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Intervista a Giovanni Nuti

 

 

 

 
 
 

1. Prima di parlare del tuo nuovo lavoro: come ci sei finito al Teatro Salvini? Lì ho organizzato diverse stagioni teatrali. Che sorpresa, curiosando sul tuo sito, scoprire un tuo video ambientato in quel piccolo gioiello.

 

Mi ero imbattuto in internet nelle foto del Teatro Salvini a Pieve di Teco, piccolo teatro di provincia meritoriamente restaurato e riportato al suo delizioso splendore. Stavamo progettando il mio sito ufficiale e volevo un “contesto” teatrale di quel tipo per foto e video. Così abbiamo chiesto autorizzazione alla Provincia di Imperia, proprietaria del Teatro, che ci ha gentilmente concesso di prenderne possesso per un giorno con troupe e fotografo. Ho un bellissimo ricordo di quel luogo e chissà mai che prima o poi non vi si possa realizzare un mio concerto con il pubblico.

 

2. La prossima volta che vieni a Imperia chiamami, ci abito. Senti, una poetessa un giorno scrisse per te: “…hai due mani che rubano/ i miei giorni./ Se tu sei questo giorno,/ ti amo alla follia./ Ma se sei solo notte,/ ti prego non lasciarmi.” Ci ha lasciato lei purtroppo. La grande Alda Merini. Voglio sapere cosa è scattato nella tua testa tra il concepimento delle poesie musicate nella lunga collaborazione con Alda Merini e il nuovo album “Vivere senza malinconia”, denso di motivi allegri dello Swing nostrano, e che pure contiene in coda due omaggi alla poetessa.

 

L’occasione è stata la richiesta che mi è pervenuta di partecipare l’estate scorsa alla rassegna di jazz e musica d’autore “Summernite” che si svolge a Palazzo Mezzanotte, l’ex sede della Borsa di Milano. L’idea che ho condiviso con Giorgio Deleo, direttore artistico della rassegna, è stata quella di rendere omaggio al repertorio poco frequentato dello swing italiano degli anni 30 e 40 del secolo scorso. In America le canzoni più popolari di quegli anni sono diventate gli standard del jazz, riproposte e rivisitate da tutti gli interpreti più famosi venuti dopo. Negli stessi anni in Italia i nostri autori cercavano di innovare la nostra tradizione musicale con i nuovi ritmi e i nuovi stili d’oltreoceano non senza l’opposizione del regime fascista che considerava il jazz “musica negroide e americaneggiante”. Sono nate canzoni bellissime che parlano del desiderio degli Italiani di “vivere senza malinconia” nonostante la dittatura e poi la terribile guerra. Furono interpretate da molti cantanti ma quelli più significativi, quelli che avevano fatto esperienza o tesoro dello stile vocale dei cantanti dello swing sono stati Alberto Rabagliati, Natalino Otto e il Trio Lescano. Molte di queste canzoni me le accennava durante le nostre telefonate Alda Merini, con la sua inconfondibile voce roca ma intonata, e così, poiché le erano care, mi è parso naturale decidere di interpretarle. Inoltre penso sia giunto il momento di riscoprirle e farle conoscere anche al pubblico più giovane.

 

3. “Bellezza in bicicletta” mi mette allegria ogni volta che l’ascolto. È sempre stato così. C’era un’Italia diversa, vero? Una nazione che pedalava, in tutti i sensi. Anche se poi qualche giro di ruota è finito assolutamente male. Nel senso dell’Assolutismo.

 

Una nazione che pedalava, è vero. Fu scritta proprio alla fine degli Anni Quaranta. L’Italia aveva voltato pagina, si era lasciata alle spalle il fascismo e l’esperienza drammatica della guerra e dell’occupazione e aveva voglia di rinascere, di ricostruire. Pedalava ancora in salita e c’erano ancora molti tornanti prima di raggiungere la cima Coppi del boom e del benessere economico, ma che energia positiva, che contagiosa voglia di vivere c’è in “Bellezza in bicicletta”, gioiello che si deve alla prolifica vena compositiva del milanesissimo Giovanni D’Anzi, mentre il testo è dell’umorista Marcello Marchesi.

 

4. “Ma l’amore no” mi fa sentire chiaramente la cifra della tua interpretazione, scura e affascinante. Una dicotomia con i citati allegri motivetti? Un riadattamento? Il risultato è notevole.

