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Cronaca dal Tenco 2016

E’ il primo omaggio – forse il più vero e il più sentito – a Luigi Tenco, il primo ricordo, a cinquant’anni, con qualche mese di anticipo, da quel 27 gennaio in cui ha deciso tragicamente di andare altrove. Mezzo secolo di musica è passato da quel giorno e il Club Tenco lo sa, la segue ogni giorno quell’evoluzione. Così, idealmente ha voluto rispondere ad un desiderio di Luigi (“Vorrei provare ad essere un’altra persona / per vedere me stesso / come mi vedono gli altri”) portando sul palco del Teatro Ariston uno spettacolo dal titolo “Come mi vedono gli altri… quelli nati dopo” (dopo quel maledetto 27 gennaio 1967). Una trama musicale che il direttore artistico Enrico de Angelis ha cucito addosso ad ogni interprete. Brani su misura quindi – due a testa – per Marina Rei, Diego Mancino, Alfina Scorza, Gli Scontati, Vanessa Tagliabue Yorke, Roy Paci, Bocephus King, Ascanio Calestini, Noemi, Kento e Morgan.
E’ il gran finale dei tre giorni dell’annuale rassegna della canzone d’autore che quest’anno festeggiava anche il suo quarantesimo compleanno.
Sullo sfondo l’Orchestra sinfonica di Sanremo diretta da quel geniaccio jazz di Mauro Ottolini, e sul palco 22 riletture di brani di Tenco: dalle più classiche alle più manipolate, dalle più accorate alle più pulite. Ogni artista a modo suo, col suo stile e con la dose di cuore che ha voluto metterci. Certo non è facile rapportarsi con un pezzo importante (forse il più importante) della storia della canzone d’autore italiana, ma chi ha guardato oltre ha portato su quel palco intenzioni e interpretazioni che hanno fatto tremare i polsi. Un solo appunto a gran parte degli artisti: due canzoni si possono anche imparare a memoria senza dover per forza ricorrere al leggio. Ma andiamo oltre.
Cosa mi è rimasto negli occhi e nel cuore di questa serata? Una serie di istantanee, belle e luminose, di quelle che vien la voglia di mettere in casa, e non perchè le altre siano meno riuscite ma solo perchè si sposano alla perfezione con la mia idea di Luigi Tenco.
C’è Bocephus King che canta a piedi scalzi e con una coroncina di fiori in testa “Mi sono innamorato di te… because i had nothing to do“. Un uomo sereno, un uomo libero.
E qui l’emozione (traditrice) di Marina Rei che apre la serata – batteria avanti e orchestra alle spalle – con “Li vidi tornare“, prima versione di “Ciao, Amore Ciao”, l’ultimo brano cantato da Tenco. Che botta!
Poi la follia e l’originalità de Gli scontati, la loro godibile teatralità, lo sventolio di banconote e il lancio di riso per “Vita sociale” e “Uno di questi giorni ti sposerò”. Proprio da stampa su tela!
Qui Ascanio Celestini ha gli occhi che sorridono nel raccontar il Tenco felino e sornione che scappa dalle brave ragazze (“Una brava ragazza”).
Peccato non si possa sentire ma c’è la tromba gioiosa di Roy Paci, per fortuna che esiste Roy Paci… (“Giornali femminili”).
E c’è anche la foto da cornice d’argento, di quelle cornici un po’ barocche ma eleganti: si vede Morgan che fa il nodo al papillon ad Antonio Silva, il presentatore storico del Tenco. per lui elegantissima entrata con calice alla mano (che si è fatto prestare dal bar dell’Ariston con la promessa di non romperlo) per l’acqua blu della “Ballata della moda”.
Una nota a parte va riservata all’interpretazione del giovane rapper Kento (il suo nome è l’anagramma fonetico di Tenco, e questa già la dice lunga) che ha rivisitato i brani “Triste sera” e “Io sono uno”. Forse è mancato un po’ di coraggio e quel pizzico di rabbia in più che Luigi aveva, però tutto sommato è quello che ha rischiato di più, quindi chapeau.
Giù dal palco, in prima fila, c’è Giuseppe Tenco che con la voce rotta dall’emozione ringrazia per la preziosa serata in onore dello zio che “sarebbe piaciuta anche a mio padre”.
Da “Come mi vedono gli altri… quelli nati dopo“, grazie alla collaborazione con ICompany, dovrebbero venir fuori due speciali televisivi. Al momento non è dato sapere altro, ma già il fatto che una serata come questa possa andare in tv è di per sè una buona notizia.

C’è un’altra immagine che mi è rimasta negli occhi e si riferisce alla sera precedente al gran finale. Il sipario è chiuso e la gente si avvia all’uscita, nel foyer del teatro la Bandakadabra (ritmico ed essenziale “tappabuchi”) attacca “Ho visto un re” e il pubblico “uscente” si ferma per cantare “e sempre allegri bisogna stare, che il nostro piangere fa male al re, fa male al ricco e al cardinale, diventan tristi se noi piangiam“.
Ma come si fa a non stare allegri dopo serate come questa?

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About Daniela Esposito

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Sono soprattutto una giornalista. Attualmente, facendo un cambio di campo, mi occupo di comunicazione ma tenendo ben presente quale sono le dinamiche e le esigenze di chi è dall'altra parte. Nessuno può saperlo meglio di chi "dall'altra parte" c'è stato.

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