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Intervista a Frank Carter & The RattleSnakes

Lo avevo già incontrato l’estate scorsa al Rock en Seine, a Parigi, e avevamo fatto una bella chiacchierata informale con una birretta in mano. Fresche fresche dal live italiano ecco qualche domanda a Mr. Frank Carter, tatuatissimo e carismatico frotman.

Hai fatto parte di una band hard core, i Gallows, poi dei Pure Lore, in cui eravate principalmente rock, che tipo di musica è questa che fai con i Rattlenakes, avete anche delle melodie lente, un po’ indie…

È un mix di tutto, fondamentalmente qualsiasi tipo di musica che ci piaccia e ci ispiri la vogliamo inserire, vogliamo poter scrivere senza limitazioni di genere. Scriviamo e vediamo che effetto fa: ecco cosa facciamo.

Come scrivete le vostre canzoni?

Dean viene a casa mia e mi suona alcuni riff, io ci scrivo sopra dei testi. È un processo molto lento. Ne otteniamo uno scheletro, grezzo, senza carne addosso e lo diamo ai ragazzi dicendogli “questa è la canzone, divertitevi”.

 

Come è cresciuto e si è modificato il tuo sound negli anni?

È stato un processo molto naturale: è iniziato semplicemente suonando live; la nostra band è attiva da soli due anni, ma abbiamo fatto una miriade di concerti, veramente tantissimi, e continuiamo costantemente a chiederci “che cosa ci mancava durante il live? Come vorremmo che fosse?”. Facendo così, capendo quello che ci mancava sul palco, siamo riusciti in modo del tutto naturale a riempire i buchi.

 

Durante il live hai cercato di far fare al pubblico un grande circle pit: magari non era abbastanza punk e “old style”…

Ma no, dai, la gente se l’è cavata piuttosto bene!

 

Quali sono gli artisti che ti hanno e che ti influenzano maggiormente?

Sono principalmente ispirato da artisti di fine art più che musicali, mi piace la musica amo David Bowie, Tame Impala, Glass Animals, e ascolto di tutto: dai Black Sabbath ai Black Flag. Mi piace la musica. Ma sono veramente ispirato da visual artist e pittori, mi affascinano e influenzano molto Jake and Dinos Chapman, Francis Bacon, amo l’arte!

 

Qual è l’album più importante di sempre?

Cazzo che domandina… Oddddddiiiiio! Posso sceglierne due? Mmmm… Credo che uno degli album più importanti sia “The Dark Side of the Moon” dei Pink Floyd: ascoltarlo ha cambiato sicuramente la mia vita. E poi citerei l’album dei Glassjaw “Everything You Ever Wanted To Know About Silence”, ha lasciato una bella impronta su di me.

 

Se potessi incontrare chiunque, vivo o morto che sia, chi sceglieresti?

Probabilmente vorrei incontrare Francis Bacon, davanti alle sue serie dei papi e gli studi di Lucian Freud, berci un drink insieme e vedere cosa ne viene fuori. Sarebbe divertente.

 

Cos’è una cosa che proprio non sopporti?

Non avere nulla da fare nel tempo libero. Quando si è in tour ci sono un sacco di momenti buchi, in cui si aspetta solo: mi piace tenermi sempre occupato nella vita. Quando mi dimentico di portare con me un libro o un blocco per gli schizzi è una tragedia!

 

Cosa fai nel tempo libero?

Non ho mai tempo libero! Lavoro ogni giorno, tutto il giorno!

 

Non ci credo! Avrai un giorno libero ogni tanto!

Allora mi piace passarlo dipingendo o tatuando, oppure con mia figlia!

 

Quindi se non fossi un musicista…

Sarei un tatuatore o un pittore, ovvio! Ma ancora adesso tatuo eh!

 

Qual è il tuo primissimo tatuaggio (visto che sei pieno di tatuaggi!)?

È sparito da un bel po’ di tempo, l’ho coperto con uno migliore, fatto da me. Il mio preferito è quello con il nome di mia figlia tatuato sulle costole, il favorito in assoluto. I miei tatuaggi non sono fatti secondo uno schema predefinito, gli scelgo con lo stomaco: se mi piacciono e per me hanno un bel significato, allora li faccio. Non mi preoccupo della mia vita, mi piace fare ciò che amo e memorizzare le migliori.

 

Se ti dicessi che il mondo finirà domani mattia, cosa vorresti fare?

Prenderei all’istante un aereo per tornare a casa e stare con mia moglie e mia figlia, e probabilmente guarderemmo tutte le puntate della serie tv preferita da mia figlia.

 

Beatles o Stones?

Oh dai… Probabilmente i Beatles, ma è veramente dura scegliere. Amo entrambe le band ma, dovendo sceglierne una, forse preferirei i Beatles perché secondo me, loro, sono stati una delle influenze principali degli Stones, credo che se non ci fossero stati i Beatles, non ci sarebbero stati nemmeno gli Stones.

 

Programmi per il futuro?

Ancora un sacco di concerti e poi vorrei mettermi a lavorare su un nuovo album.

 

Resteremo in attesa…

a cura di  Ghya

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