Home / Interviste / Intervista a Claudio Lolli, il Maestro

Intervista a Claudio Lolli, il Maestro

[pullquote_left]«La bellezza salverà il mondo.»[/pullquote_left]

È passato poco più di un mese da un concerto che rimarrà scolpito, nella mia mente e nel mio cuore, per sempre: il concerto di Claudio Lolli, tenutosi all’Auditorium di Roma lo scorso 6 aprile.

Nel frattempo, in testa, mi ha rincorso ossessivamente un celebre pensiero di Fëdor Dostoevskij: «La bellezza salverà il mondo». Perché questo è il motto che più e meglio s’addice a Claudio Lolli, un uomo che non ha svenduto se stesso all’ ‘industria culturale’ ed ha fatto veramente sua la  ferma convinzione socratica secondo cui la dignità vale di più della vita stessa.

Il live di Roma, per la ricchezza delle sue riflessioni e delle sue emozioni, è molto difficile da descrivere, un live ove si sono magnificamente fuse fra loro musica e pensiero, canzone e poesia. Le parole, a volte recitate, di Lolli si sono infatti “sposate” con il sax di Nicola Alesini, la cui musica tagliente pare voler scavare una voragine dentro ciascuno di noi, e con la chitarra di Paolo Capodacqua, che sembra invece suonare dentro un’intera orchestra, dentro un oceano di mille chitarre.

Musica, ma anche parole, poiché Lolli ha parlato tanto ed ha invitato tutti a riflettere sulla complessità della storia, sulla finitudine della vita, sulla parola stuprata e manipolata dal potere. Un concerto che mi ha lasciato la singolare sensazione di ritrovarmi, con gli stessi presenti, in una comunità, in un gruppo solidale di Compagni e di ‘zingari felici’. Ma è stato un concerto che mi ha regalato, soprattutto, un’intervista a Lolli, che decido oggi di pubblicare parzialmente per i lettori di “Bravo!”.

Imposto inizialmente la mia intervista dandogli del “Lei”, ma Lolli mi prega caldamente di dargli del “tu”. Comincio, in maniera un po’ diversa dal solito, prendendo le mosse da Lolli in quanto uomo di scuola ed educatore e così gli chiedo: tu, che sei stato un grande narratore, cosa hai raccontato ai tuoi ragazzi? E qual è la tua idea complessiva di scuola e di educazione? La scuola è stata per me di grande importanza. I ragazzi sono sempre stati con me meravigliosi e mi hanno insegnato, e dato, molto. Tanto per dire mi hanno insegnato a comunicare. Io ero una persona timidissima (nel profondo lo sono ancora) ma, come sai, tenere desta l’attenzione per cinque ore davanti a degli adolescenti ti pone davanti ad un bivio: o riesci ad interessarli o puoi anche scomparire dalla faccia della terra con tutta l’ignominia che questo ti comporta. Annesso senso di colpa. Così ho capito che era necessario alternare momenti seri e profondi con qualche momento di sdrammatizzazione. Li ho fatti ridere molto, anche durante le lezioni di latino. Dopo la risata erano tornati lì, nuovamente disponibili a prestarmi un po’ d’attenzione. Memorabile fu cominciare “I Sepolcri” il 2 novembre….Io credo anche che giudichiamo questi ragazzi con troppo anticipo e troppa sufficienza come se la “nostra” generazione fosse stata assai migliore. Tu forse sei troppo giovane per seguirmi, ma non ho mai sopportato, nei miei colleghi, questa pretesa di superiorità aprioristica. Ricordo una volta un meraviglioso ex partigiano che dubbioso mi chiese: “Ma tu hai fatto la Resistenza?”, ed io: “Sono nato nel 1950, non è colpa mia”. Non facciamo lo stesso errore, avevamo una comunità che ci dava molto, loro ne hanno una diversa, fatta non di corpi effettivi, ma di smagliate esistenze virtuali. Ma sanno gestirsele. Questa agorà immaginaria, sanno gestirla. Hanno la stessa disperazione, la stessa confusione, ma soprattutto hanno lo stesso desiderio di essere felici. Solo che loro devono essere felici per forza (ti ricordi Gaber? – mi chiede ) e, quando non ce la fanno, fanno finta. Questo, secondo me, in questa scuola fasulla, fatta di test, una scuola che è soltanto un esamificio piuttosto che un’agenzia educativa, pochi professori lo capiscono. E pochi professori fanno gli insegnanti, nel senso latino di lasciare il segno. Ricordo una collega che, al primo consiglio di classe – ottobre – di una classe prima, riguardo ad uno studente disse: “Questo non ce la fa, è da bocciare.” Ad Ottobre! Non so quale forza divina mi abbia trattenuto dal non spaccarle la faccia…

Gli espongo, allora, alcune mie perplessità su questa agorà virtuale/immaginaria, spesso una falsa agorà senza alcun colore politico, che provoca piuttosto una dipendenza alienante e fa trionfare ‘la società dello spettacolo’ di debordiana memoria. Riconosce, in effetti, la necessità di una seria educazione a questo, ma nel contempo afferma come sia impossibile e vano tornare indietro. In particolare, non condivide la mia idea relativa all’assenza di un colore politico e sostiene convintamente: Sono pieno di arcobaleni e non riesco più a giudicare in base ad un colore, anzi mi rifiuto di farlo.   

