Elena Frolova (Premio Bianca d’Aponte internazionale), Vittorio De Scalzi, la madrina Irene Grandi e un monumentale Fausto Cigliano a cui la platea ha tributato una standing ovation. Cigliano in particolare ha interpretato uno dei rari brani scritti in napoletano da Bianca d’Aponte (Nenia a Sora Morte), la giovane cantautrice di Aversa a cui è intitolato il Premio.

E di Bianca non è facile parlare su un articolo che nasce per essere letto anche da chi non c’era; ci è riuscita a modo suo la cantautrice e clarinettista Agnese Valle, vincitrice – come già accennato – di un meritatissimo Premio della critica, con le sue parole affidate a un post di facebook, ma che immaginiamo accompagnate dal suo ospitale e caldo strumento musicale. Gliele rubiamo nel finale, confidando nel suo perdono, perché in realtà si tratta di un furto d’amore:

Santo il vino che ci fa volere a tutti un po’ più bene e che a volte annebbia la mente.
Credo nello scambio di energia, quella giusta. Nell’emotività che passa e non paralizza.
Nelle dichiarazioni d’amore gioiose, felici, anche quando il nostro interlocutore è troppo lontano per poterci rispondere.

Così si è conclusa questa dodicesima edizione, con un brindisi festoso a Bianca.

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