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Giorgio Canali & Rossofuoco – Undici canzoni di merda con la pioggia dentro: Recensione

Giorgio Canali, uno dei pochi cantautori rock della penisola italiana, torna con un disco di inediti a ben sette anni di distanza dal precedente “Rojo”. Certo, nel frattempo il rocker non è stato con le mani in mano, sua la produzione del bellissimo “Tornano sempre” di Angela Baraldi dello scorso anno, sua la raccolta di cover “Perle per porci” di un biennio fa. La novità sta quindi nel fatto che Canali è tornato a scrivere testi dopo un blocco dello scrittore durato non poco.

I temi trattati sono quelli soliti: una negatività cosmica che ha per protagonista lo stesso Canali, l’immobilità storica che porta la società al non cambiamento, la fine del mondo. Nonostante ciò, queste “Undici canzoni di merda con la pioggia dentro” non sanno di già sentito, anzi, pur avendo un marchio di fabbrica riconoscibilissimo, sono in grado di esaltare per l’ennesima volta le doti lirico-compositive del leader dei Rossofuoco, che così, centrando il bersaglio otto volte su otto in vent’anni di carriera solista, porta a casa con facilità il risultato.

Radioattività apre l’album con un andazzo militaresco che sale poco a poco in stile bolero, Messaggi a nessuno è una splendida ballad con una delle strofe più belle di Giorgio («E soffrirò del mio male minore / che il resto del mondo sta male davvero / e quasi mai per amore»), Piove finalmente piove alza i ritmi. Con Estaate Canali scrive una canzone d’amore sui generis con tanto di solo acustico centrale (caso più unico che raro nella carriera dell’ex CSI), uno di quei brani che in mano a un Vasco Rossi farebbe i milioni.

Undici e la quasi autocitazionista Emilia parallela schiacciano il pedale sull’acceleratore, mentre Aria fredda del Nord omaggia musicalmente il Neil Young di metà anni Novanta, fra “Sleeps with Angels” e “Dead Man”, e lo cita anche attraverso il sacro verso “la ruggine non dorme mai”. Il singolo Fuochi supplementari è quasi pop e ci si ritrova a cantare come nulla fosse il ritornello «Forse un mondo migliore c’è / ma di sicuro è da qualche altra parte / vivere felici è facile / basta non essere me». Danza della pioggia e del fuoco unisce nello stesso pezzo i due elementi primari della vita e della distruzione, Mille non più di mille riprende l’apocalittico proverbio medioevale, Mandate bostik accompagna verso il finale fra arpeggi, armonica ed e-bow. Bentornato Giorgio… E che non passino altri sette anni per un nuovo disco.

Andrea Manenti

 

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