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Maria Antonietta – Sassi (La Tempesta, 2014)

A due anni dall’esordio in italiano – il primo disco, Marie Antoinette Wants To Suck Your Young Blood, autoprodotto nel 2010, era infatti cantato in inglese – la ragazza “con la chitarra e litri di sangue versato” presenta il suo nuovo lavoro: stavolta si fregia del marchio La Tempesta, che le ha concesso il più assoluto controllo sul suo prodotto artistico; cosa che non è avvenuta, evidentemente, con l’album prodotto da Dario Brunori (alias Brunori SAS). La cantautrice pesarese sostiene che questo disco sia veramente uno specchio di sé. Forse è per questo che dalla foto distorta della precedente copertina, con quattro Marie a far capolino dagli angoli, si passa ora a un suo semplice primo piano su sfondo bianco. Forse è per questo che ad accoglierci, nell’universo sonoro dell’album, c’è solo la sua voce, quasi ci trovassimo faccia a faccia con lei (“Galassie”).

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L’idea che questo lavoro sia da considerarsi, nella sua carriera, una pietra miliare, presso cui sostare per tirare le prime somme e in attesa di ripartire, è contenuta nella stessa citazione dal libro biblico dell’Ecclesiaste che dà il titolo al disco: “C’è un tempo per lanciare i sassi, un tempo per raccoglierli […] Il mio è arrivato oggi” (“Abbracci”). Rispetto al primo album, permangono le immagini spirituali che la caratterizzano (“Diavolo”), mentre non domina incontrastata l’immagine della ragazza punk e battagliera che cavalca batterie in 2/4 e chitarre distorte – allora latente anche in pezzi acustici come “Questa è la mia festa”. O meglio: battagliera lo rimane sempre, ma la forma musicale è più variegata, con tendenza a tempi medi e suoni pianistici. L’eredità punkeggiante però non si è dissipata: il suo retaggio è vivo e vegeto soprattutto in “Ossa”, singolo-antipasto, assalto sia musicale sia verbale (“Ma Dio ha creato l’universo infinito / Dev’essere che calcolava anche lo spazio / Che serve a quelli come te”).
La sua voce suona più rilassata rispetto all’esordio, e forse anche per questo più comprensibile; “Molto presto”, l’intimo congedo del disco, è esemplare in tal senso, e mostra una ragazza che, se affrontando le avversità si professa spavaldamente “bella e intelligente” (“Ossa”), guardandosi ora allo specchio non può che pensare “Io se fossi intelligente / Accetterei tutto senza difficoltà”. Un segnale di come qualcosa sia cambiato. Ai posteri – o al famigerato terzo album – l’ardua sentenza.

Carlo Senna

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About Carlo Senna

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Curriculum Laurea magistrale in “Letteratura e lingua. Studi italiani ed europei” conseguita presso Università “La Sapienza” di Roma, a. a. 2012-13, con 110/110 e lode. Giornalista di cronaca bianca, politica, musicale e sportiva, e vignettista presso “ZEUS – Luca Leonardi editore”, dal 2008 al 2010. In corso: Master in Giornalismo e Critica musicale con Ezio Guaitamacchi, presso CPM Milano. Selezionato, in qualità di cantautore, tra i semifinalisti di Musicultura 2014. Conoscenza della lingua inglese – livello professionale. Breve presentazione personale: Ho un background prettamente letterario, musicale e artistico. Sono autore di poesie, racconti e canzoni, che interpreto in prima persona sul palcoscenico. Nell’era del download digitale ascolto – con attenzione – e colleziono dischi. A livello critico, scrivo principalmente di musica e di letteratura.

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