Home / Musica Altra / Mezzani con l’Overdrive in stand by. Intervista ai Malkovic

Mezzani con l’Overdrive in stand by. Intervista ai Malkovic

A cura di Andrea Frangi
Qualche tempo fa è uscito “Buena Sosta”, l’EP dei Malkovic, un bel concentrato di chitarre anche se a volte
Giovanni ammette di lasciare l’overdrive spento. Beh, a noi di Indie Zone è piaciuto parecchio e aspettiamo
che arrivino altre novità, che siano da un parcheggio al -5 o da qualche altra sala prove dove si trovano
questi ragazzoni che fanno la spola tra Milano e il Lago di Iseo.
Ho scoperto da te che ho assistito al vostro primissimo concerto, se non erro nel lontano inverno del
2014, in un locale della nebbiosa Brianza, l’1e35Circa di Cantù. Mi sbaglio? Mi sono perso qualcosa nel
frattempo? Adesso chi sono i Malkovic?
15 febbraio 2015! Beh sono ormai quasi quattro anni che esistiamo, se esistesse un asilo dei musicisti
staremmo per diventare mezzani. È rischioso chiedermi di riassumere tre anni e mezzo di vita in una
risposta breve quindi niente abbiamo fatto i nostri primi passi nel mondo, registrato un eppì di quattro
pezzi e girato un poco, suonato in posti belli, poi Elia ha deciso di lasciare i Malkovic perché la vita a volte
richiede dei passi grandi e delle scelte dolorose, quindi abbiamo registrato le nuove canzoni che avevamo
scritto con lui e ci abbiamo fatto un secondo eppì, quello uscito a maggio 2018, che è stato un eppì di
passaggio, perché alle nostre spalle nel frattempo è arrivato Simone che ci ha abbastanza rivoluzionati,
crediamo in positivo, ma poi non siamo noi che dobbiamo giudicare il risultato (cioè non totalmente ecco).
E niente è stato un ribaltamento importante e decisivo, a cui è seguito un periodo in cui abbiamo scritto
tantissimo e a luglio abbiamo registrato dieci pezzi che probabilmente usciranno l’anno prossimo. Poi boh
io nel frattempo ho preso una laurea triennale e poi una recentissima magistrale e in questi mesi sono a
Londra a servire il turbocapitalismo in cambio di qualche conoscenza di lingua inglese, Fabio ha un lavoro
ormai da tempo, ha sempre i capelli più belli del mondo e ci fa sempre dei video bellissimi e Simone fa il
dentista ed è anche molto bravo, nonché un ragazzo a modo e decisamente attraente. Stiamo bene dai.
Buena Sosta mi piace moltissimo, anche se magari uno che non vi conosce si aspetta un disco di cumbia
argentina da un titolo così. Come mai questo titolo?
Perché per circa un anno, prima di tornare a provare in una nostra vecchia sala prove, ci trovavamo in un
box al piano -5 di un parcheggio sotterraneo in centro a Milano. Ogni volta, all’entrata, un simpaticissimo
smile con un occhiolino ci augurava una “buona sosta” e a forza di vederlo, prova dopo prova, mi sono
accorto, scherzando con gli altri, che il tema della permanenza delle cose stava permeando tutte le canzoni,
per varie cose che mi sono successe, dando una sorta di involontaria linea guida al progetto di quello che
poi è stato l’eppì. Lo spagnolo (non credo che sia traducibile tra l’altro) è che fondamentalmente siamo dei
cazzoni, anche se un disco di cumbia rimane il punto di arrivo della nostra “carriera” musicale. Ci stiamo
lavorando.

Sia il disco omonimo che questo nuovo sono dei concentrati, Buena Sosta sono cinque brani, scelta in
linea rispetto a certe uscite di nicchia, spesso HC. Come mai una scelta del genere?
In realtà è uscito così. L’idea iniziale era di fare un disco ma poi quando Elia ha deciso di andarsene abbiamo
dovuto ridimensionare tutti i progetti e quindi abbiamo deciso di registrare gli ultimi pezzi scritti con lui più
Chitarrina alla fine. Chitarrina è il primo pezzo in assoluto scritto da me e Elia agli inizi, è totalmente
strumentale ed è stata la canzone con cui abbiamo aperto tutti i concerti della nostra breve esistenza fino a
quando è arrivato Simone. Adesso la strumentale iniziale è cambiata e, tra l’altro, sarà la prima canzone del
nuovo (e primo nostro) disco. Chitarrina abbiamo deciso ufficialmente di non suonarla mai più, ma ci
rimaniamo molto affezionati, ha un certo valore per noi.

