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Pierluigi (PIJI) Siciliani – La canzone jazzata

La canzone jazzata – L’italia che canta sotto le stelle del jazz

Il jazz è probabilmente il linguaggio musicale più importante del Novecento. La canzone è un’arte che sempre nello scorso secolo ha maturato una forma espressiva autonoma, diversa dalla poesia, diversa dalla musica. Entrambe le espressioni artistiche sono state in numerosi casi oggetto di studio in Italia. Ma separatamente. Esiste una vasta saggistica dedicata al jazz ed altrettanto si può riscontrare circa la canzone italiana e questo tipo di letteratura è senza dubbio utile per la conoscenza, la comprensione e, soprattutto, per la legittimazione di queste “storie” all’interno della cultura italiana. Questo libro vuole inserirsi in tale direzione, cercando di valutare però il connubio avvenuto nel nostro paese tra queste due fondamentali risorse culturali, di cui solo nell’ultima parte del secolo passato si è incominciata a considerare l’importanza, ma di cui non è stato ancora abbastanza analizzato l’incontro, iniziato negli anni Venti del Novecento e ancora oggi molto vivace. In particolare, questa trattazione ha l’ambizioso obiettivo di essere una prima codificazione sistematica circa l’influenza che la nascita e la crescita del jazz ha avuto sulla storia della canzone italiana, creando un sottoinsieme artistico preciso, quasi un “filone” dai contorni labili ma visibili che incomincia ad essere ottuagenario e che pure sembra vivere in questi anni una nuova giovinezza. La sua storia parte con Giovanni D’Anzi, Vittorio Mascheroni, Pippo Barzizza, Gorni Kramer, Natalino Otto, Alberto Rabagliati, il Trio Lescano, passa per il Quartetto Cetra, Fred Buscaglione, Renato Carosone, Nicola Arigliano, Bruno Martino e arriva a Paolo Conte, Sergio Caputo, Pino Daniele. Oggi, grazie anche ad un riposizionamento del jazz all’interno della cultura italiana, sembra esserci un nuovo fiorire di questa “scuola” che ha trovato negli ultimi quindici anni epigoni dal grande spessore come Sergio Cammariere, Vinicio Capossela, Giorgio Conte, Paolo Belli, Gianmaria Testa, Ivan Segreto, Claudio “Greg” Gregori, Amalia Grè, Lu Colombo, senza dimenticare tutta quella che è stata la risposta che il jazz ha invece avuto dalla nostra canzone, della quale è sicuramente emblematica la figura di Stefano Bollani. Sono solo alcuni dei grandi percorsi di canzone italiana che hanno vissuto sotto la stella del jazz, generando perle di rara bellezza in formato cantabile. È un libro di parte, questo, fazioso, come si dice. Dalla parte della canzone ovviamente e dalla parte del jazz, che in numerose occasioni ha permesso alla prima di rendersi “moderna”, “avanti” coi tempi, magari guardando sostanzialmente al passato. E se per canzone intendiamo, come credo dovremmo, l’indissolubile legame tra testo e musica in cui l’uno dev’essere funzionale all’altra e viceversa senza che le due metà possano mai slegarsi, allora quella che noi definiamo “canzone jazzata” è stata negli anni sempre sinonimo di grande canzone italiana, e non soltanto per la presenza in essa di grandi musiche e grandi testi, ma soprattutto proprio per la dote che ha avuto di non essere mera giustapposizione di parole e note, quanto di riuscire a rendersi continuamente intreccio creativo. Ed è un libro dalla parte della musica nelle canzoni, non perché credo che essa sia più importante del testo, bensì perché troppo spesso è stata in qualche modo dequalificata se non addirittura snobbata. Credo che l’analisi contemporanea della canzone italiana, così come forse buona parte della fruizione di essa, sia stata finora troppo sbilanciata dalla parte della parola nella canzone, creando strane conseguenze come una facilmente riscontrabile confusione tra musica, canzone e poesia. Pensiamo a