Home / Canzone d'Autore / Il Premio Bianca d’Aponte e il Natale della canzone

Il Premio Bianca d’Aponte e il Natale della canzone

[pullquote_left]Cronaca emozionale di un piccolo miracolo in musica: X edizione[/pullquote_left]

di Daniela Esposito
Tornando in treno verso Roma mi arrovello la mente: come raccontare il Premio Bianca d’Aponte città di Aversa – l’unico premio italiano dedicato alle cantautrici – cosa dire per far vivere al lettore, anche solo in parte, la festa, l’emozione, la vita di questo gioiello italiano ma, prima di tutto, permettetemelo, campano? Pare che Luigi Barzini, uno dei più grandi giornalisti italiani, teorizzasse che al netto di tutto quello che si è appuntato sul taccuino, le cose da raccontare siano quelle rimaste vive nei ricordi. E’ la strada giusta.
Prima, però, vi chiedo uno sforzo di fantasia. Immaginate una grande festa con invitati che arrivano da ogni parte d’Italia. Ecco, immaginate il giorno di Natale, quando tutti tornano a casa e si abbracciano, si raccontano, si commuovono scambiandosi gioie e dolori. Il campanello che continua a suonare e la gente ad arrivare. Ecco, ci siete, tenete dentro quell’emozione.
Dove c’è una festa c’è anche qualcosa o qualcuno da festeggiare: una volta l’anno, da dieci anni, ad Aversa si festeggia Bianca d’Aponte. Lei, la più talentuosa delle cantautrici, nel 2003 è partita con “la chitarra e una tazza da tè” per andare a scoprire nuovi mondi e dimensioni. Era una ribelle Bianca, una tosta. Forse troppo per questa terra. E ad ascoltar bene forse lei di questa terra non è mai stata. Una ragazza, poco più che ventenne che scrive canzoni come se avesse già visto e fatto tutto, come se avesse scandagliato il suo Io fino al punto più profondo, non può essere di questo mondo. E’ sempre stata oltre.
Tornate con l’immaginazione al clima di festa, a questo fantomatico affollatissimo Natale. Le sentite le voci, le risate, gli sfottò? Li vedete gli abbracci? Bene. Non abbandonate mai quest’immagine, almeno fino a quando non sarete arrivati, se vorrete, alla fine del racconto.
A questo punto devo presentarvi i nostri ospiti. Ad “aprire la porta” troviamo papà Gaetano d’Aponte: simpatico e ospitale come solo un gran signore partenopeo sa essere, guerrigliero, caparbio e orgoglioso come il più innamorato dei padri; alle sue spalle c’è mamma Giovanna. Lieve, eterea. Ogni suo sorriso, ogni sua parola è come una carezza calda e rassicurante.
A tenere tutto sotto controllo, orari di treni, aerei, spostamenti, prove, guida “carovana” e esigenze più svariate, ci pensa Gennaro Gatto: tre ore di sonno in due giorni e una carica di buonumore inesauribile. Non per niente quest’estate il Premio Bindi ha voluto consegnargli il premio “Artigianato della canzone” riservato agli operatori.

10425010_891585224194042_6405497854028873812_nLa foto di famiglia sarebbe molto più ampia, sono veramente tanti gli amici del d’Aponte che ogni anno si fanno in quattro per dare una mano, ma il maestro Barzini mi richiama ai suoi dettami: quali immagini, più di tutte, mi sono rimaste in mente di questa edizione? L’elenco non è breve: il direttore artistico Fausto Mesolella che mentre suona rivolge gli occhi verso l’infinito; la voce di Bianca – con il suo Canto di fine inverno – che riempie il teatro Cimarosa di Aversa; la danza incerta e sperduta di Momo che canta la “leggerezza” di un malato di Alzheimer nella sua Non ricordo (guadagnandosi una standing ovation e la proposta di un contratto discografico da parte dell’etichetta Suoni dall’Italia); l’intensità della Don Salvato’ di Enzo Avitabile, un disincantato dialogo con Dio sull’uomo e sulla rassegnazione; la voce di Elena Ledda, uno dei punti di riferimento del folk italiano, che si intreccia prima con quella di Erica Boschiero (una delle vincitrici delle passate edizioni), poi con quella di Petra Magoni e ancora con quella di Avitabile; l’interpretazione della vincitrice, Elisa Rossi e l’emozione di Andrea Mirò, madrina di quest’anno, prima di iniziare a cantare il brano di Bianca, Come Dorothy.
Ma anche, oltre il palco, i cioccolatini in camera, le mozzarelle a tavola, la sfida per trovare la friggitoria migliore, le chiacchiere e le risate a notte fonda mentre i bimbi si addormentano sulle sedie; e mia figlia, che non salta un’edizione del Premio, che si appassiona e si lascia appassionare e vuole andare sempre in macchina con Gaetano perché vuol sentire cantare Bianca. Ed ancora, ogni volta, la lunghissima cerimonia degli addii, come in un’opera di Cechov. Quando tutto è finito e tutto sta per ricominciare.

 

 

Commenta con Facebook!

About Daniela Esposito

avatar
Sono soprattutto una giornalista. Attualmente, facendo un cambio di campo, mi occupo di comunicazione ma tenendo ben presente quale sono le dinamiche e le esigenze di chi è dall'altra parte. Nessuno può saperlo meglio di chi "dall'altra parte" c'è stato.

Leggi altro:

Jack White canta un brano dei White Stripes con Margo Price

Nonostante il suo nome probabilmente non vi dica nulla, Margo Price è una delle più …