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E i cantautori di sinistra diventano “grilli cantanti”

«Vittorini se n’è ghiuto e soli ci ha lasciato». Così scrisse Palmiro Togliatti su «Rinascita», con lo pseudonimo di Roderigo di Castiglia, quando il celebre scrittore abbandonò il Pci. Il ricorso beffardo a un maccheronico slang napoletano e l’ostentazione di un disprezzo ideologico – da parte del piemontesissimo leader comunista – per il «compagno di strada» che aveva tradito la Causa. Ebbene? Toni così sarebbero incompatibili per fortuna con i tempi attuali e con l’anima democratica del Pd, ma quel partito un po’ ci soffre a vedersi abbandonato – la moda è un’altra ed è pentastelluta – da tanti cantautori e musicisti che come Vittorini, pur non essendo Vittorini, sono sempre stati nella sinistra classica più o meno rinnovata ma adesso non ne vogliono più sapere. Piero Pelù è quello che è. Un Diablo. Uno che a Renzi non lo ha mai sopportato fin da quando era sindaco («Prima di asfaltare il Pdl pensi ad asfaltare le buche nelle strade di Firenze»). Uno che con il premier – anzi con «il boy scout di Gelli» – ha avuto una vicenda che lui nega ma altri no: nel 2007, arrivato a Palazzo Vecchio, il rottamatore pensò bene di non rinnovare al terribile rocker di «The voice» (si può essere un Diablo ribelle, maledetto e alternativissimo e poi partecipare al talent show?) l’incarico di direttore artistico dell’estate fiorentina. Il compenso stabilito per l’incarico era di 72mila euro, il doppio rispetto a quanto percepito dal precedente direttore artistico (il sommo Mauro Pagani, che significa tra l’altro Pfm e De André) e Renzi lo sostituì con Riccardo Ventrella che non percepiva nessuno stipendio. Mase, in fondo, per la stragrande maggioranza dei democrat, Pelù è meglio perderlo che trovarlo, un mito come Ivano Fossati, l’autore della «Canzone popolare» che fu inno di Prodi («Ma mi sono pentito di averla prestata a un partito», dirà poi il cantautore genovese), non può essere lasciato andare via senza che venga inseguito da lunghi rimpianti. LA DIASPORA E’ diventato grillino, e non solo perchè è genovese come Beppe, anche Fossati il cui ultimo disco (non ne farà mai più, ha promesso purtroppo) s’intitola «Decadancing» e la decadenza ai suoi occhi è molto sintetizzata nella crisi della politica tradizionale. E’ così convinto il suo neo-grillismo («Il movimento 5 stelle è l’unica novità positiva della politica italiana che ho visto da 50 anni in qua. Invece Renzi fa più promesse di Berlusconi. Parla molto e dice pochissimo») e così profondo il suo disincanto («Discanto» s’intitola uno dei suoi dischi più belli) che indirettamente Fossati ha detto di no perfino a Enrico Berlinguer. «Walter Veltroni – ha appena raccontato l’ex leader dei Delirium – mi ha chiesto di usare la canzone ”C’è tempo” per la scena dei funerali di Berlinguer nel suo film. Ma ho dovuto dire di no. Non ce la facevo a legare quel brano a un momento così triste». Di fatto, niente Fossati per Berlinguer. Mentre Gino Paoli, uno dei pochi a restare ortodossi dal Pci al Pd (genovese come Grillo «ma se Grillo dice no ad ogni accordo è inutile che faccia politica»), ha scritto una canzone ad hoc per il film dell’ex segretario del Pd. Il quale ai suoi tempi aveva Jovanotti al suo fianco («Mi fido di te») e Lorenzo ancora c’è: renziano, renzianissimo. Perfino più di Roberto Vecchioni, che ha partecipato a una Leopolda. Certamente molto di più dei Negrita, di cui Renzi – nello show di esordio da segretario – ha preso «La tua canzone » e adattato a se stesso il ritornello: «Resta ribelle, non ti buttar via». Ma Pau, il leader della band, ha subito avvertito: «La canzone gliel’ho data, ma io Renzi non lo voto». Se n’è andata da Grillo, dicendo «io sono di sinistra e il Pd non è di sinistra», Fiorella Mannoia. E così Samuele Bersani. Il Liga – che aveva dato a Prodi «Una vita da mediano » – ha lanciato il suo ultimo disco proclamando: «Non voto Pd». E giù a grilleggiare. Francesco Guccini, che però detesta Grillo («Fa lo spaccone e favorisce Berlusconi»), è su questa linea: «Il Pd è ancora il mio partito? Non lo so». Franco Battiato ha rotto subito, da assessore alla Cultura in Sicilia, con il governatore Crocetta (mezzo Pd e mezzo no), e ora: «I politici sono tutti intrecciati tra loro». Antonello Venditti (scrisse «Caro Enrico») ora è un pò grillino ed è stato super-sponsor di Alfio Marchini (oltre la destra e oltre la sinistra, sarebbe piaciuto a Giorgio Gaber) nella sua corsa a sindaco di Roma. Resta da dire di Francesco De Gregori. Che dolore per i democrat, addirittura più forte di quello provocato – si parla di giganti – da Fossati: «La mia sinistra si è persa tra slow food e no tav». E la vita è altrove.

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About Alessandro Calzetta

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Bio: Alessandro Calzetta (Roma, 1971), creatore e direttore del magazine www.bravonline.it è un appassionato di canzone d'autore, grafico pubblicitario (www.grafichemeccaniche.it) e webdesigner di professione (www.alessandrocalzetta.it). E' un componente del gruppo d'ascolto del The Place di Roma. Fa parte della giuria che assegna, ogni anno, le Targhe Tenco. e.mail: info@alessandrocalzetta.it Alessandro su Facebook:

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