quando, dei grandi cantautori, si dice che siano stati degli straordinari poeti: è una contraddizione in termini, a meno che non si voglia intendere che sapessero scrivere meglio le parole che le note, cosa che per fortuna non sempre è avvenuta. Insomma credo che per riconsegnare alla canzone la giusta dignità artistica, servano altrettante analisi “controbilancianti” o, quanto meno, che provino a prendere in esame entrambe le metà di cui è costituita l’arte della canzone, pena continuare a considerare e a far considerare la canzone come un qualcosa di inferiore alla letteratura e alla musica. Se si vuole poi analizzare come il jazz abbia influenzato la canzone, questo tipo di approccio bifronte è chiaramente obbligatorio e, nonostante un libro per la sua natura visiva e non uditiva sia propenso a narrare di parole più che di musica, spero di essere riuscito, almeno in parte, a tradurre in scrittura la natura jazzistica di talune poetiche (musicali e letterarie), di taluni personaggi, di talune opere. Per far questo ho provato a riportare in questo volume sia un aspetto “compilativo” e di ricerca, per il quale ho rintracciato la presenza di canzone jazzata in fonti discografiche e bibliografiche, sia un aspetto maggiormente “sperimentale”, provando ad analizzare le ricorrenze stilistiche presenti in testi e musiche della canzone di jazz in Italia e a chiarire il più possibile la nozione di “canzone jazzata” che ho cercato di introdurre. Concludendo, vorrei mettere subito sul piatto una delle varie tesi che simboleggiano la direzione di questo libro, ovvero l’idea secondo la quale la data di nascita di quella che definiamo canzone d’autore o canzone d’arte potrebbe essere ripensata e spostata indietro nel tempo. Certo, non si vuole qui dimenticare che il 31 gennaio 1958, giorno in cui Domenico Modugno trionfò al Festival di Sanremo con la più che rivoluzionaria Nel blu dipinto di blu, è la data simbolica dell’inizio di una canzone moderna, diversa nell’uso della lingua italiana e più asciutta nel modello interpretativo. Non si vuole certo sminuire l’importanza che il grande Mimmo nazionale ha avuto nel lanciare un modo di fare canzone decisamente nuovo e nell’accelerare il processo di svecchiamento linguistico che continueranno a compiere i “genovesi” negli anni successivi. E non si vuole nemmeno ridimensionare la funzione che Modugno ebbe per agevolare l’ingresso nel mondo della canzone italiana della figura del “cantautore”. Si vuole tuttavia ricordare che personaggi come Natalino Otto, Odoardo Spadaro, Rodolfo De Angelis, Renato Carosone, Fred Buscaglione, Virgilio Savona, Tata Giacobetti, Lelio Luttazzi e tanti altri (tra cui i non jazzati Petrolini e Gill, ad esempio) erano già qualcosa che si avvicinava di moltissimo a ciò che intendiamo oggi per canzone d’autore, anche se il termine cantautore ancora non esisteva. Ma soprattutto che, se dal punto di vista letterario e interpretativo Modugno ha probabilmente fatto davvero la rivoluzione della canzone, dal punto di vista musicale i “nostri” della canzone jazzata degli anni ’30 e ’40 si erano spinti molto, ma molto più avanti…

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Segue un videoclip di Pierluigi Siciliani (Piji)

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About Alessandro Calzetta

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Bio: Alessandro Calzetta (Roma, 1971), creatore e direttore del magazine www.bravonline.it è un appassionato di canzone d'autore, grafico pubblicitario (www.grafichemeccaniche.it) e webdesigner di professione (www.alessandrocalzetta.it). E' un componente del gruppo d'ascolto del The Place di Roma. Fa parte della giuria che assegna, ogni anno, le Targhe Tenco. e.mail: info@alessandrocalzetta.it Alessandro su Facebook:

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