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ENZO JANNACCI, IL GENIO DEL CONTROPIEDE

[pullquote_left]Bolzano, oggi al Sudwerk una serata dedicata al grande cantautore[/pullquote_left]

BOLZANO. Stasera alle ore 21, il Sudwerk (Ca’ de Bezzi) ospiterà una serata dedicata a uno dei più grandi cantautori italiani, Enzo Jannacci, scomparso due anni fa. L’evento – gratuito – organizzato dal Centro Pace ripercorrerà i grandi successi del cantautore milanese. Il cantautore Davide Zilli e i suoi Jazzabestia accompagneranno i racconti dello scrittore Nando Mainardi, autore della biografia “Enzo Jannacci, il genio del contropiede”. Lo spettacolo vuole riproporre il percorso artistico ultracinquantennale di Enzo Jannacci, cantautore, medico, comico e non solo. Si rivolge ai tanti “tifosi” di Enzo che lo seguono da tempo con cura e dedizione, provando a stare dietro ai suoi colpi di genio, ai suoi alti e bassi, alle sue apparizioni folgoranti e alle sue fughe.

Da dove arriva il titolo “Il genio del contropiede”?

«L’ho preso in prestito da una definizione di Jannacci inventata da Dario Fo negli anni ’60. Fo intendeva evidenziare la sua assoluta maestria nello spiazzare l’ascoltatore uscendo dai canoni interpretativi e dalle strutture dell’epoca».

In cosa consisteva la specialità di Jannacci, la sua diversità? Soprattutto perché si può, anzi si deve ancora ascoltarlo nel 2015?

«Io credo che Jannacci sia unico e attuale per due ordini di motivi. Il primo è dovuto alla sua scelta di campo morale, prima ancora che politica. Dalla sua prima canzone del 1959, “L’ombrello di suo fratello”, si è sempre posizionato consapevolmente dalla parte dei disgraziati, degli emarginati, degli “sfigati”, come diremmo noi oggi. Il suo percorso musicale e artistico coerentemente continua fedele alla traiettoria impostata all’inizio della sua carriera. Pensiamo anche a canzoni come “Vengo anch’io” che pochi magari interpretano come quello che è veramente, un inno agli esclusi. Oppure penso ancora a “Quelli che”, scritta con Beppe Viola, una lista ironica e surreale di forma di esclusione. Cosa c’è di più attuale di questa tematica? Di cose come la solitudine e la povertà?»

Il secondo motivo, invece?

«La capacità di pigiare contemporaneamente il tasto del comico, del surreale e demenziale e del tragico. In tante canzoni di Jannacci, non si sa se ridere o se piangere e ciò sorprende. Ad esempio, la canzone “El portava i scarp de’ tenis” parla di un barbone nella Milano degli anni ’60. Ci sono tanti passaggi comici ma alla fine il senza dimora, come lo chiameremmo oggi, muore. Anche nella Milano ricca e gaudente, del boom economico, c’era sofferenza, povertà. C’erano gli sconfitti. Jannacci aveva la sensibilità per captare quelle storie e metterle in musica e le avrebbe cantate anche adesso, con ogni probabilità».

Come mai la scelta di accompagnarsi a un cantautore come Davide Zilli e i Jazzabestia?

«Perché Davide, oltre ad essere un mio conterraneo – anche se fa il milanese (ride ndr.) -, ha una grande passione per quella Milano che ha dato visto nascere e affermarsi ai primi grandi cantautori come Gaber e al rock’n’roll italiano di Celentano. Proponiamo diverse canzoni non solo di Jannacci ma legate a quella temperie culturale e sociale. Poi devo dire che anche le stesse canzoni di Davide Zilli sono molto “jannacciane” per quella loro abilità nello sfruttare i registri del comico e del tragico».

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About Alessandro Calzetta

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Bio: Alessandro Calzetta (Roma, 1971), creatore e direttore del magazine www.bravonline.it è un appassionato di canzone d'autore, grafico pubblicitario (www.grafichemeccaniche.it) e webdesigner di professione (www.alessandrocalzetta.it). E' un componente del gruppo d'ascolto del The Place di Roma. Fa parte della giuria che assegna, ogni anno, le Targhe Tenco. e.mail: info@alessandrocalzetta.it Alessandro su Facebook:

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