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Complice Fernanda. Tenco 2016, 13 maggio: un giorno dedicato alla Pivano

Di Elisabetta Malantrucco

Ci sono dei giorni che inaspettatamente si rivelano straordinari e magici e sembra che tutto vada per il verso giusto o che quello che potrebbe non andare – magari una vaga pioggerella all’improvviso o qualche ritardo negli arrivi previsti – si scopra invece alla fine fondamentale per creare atmosfera.

È quello che è accaduto a Sanremo il 13 di Maggio, in occasione della giornata organizzata dal Club Tenco per ricordare, Complice la musica, una grande intellettuale e una grande italiana: Fernanda Pivano.

Preceduta il 12 da un’anteprima su Bob Dylan nell’interpretazione (e traduzione) di Tito Schipa Jr (alla quale purtroppo chi scrive non ha potuto assistere), la giornata sanremese ha avuto dei momenti coinvolgenti tutti da ricordare.

complice_musica_1Innanzitutto, a partire dalle 15.00, la lunga maratona di lettura, organizzata nel suggestivo quartiere della Pigna, a sfidare anche nuvole e temporali: più di cento tra ospiti, amici, artisti, soci del club, giornalisti, appassionati, studenti, si sono alternati per rileggere l’intera Antologia di Spoon River nella storica traduzione della Pivano. Sempre nel pomeriggio, sempre alla Pigna, ma all’interno dell’ex Chiesa di Santa Brigida (ma quanti bei luoghi del passato conserva semi nascosti questa nostra vecchissima Italia!) ci sono stati i consueti incontri del pomeriggio tenchiano, con proiezioni, discussioni e interventi; ricordiamo che la Pivano è stata amica della Rassegna della Canzone d’autore da sempre e le è stato anche consegnato il Premio Tenco come operatrice culturale.

E poi è arrivata, presentata come sempre dal ‘bravo’ presentatore Antonio Silva, l’entusiasmante serata di musica al Casinò. Una parola va detta anche sulle belle scenografie realizzate su immagini di Marco Nereo Rotelli.

Ad aprire Mirco Menna che ha interpretato la sua canzone Lacrime e sole introdotto da alcuni versi scritti appositamente dalla Pivano e da lei recitati, come nella versione discografica; il cantautore bolognese ha poi cantato un altro brano: una poesia di Denise Levertov, altra artista amata dalla ‘Nanda’ e da Menna musicata.

Un’ottima apertura seguita da un set davvero unico e straordinario, che speravamo davvero non finisse mai. La storia è bella e dà gioia a raccontarla. Sergio Endrigo aveva infatti scritto delle canzoni musicando – nell’originale inglese – poesie di grandi scrittori americani, da Thomas Eliot a Emily Dickinson, da Lawrence Ferlinghetti a Edwin Arlington Robinson, da Waring Cuney e Robert Creely. Canzoni rimaste pressoché inedite, dei provini conservati fortunatamente dalla figlia Claudia. Ebbene, il 13 di maggio queste canzoni hanno preso vita grazie agli arrangiamenti e alla performance del gruppo di Mauro Ottolini, che ha davvero impressionato per bravura; a cantare si sono alternati Rossana Casale, Alberto Fortis, Diodato e Vanessa Tagliabue Yorke. Se da Rossana Casale ci aspettavamo naturalmente il meglio e se Alberto Fortis non ha certamente deluso, a dare il massimo e a coinvolgere per bravura e passione sono stati Diodato (impeccabile e perfetto) e Vanessa Tagliabue Yorke: una grande voce femminile in un corpo esile garbato e aggraziato, che si muove sul palco come un uccellino. Bravi tutti, emozionanti, irripetibili. Un set quello su Endrigo che ti fa tornare a casa pensando a quanto sarebbe bello se fosse obbligatorio per legge procurarsi un po’ di buona musica tutte le sere, prima di andare a dormire; il mondo ne guadagnerebbe. In una stagione in cui si gioca al ribasso e i diritti vanno difesi con le unghie e con i denti, forse una battaglia per il diritto alla bellezza sarebbe l’unica speranza di salvezza.

Ma non è finita qui.

Perché poi sul palco sono saliti l’estro e la follia di John De Leo, a cui era stato chiesto di interpretare, immaginare, musicare, destrutturare, riposizionare, sintetizzare, rivoluzionare il famoso The Bomb di Gregory Corso, come da desiderio espresso dalla Pivano in un vecchio Tenco di qualche tempo fa. Il risultato? Pazzesco, micidiale, indimenticabile: siamo arrivati all’intervallo storditi e felici. Giusto il tempo di un bicchiere all’Infermeria del Tenco: è cominciata subito la seconda parte dello spettacolo con Morgan e Cristiano De Andrè che si sono alternati eseguendo brani di Non al denaro non all’amore né al cielo, l’ album di Fabrizio De André, scritto con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani e tratto dall’Antologia di Spoon River.

Iperattivo e brillante Morgan, più giudizioso Cristiano, la loro è stata la conclusione migliore della serata. Anche se per chi scrive la magia della prima parte resterà come un prezioso ricordo da conservare.

Grazie al Club Tenco, che, ricordiamolo sempre, tra difficoltà interne e esterne, resta un gruppo di volontari resistenti che ogni anno e più volte all’anno cerca di regalare poesia, scopre e valorizza talenti, immagina possibilità di incontro.

p.s. Ci vediamo a ottobre

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