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La psichedelia secondo i Winstons: Intervista

A nostro parere non hanno alcun bisogno di presentazioni, ma per chi ancora non lo sapesse The Winstons è un power trio di fuoriclasse composto da Enrico Gabrielli (polistrumentista fondatore dei Calibro 35, Mariposa, Afterhours, già in tour con PJ Harvey), Roberto Dell’Era (bassista degli Afterhours e solista) e Lino Gitto (batterista degli Ufo). Il loro omonimo disco d’esordio (2016) è piccolo capolavoro di psichedelia mescolata al prog e alle atmosfere lisergiche degli anni 60-70. Abbiamo fatto una breve chiacchiarata con loro in occasione dell’Albori Music Festival di Sulzano (Brescia).

 

Una domanda che sorge spontanea e che ho sempre voluto farvi: perché non avete una chitarra “di ruolo”?

Ogni tanto capita che qualche amico ci chieda: “Posso unirmi ai Winstons con la chitarra?”. Noi rispondiamo sempre di no. Soltanto Giovanni Ferrario è venuto qualche volta come ospite, ma sono stati casi isolati. Per noi funziona così.

E non vi manca?

Durante il concerto no, dopo sì (ridono). Su un paio di pezzi in realtà la suoniamo, però a dodici corde. La formazione in trio, per assurdo, ci permette di compensarci bene, riusciamo a riprenderci con fluidità. La chitarra è uno strumento strano, perché è molto netto e ti costringe a una disciplina maggiore, invece con gli strumenti che abbiamo siamo molto più “aperti”.

Parliamo del vostro genere. Ditemi quali sono le vostre band di riferimento del mondo psichedelico del passato e quelle invece del presente.

Per quanto riguarda il passato i Gong e forse i Soft Machine del primo periodo. Come gruppi attuali possiamo citare i Goat e i The Claypool Lennon Delirium. E poi ci sono musicisti magari non direttamente etichettati come psichedelici, ad esempio Jack White, che continua nel tempo a sperimentare sulla scrittura e sul suono, utilizzando macchine antichissime, ma in modo modernissimo.

In generale, comunque, la psichedelia affonda le sue radici nel passato…

Diciamo che il mondo psichedelico ha le sue radici nel modo di vivere e di sopravvivere delle persone. E quindi se è vero che la psichedelia ha a che fare con l’alterazione della psiche, con o senza droghe, significa che può seguire una linea conduttrice continua. In un certo senso la psichedelia oggi può esistere anche in altre forme, con certa elettronica ha preso altre strade, però la cosa che ci contraddistingue è che noi facciamo parte di quella generazione un po’ matura di persone che suonano strumenti manuali, mentre adesso tanto lavoro viene fatto sui sample, sul computer. Questa è un’epoca molto legata al “non suonare”, è un’epoca di ascolto diverso, adesso un ragazzo di 18 anni non si compra una chitarra, ma un computer. Il primo approccio con la musica è computerizzato, terminalizzato. Noi invece facciamo quello che facciamo non per fare “museo”, ma perché abbiamo un Dna che ci porta a fare questo. E siamo abbastanza sicuri che questa cosa non morirà mai. Gli strumenti sono testati in 60-70 anni di storia e sono molto più longevi di un computer, non c’è nulla da fare.

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