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Fiumicino al “settimo cielo” con Samuele Bersani

[pullquote_left]Il concerto raccontato canzone per canzone. Per riviverlo o rimpiangere di non esserci stati.[/pullquote_left]

La serata poco estiva non ha per fortuna negato ai residenti e turisti di Fiumicino un Samuele Bersani capace, con la sua classe musicale sopraffina, di incantare un pubblico tra i più eterogenei, come quello accorso nella suggestiva location della Darsena per ascoltare il cantautore romagnolo esibirsi in una delle tappe del “Nuvola numero nove tour” intitolato alla sua ultima produzione discografica. Il titolo del disco è la traduzione letterale dell’espressione americana “cloud nine”, che vale a dire “trovarsi al settimo cielo”. La felicità personale è quindi il filo conduttore dell’album; sentimento che a fine concerto serpeggiava vociante tra il pubblico tornato a casa tra un affermativo “Samuele Bersani si conferma uno dei migliori cantautori in circolazione”, un più sorpreso “Non lo conoscevo ma mi ha catturato” e il più frequente “conoscevo solo le canzoni più famosi, ma anche le altre sono da approfondire”.

Il cantautore romagnolo fa il suo ingresso in scena sulle note allegre della recente “Complimenti!” e in un’unica sequenza rifila generosamente al pubblico la coinvolgente e ritmata “Cattiva”, sempre attuale data la mai doma “curiosità impregnata di pioggia televisiva”; poi chiude il trittico con Psycho. Gli arrangiamenti dal vivo sono curati e differiscono piacevolmente dalle versioni ufficiali. Samuele Bersani è in buona forma anche se inizialmente infreddolito, in cappello e camicia (vedi foto).

È poi la volta di “En e Xanax”, canzone di punta del nuovo album, dolce e commovente allo stesso tempo. Soprattutto i più giovani tra il pubblico iniziano a cantare e ad accompagnare con più vivacità l’artista che con un cambio di scaletta improvviso concede ai fortunati uditori una meravigliosa versione acustica della poesia in musica “Il pescatore di asterischi”: al prolungarsi dell’ultima nota tutti i presenti sono ad occhi chiusi alla ricerca del “senso gravitazionale che non c’è”. A seguire una delle canzoni di maggior successo di Samuele Bersani, “Spaccacuore”: il ritornello è un tripudio di voci all’unisono. Subito allora l’artista prende la palla al balzo per rilanciare una canzone meno nota ma non meno significativa della sua produzione come “Crazy Boy”, le cui parole riescono a parlare dell’immigrazione senza scadere nella retorica. L’abbaiare di un cane dà il verso al cantautore per spendersi in uno dei suoi aneddoti sui sogni – fosse per lui in concerto passerebbe più tempo a parlare che a cantare! – prima di cimentarsi in una versione sapientemente arrangiata di “Replay”, canzone che, come ha confessato anche stasera, è tra le sue preferite. Applausi a scena aperta. L’unica canzone eseguita dall’album “Manifesto abusivo” è “Ferragosto”, scritta insieme a Sergio Cammariere. Alla fine del brano Samuele cambia leggio e si apparta vicino alla tastiera per scagliare da quel cantuccio al pubblico i difficili e significativi versi di “Le mie parole”. Una versione musicalmente intimistica che ha sorpreso soprattutto gli assuefatti a quella registrata.

Samuele Bersani comincia a suonare e scrivere le sue prime canzoni da giovanissimo. Figlio d’arte, nasce a Rimini il primo ottobre 1970. Il padre è un flautista e la sua casa di Cattolica è un vero e proprio laboratorio in cui già nei suoi primi anni Samuele ha modo di sviluppare una forte sensibilità per la musica. Gli viene naturale inventare storie, accompagnandosi al pianoforte. Il vero debutto artistico risale al 1991 con l’esordio “piano e voce” all’interno del tour “Cambio” di Lucio Dalla. Con quale canzone? La prossima in scaletta, “Il mostro”, ballata ipnotica che racconta di un mostro peloso e gigante, a sei zampe, che viene ucciso in nome della sua diversità. “Piace soprattutto ai bambini ma rifletteteci anche voi più grandi” così la annuncia l’autore prima di iniziare a cantarla aggiungendo: “Questa è stata l’unica mio brano a non passare mai per radio tranne quando mi finsi Paolo da Pesaro in una chiamata ad una radio locale”. Il pubblico si diverte ed è pronto a toccare il “Settimo cielo”, fresca e ritmata canzone dalle metafore ardite tratta dal nuovo album. Si apre poi lo spazio per omaggiare il mentore e amico Lucio Dalla cantando “Canzone”, brano di cui il maestro è autore della musica e l’allievo del testo.

A questo punto Samuele Bersani si sente pronto a cimentarsi nell’impegnativa “Occhiali rotti”, seconda traccia dell’album “L’aldiquà”, traccia che svetta sopra ogni altra, dedicata a Enzo Baldoni, il giornalista freelance ucciso in Iraq. Cinque minuti di rispetto e grazia. Parole nobili e musica quasi allegra, nonostante il raggelante incipit: “Ho lasciato la mancia al boia per essere sicuro/ che mi staccasse la testa in una volta sola”. Nel passaggio centrale, tutta l’etica di Baldoni: “Per capirmi è necessaria la curiosità di Ulisse/ di viaggiare in solitaria/ vedendo il mondo per esistere”. Ma in questa canzone ci si legge anche il rapimento della Sgrena e la triste morte di Nicola Calipari, a cui “capita che ad uccidermi/sia per caso la pallottola amica/di un marines”. Lo follia della guerra smascherata in musica e parole.

Bisogna però far riprendere il buon umore agli spettatori scossi dall’esecuzione allora prima la canzone sanremese “Un pallone” e poi le famosissime e divertentissime “Freak” e “Coccodrilli”. Il pubblico vicino alle transenne si agita e accenna passi di danza. “Coccodrilli” viene eseguita in un circolare giro reggae che permette al cantautore di presentare tutta la band. È ormai scoccata la mezzanotte e il tempo sta per scadere ma Samuele Bersani non può lasciare nessun palco senza eseguire “Giudizi universali”: tutti cantano, le coppiette si abbracciano. Poi via agli applausi scroscianti, “Bis!” mi sento intonare insieme agli altri e “fuori!” fino a che l’artista non accontenta il nostro volere e, dopo l’inconveniente di un goccio d’acqua andato per traverso, ci fa ballare un altro po’ eseguendo “Chicco e Spillo”. Poi le luci si spengono ed è ora di tornare soddisfatti alle case, o fermarsi a passeggiare sulle rive del Tevere, estasiati da buona musica, quella che vorremmo sempre più spesso ad illuminare le serate della nostra città.

Daniele Taurino

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About Alessandro Calzetta

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Bio: Alessandro Calzetta (Roma, 1971), creatore e direttore del magazine www.bravonline.it è un appassionato di canzone d'autore, grafico pubblicitario (www.grafichemeccaniche.it) e webdesigner di professione (www.alessandrocalzetta.it). E' un componente del gruppo d'ascolto del The Place di Roma. Fa parte della giuria che assegna, ogni anno, le Targhe Tenco. e.mail: info@alessandrocalzetta.it Alessandro su Facebook:

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