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MODENA CITY RAMBLERS “¡Viva la vida, muera la muerte!”

 

 

 

 

 

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Coerenza e un po’ meno di presunzione, ecco l’ultimo album dei Modena City Ramblers. Il tentativo forse troppo azzardato di un concept album con il precedente “Radio Rebelde” porta il gruppo per un’altra strada, piuttosto diversa. Un album sincero, che si dà uno sguardo attorno, pescando diversamente nel tempo e nello spazio. C’è l’Italia dei potenti, quella dei mafiosi e quella degli immigrati, ci sono i maya messicani, niños e anche i vangeli apocrifi. Ad essere sinceri, ciò che manca – ed è un peccato se si pensa ai lavori meno vicini del gruppo – è un’accurata ricerca musicale: abbandonati quasi del tutto i riferimenti alla tradizione celtica, continua in alcuni tratti una strada più rockeggiante che a volte sfocia nello ska, pur ripescando spunti melodici e arrangiamenti delicati qui e là. I testi, scritti senz’altro con passione, talvolta sono un po’ ruffiani: pensiamo soprattutto a “I cento passi”, dedica a Peppino Impastato e all’omonimo film su di lui, o ad “Altri mondi” (“another world is possible / un otro mondo es posible”). L’album si apre con “Viva la vida”, che ripete uno slogan dei maya (“viva la vida, muera la muerte”) ed è una canzone che prende: senza eccessive pretese, riflette la sfiducia verso i piani alti e la speranza riposta in sè stessi – “non è più tempo dei moderati / sempre fermi al centro senza voglia di cambiare”. Di buono c’è la delicata “Ramblers blues” e soprattutto “Ebano”, una perla proprio come la “perla nera”, donna africana protagonista della canzone. Ci sono finalmente due canzoni in dialetto – “Al fiomm” e “La fòla ed la sira” – che offrono una musicalità degna del gruppo, con tutti i collegamenti alla tradizione popolare. Da notare “Il testamento di Tito” di De Andrè che, a dirla tutta, è una versione da dimenticare: soffre di monotonia, ed è cantata senza il giusto peso. Ciò che, però, resta di questo album è una splendida “El presidente”, la vicenda di Berlusconi cantata con sarcasmo come la canterebbe lui: “Non dovete usare leggi contro El Presidente / le minacce di un complotto vanno prese seriamente”, “El Presidente lo sai / vede, provvede e non sbaglia mai”, che sfocia in un finale esaltante che elenca tutte le professioni di cui è capace il presidente, ricordando un po’ il finto giocattolo Berlusconi-Transformer che proponeva Serena Dandini con la sua squadra qualche anno fa, in televisione. Complessivamente l’album non è davvero niente male, ma dai Modena City Ramblers ci si può aspettare molto di più.

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About Antonio Piccolo

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Antonio Piccolo (Napoli, 1987) è un critico e uno studioso di canzone d'autore, oltre che attore e regista di teatro. È membro della giuria del Premio Tenco; fa parte della redazione musical-letteraria del Premio Lunezia. Ha collaborato alla stesura del "Dizionario completo della canzone italiana" (Giunti, 2006), ai volumi "Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo" (Rizzoli, 2007) e "Nudi di canzone. Navigando tra i generi della canzone italiana" (Zona, 2010). Per la Bastogi ha pubblicato nel 2007 il saggio "La storia siamo noi. Francesco De Gregori".

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