 

L’altra faccia della medaglia, da una parte la spensieratezza, la ricerca della felicità nonostante tutto, dall’altra l’eterna aspirazione alla persistenza dei sentimenti, anche se con realismo (“…forse te ne andrai, di altri uomini le carezze cercherai”). Questa splendida canzone ancora di Giovanni D’Anzi, questa volta in coppia con Galdieri, fu interpretata per prima dalla bellissima e bravissima Alida Valli nel 1943 nel film “Stasera niente di nuovo” di Mario Mattioli. “Ma l’amore no” divenne la canzone italiana di maggior successo e più trasmessa dall’EIAR nel corso dei due ultimi, e più terribili, anni di guerra: accompagnò per radio lo sbarco degli alleati, la caduta del fascismo, l’8 settembre, l’armistizio, il governo Badoglio, la fuga del re, l’occupazione delle truppe tedesche, le deportazioni, la liberazione. Tu parli di una mia interpretazione “scura”. Forse hai ragione, ho voluto renderne il sottotesto drammatico, il carico di vita e di esperienza che occorre per interpretarla al meglio.

 

 

5. Hai una maturità di sette album all’attivo; ti faccio una domanda che riguarda la scrittura, avendone tu ben masticato i problemi del lato pratico. Trovo una scorrevolissima capacità di testificare nei brani che hai interpretato. Ravvisi anche tu questa antica apparente facilità, in realtà sapiente, di versificare per Swing?

 

Sì c’era una capacità dei parolieri di allora di aderire perfettamente alla musica, non solo da un punto di vista melodico ma anche sotto il profilo ritmico. Una grande facilità che ha contraddistinto la nostra produzione fino agli anni 80. Una musicalità, e un’originalità di scrittura, frutto di grande perizia e artigianato che, temo, oggigiorno si è – mediamente – perduta nella musica pop italiana.

 

6. Quanto è attuale “Mille lire al mese”. Generazione Mille Euro, per dire una delle cose note… È una riflessione che hai fatto anche tu?

 

Certo, a parte il cambio di valuta, dalla lira all’euro, l’analogia tra il senso di precarietà di allora e di oggi appare evidente. Per capirlo basta solo l’attacco del brano: “Che disperazione, che delusione dover campar sempre in disdetta, sempre in bolletta…”. “Mille lire al mese” è tornato di stretta attualità anche se allora le aspirazioni erano tutto sommato quelle di un Paese che usciva dalla miseria, mentre oggi c’è in più il senso di frustrazione di un benessere che avevamo raggiunto e che ora viene messo in discussione. La sensazione generale è che l’Età dell’Oro sembri essere alle nostre spalle, non più davanti a noi, e che siano negati ai più non dico i sogni di successo ma anche le normali aspirazioni a una vita tranquilla. Ma “adda passà a nuttata” come diceva Eduardo De Filippo. Passerà anche questo periodo di “depressione”, sia economica che psicologica. Tornerà la speranza e avranno ancora diritto di cittadinanza i sogni.

 

7. Giovanni, nel congedarci vorrei che ci parlassi di come porterai lo Swing in teatro, da animale di palcoscenico quale sei.

 

Ho presentato il nuovo album poco giorni prima di Natale al teatro San Babila di Milano accompagnato dallo stesso formidabile gruppo swing di 8 elementi con cui ho registrato il cd. Ti dirò che abbiamo già messo a punto una formula che prevede per me non solo il ruolo di cantante ma anche, in senso lato, di intrattenitore. Tra cambi d’abito molto intonati all’epoca, presento le canzoni, racconto aneddoti, fatti storici e gioco un po’ con i musicisti. Cerco insomma di raccontare lo spirito dei tempi – gli anni 30 e 40 – non solo di interpretarne le canzoni. Il pubblico ha mostrato di gradire molto. Ora stiamo cercando di organizzare un tour. E’ uno spettacolo che penso abbia anche il senso di recuperare non solo le nostre radici musicali, ma anche di raccontare la nostra storia.

 

Eugenio Ripepi

 

 

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About Eugenio Ripepi

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Il cantautore Eugenio Ripepi ha esordito con l'album "La buccia del buio" (CNI/Bollettino). Dell'album Ripepi ha scritto testi e musiche e curato la produzione artistica, affidando la sezione ritmica del disco a personaggi del calibro di Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani). Il primo singolo "La luce scalza",tratto da "La buccia del buio", in rotazione su Isoradio Rai, network nazionali e radio private, si è posizionato tra i primi 25 della classifica nazionale indipendenti e tra i primi 15 con il videoclip del brano. Il secondo singolo estratto, "Scarpe di colla", ha spostato l'attenzione sui temi della lotta e dell'impegno, consolidati con il nuovo 45 giri Sociale inciso con la band ligure dei Sottosuono, che ha arrangiato i brani contenuti all'interno: "Operaio alla catena di montaggio" e "Thyssen". www.eugenioripepi.com

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