Avete organizzato una serata dedicata ai Verdena con Muori Delay, che tipo di debito vi sentite di avere
nei loro confronti?
Primo punto di riferimento nel vostro percorso musicale? Sembra ci sia effettivamente una certa
influenza nel primo disco, mentre nel secondo spicca maggiormente la vostra maturità e personalità.
Rispetto a questa (almeno alle mie orecchie) ingluenza, una cosa che ho apprezzato in un tempo di synth,
pad e campionamenti del vostro disco è la fiducia verso le chitarre “rock”. E’ difficile trovare chi ci
scommette ancora riuscendo a produrre qualcosa di originale (vedi Verdena, Gazebo, FYBC, Cosmetic)
tipo voi. Hai citato tutti nomi che ci hanno formato (tranne per Simone che non se li è mai cagati). La questione dei
Verdena è strana, nel senso che tutti ovviamente ci paragonano a loro (a volte solo perché abbiamo delle
chitarre grosse e cantiamo in Italiano), e a noi fa piacere (anche perché molti lo dicono per insultarci), però
se devo essere sincero non sono il primo punto di riferimento. Le serate-tributo che io ho fatto in solitaria
sono semplicemente una cosa che mi hanno chiesto di fare e io ho provato a cimentarmici, ed è stato
interessante ma non è assolutamente la mia dimensione, non amo suonare solo canzoni di altri, infatti poi
ci buttavo dentro tre o quattro pezzi nostri. Poi il suono che mi è sempre piaciuto e a cui man mano cerco di
dare forma è molto simile a quello dei Verdena ma non cerchiamo di emulare nessuno, anzi. L’arrivo di Boss
credo che abbia dato una svolta decisiva alla nostra musica. Sono pochi i pezzi in cui “pestiamo” e siamo
diventati molto più attenti alla nostra sonorità, tant’è che in molti pezzi non accendo nemmeno l’overdrive,
e può far ridere ma per me non è scontato ecco. Credo che si avrà modo di sentirlo nel nuovo disco; i pochi
che hanno ascoltato provini e primi mix grezzi sono rimasti straniati, ma in positivo, almeno questo è quello
che ci hanno detto.

Per quanto riguarda le “chitarre” credo che ognuno debba seguire le proprie
inclinazioni senza sforzarsi di rientrare in un canone. A noi è venuto tutto naturale, le chitarre ci piacciono e
riusciamo a esprimerci e a trovare la nostra dimensione così, punto, non c’è alcuna crociata per il rock, non
siamo assolutamente i tizi che si atteggiano da rockstar, oppure semplicemente siamo delle rockstar
educate. Con Elia, in passato, ci sono stati mesi in cui abbiamo provato a suonare con un po’ di drum
machine e synth, ma appena ci siamo accorti che non stava girando abbiamo lasciato tutto, perché ci
importa molto di più arrivare dove vogliamo arrivare, senza bisogno di questi compromessi, perché quando
sono forzati si sente subito e la musica non mente da questo punto di vista. Detto questo, se in futuro
inseriremo qualcos’altro ben venga, a tutti e tre piace molto sperimentare, e in questo per esempio i
Verdena sono molto bravi e sono una buona fonte di ispirazione.

I prossimi appuntamenti: dove vi vedremo live?
Necessariamente saranno nel 2019, perché come detto prima attualmente sono a Londra, e chi di dovere (il
nostro bravissimo Davide Magni, nostro official fonico nonché chitarrista del nostro gruppo preferito, La
Macchina di Von Neumann) adesso sta mixando i pezzi. Ci vorrà un po’ di tempo, ma senza fretta arriviamo.
Le aspettative adesso quali sono?
Non abbiamo mai troppe aspettative, però abbiamo registrato dieci pezzi che ci piacciono molto e la nostra
dimensione migliore, non so poi cosa ne pensi la gente, è sicuramente quella live e ti posso giurare che un
po’ di strada dal 15 febbraio 2015 ne abbiamo fatta. Quindi speriamo di portare in giro il disco il più
possibile, poi vedremo.

News in Pictures

Featured Video