Si finisce in breve sul terreno della politica, dove mi piacerebbe porgli innumerevoli domande, ma mi limito a questo: cosa ne pensi della “Sinistra” di oggi? E c’è un’idea forte che, secondo te, la Sinistra dovrebbe oggigiorno ridestare?La sinistra….Mah. quella che c’è in Italia oggi non mi sembra più credibile. Né  quella tradizionale: i vari Bersani, Cuperlo, D’Alema e soci (ed a questo punto mi consiglia di leggere il bel saggio di Mauro Calise: “Fuorigioco. La sinistra contro i suoi leader”) né quella finto-radicale-alternativa, con l’eccezione forse di Vendola, che infiamma e sfiamma ogni quindici giorni con i vari “No…qualsiasi cosa”. La sinistra…bestia strana ed invecchiata, autoconservativa ed autoreferenziale che mi pare non abbia più un’idea di futuro, né un’utopia, né un  progetto. Molto difficile, e superiore alle mie capacità, anche definire in se stesso il concetto di “sinistra”. Forse Bobbio non basta più…Mi confessa, poi, di non vedere del tutto di malocchio il tentativo di Renzi (sebbene – aggiunge – si potrebbe distruggere dialetticamente in pochi secondi) di dare un movimento alla situazione. Quieta non movere. Ma forse – conclude – siamo arrivati al nimis quieta movere.

Continuiamo su Renzi per un po’, mi dice di non temere alcuna deriva autoritaria e di essere, però, stanco di una “Sinistra”, che è sempre più una pattuglia di disperati che si aggrappa alla propria feroce identità.  Poi afferma che ai “suoi” tempi fare politica era un po’ come fare l’amore e questo mi/ci permette di voltare pagina e di passare ad un altro grande tema: l’amore, il tema centrale del suo ultimo libro “Lettere matrimoniali”. Gli domando: oggi assistiamo ad un’esplosione terribile di violenza (non necessariamente col sangue), che fa sorgere una forte esigenza di ‘educazione sentimentale’: come intende Claudio Lolli questa educazione sentimentale? – L’amore…almeno è qualcosa di vero, di profondo, a volte irrazionale, che però ti costringe a stare al mondo, a soffrire del mondo e a gioirne. Oggi è quasi vietato e quasi obbligato, nei suoi modi voyeuristici e consumistici. E forse ogni contatto vero con la realtà, anche doloroso, (il dolore – ci tiene a puntualizzare – credo sia una grande forma di conoscenza, forse l’unica) può avere, in questo negozio di giocattoli in cui stiamo vivendo, un effetto eversivo, sregolato e sregolante, al di là del bene e del male, come diceva quel tale….ed è per questo – conclude – che, anche se le relazioni finiscono, non si è amato e non si ama mai vanamente.

Un’ultima domanda. Tu, in fin dei conti, sei rimasto un cantautore di nicchia e ciò mi conduce a chiederti: è, forse, nel destino stesso del pensiero essere condannati all’inattualità?– Il pensiero forse è sempre inattuale, o è troppo sporto verso il dopo o troppo ritratto verso il prima. Ma il pensiero dell’oggi in un certo senso non esiste, perché l’oggi, il presente, non ha uno statuto definibile: basta pensarlo ed è già passato, difficile stargli dietro come precederlo. E forse pensare all’oggi in questi termini può significare solo la gestione dell’esistente.

Chiudo così la mia intervista, mentre dentro di me matura sempre di più la convinzione di aver conosciuto un vero Maestro. Perché un Maestro lo si riconosce proprio dalla sua assoluta disponibilità, dal modo con cui ricerca la simmetria del rapporto con l’altro e dalla sua volontà di mettersi costantemente in discussione. Un uomo, Claudio Lolli, che, a differenza di molti “professoroni” incontrati nella mia vita, non si gonfia del proprio Sé, non si pavoneggia nelle proprie indiscutibili certezze, ma – parafrasando Erich Fried – dice quello che lui pensa e dice anche che vi potrebbe essere qualcosa di sbagliato. E, forse, proprio questo vuol dire essere uomini “di sinistra”.

                                                                                                              

 Gabriella Putignano         

10345093_10203790220859660_1146936563_n

 

 

Commenta con Facebook!

About GabriellaPutignano

avatar
Gabriella Putignano è Laureata in Scienze filosofiche, ha pubblicato “Il grido di vita di Carlo Michelstaedter”, ISBN: 978-88-91018-67-0, 2012.

Leggi altro:

Folco Orselli, outsider da sempre, con “Outside is my side” lo è per scelta

  di Fabio Antonelli A distanza di quattro anni da “Generi di conforto” (Muso Records/Venus …