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Vent’anni con i Têtes de Bois

Martedì  2 ottobre esce, per Alabianca, l’album antologico: MAI DI MODA. Têtes de Bois. SINCE 1992, una raccolta di trenta brani tratti dai sei dischi del gruppo e tre inediti, a rievocare e festeggiare i primi venti anni pieni di passione. Ma chi sono i Têtes de Bois?

Se non ci fossero bisognerebbe inventarli. Una volta inventati, però, bisognerebbe che ci fossero!

Ad affermarlo è Luca De Carlo, uno dei componenti storici della band romana. Ce lo dice col suo sorriso placido e sornione prima di estrarre dalla cintura la tromba che suona per i Têtes  – e qualcuno intervenga a smentirmi se può! – come una seconda voce che accompagna quella di Andrea Satta, le fa da sponda, da coda, da spiegazione, da lamento, da grido, da allarme, da brusìo del cuore. La riconosceresti ovunque con il suo timbro, le sue virgole, i suoi perché…

Luca ha ragione: i Têtes se non ci fossero andrebbero inventati e una volta fatto bisognerebbe che ci fossero. Geograficamente. Fermi in un punto. E invece no. In venti anni li avrete inseguiti in giro e ogni volta qualcuno vi avrà detto: ‘Sono scappati via’ ‘Ma dove?’.. Dove? magari su un camioncino instabile o sotto un monumento alla laicità, in Roma (quasi una contraddizione in termini!), dentro una vasca di otarie (non ci credete? fatevelo raccontare), su una vecchia ferrovia laziale, dentro un camper toccato dalla fattura di una qualche strega (ma questo potrei raccontarlo io stessa) inseguendo ciclisti troppo veloci in mezzo ai Pirenei. O anche come un gregario in fuga verso il Gran Premio della montagna, inseguendo storie di lavoro, di dolore, di umiliazione e malattie ma anche di civilità di orgoglio e di passione, tra campi di pomodori, immigrati clandestini, ascensori parigini, a tremila metri sopra il mare e sotto vento. E ancora ad inseguire idee, pietre che suonano come conchiglie, sedie e polpi di cantastorie pugliesi alla Enzo Del Re. Se ce la fate a raggiungerli scoprirete che hanno creato qualcosa, concretizzato centomila idee, stabilito connessioni tra disegnatori di sabbia, registi, illustratrici che sembrano elfi del bosco, mitici protagonisti di vignette toscane, igienisti dentali (ah no! questo non c’entra mi sa), ingegneri, biologi, astronomi, astrologi, cartomanti e le stelle del 41esimo parallelo.. mancano solo i Maya ma fonti ufficiose mi dicono che ci stanno lavorando…

Perché i Têtes de Bois non sono solo una band che suona (e vorremmo sentirli molto più spesso). Il loro camioncino è come la borsa di Mary Poppins e dentro vi si trova cultura, amore, suoni, musica arte cinema teatro vita lavoro sangue anarchia e… solidarietà, progresso, futuro. Il perché è presto detto: non c’è nulla di difficile e su questo ha ragione chi con sprezzo del pericolo da sempre li coordina, li gestisce, li coccola, li ama e li sopporta; parlo di Anna Maria Piccoli, che dice di loro: Dei visionari armati di fantasia, strumenti musicali e voglia di riflettere. Peraltro simpatici sopra la media.

Sono simpatici davvero i Têtes ed è proprio impossibile dir loro di no, quando ti imbarcano nel progetto che sembra il più improbabile. E d’altra parte come dire di no a chi non aspetta altro che lasciarti un pezzetto di camioncino o di palco – magari alimentato a pedali (come in un film d’animazione francese …) per esprimere l’idea, la battaglia, la battuta, la passione, la poesia? Per continuare il viaggio?

Sono momenti difficili questi anni. La crisi, che si esprime prima di tutto nella paura (e la paura impedisce il movimento e la produzione delle idee) la crisi, dicevo, è roba contagiosa. Rallenta anche i più spediti.

Ma loro resistono: spinti da venti (anni) di passione, da idee sempre nuove e sogni che si realizzano, da manifestazioni di poliedricità e recuperi sinergetici, almeno così la pensa Angelo Pelini, quello che suona il piano oppure il piano suona lui… di certo Angelo lo vedi in una dimensione altra: pitagorica e perciò matematica ad interpretare gli accordi dell’Universo. Se non ci credete guardatelo bene mentre sta sul palco con dieci gradi sotto lo zero e capirete cosa voglio dire.

Se Angelo parla con gli Dei, quando suona il contrabbasso Carlo Amato li fa danzare; uomini e profeti invece li sintetizza, armonizza, mixa ed equalizza; un po’ come il Bagatto dei tarocchi, Carlo prende basso armonia e melodia e ci regala  la poesia formato Têtes de Bois, una poesia, come recita il titolo dell’album MAI DI MODA e proprio Carlo mi spiega perché: Vent’anni mai di moda è per me un vanto ed è stato bello e naturale, perchè abbiamo ricercato veramente cosa volevamo essere al di là di qualunque moda, cioè di qualunque fattore esterno al nostro pensiero artistico più intimo ed istintivo… E ce ne abbiamo di cose da dire, è solo l’inizio.

Naturalmente è un inizio, o anche un’andata e un ritorno che va da Goodbike Pace e Male, da Avanti Pop a Ferré, l’amore e la rivolta, da Pezzi di ricambio a E anche se non fosse amore. Venti anni in Trenta brani, i più belli, i più ricchi di storia, i più evocativi, le migliori interpretazioni e le pedalate più faticose, Ingrao, Passannante, Coppi e Bartali, Ferré, i poeti maledetti, Matteo Salvatore, Dino Campana e… Andrea Satta, l’uomo che scrive, che canta e dipinge futuri davanti ai tuoi occhi mentre con un coltellino divide una fetta d’anguria con te, di notte, vicino ad una vecchia rimessa di tram. Lo so. Io parteggio per i Têtes, lo sanno tutti. Ma sfido a smentire anche la più piccola parola che ho detto. E prima di farlo  comprate Mai di moda. Ascoltatelo con pazienza e vi accorgerete che Andrea ha ragione a dire che i Têtes de Bois sono… COME IL VELENO NELL’OMEOPATIA.

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