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Come raccontare Cia e Felice, Tata e il Maestro Virgilio?

E’ tutto il giorno che ci penso…
Come raccontare Cia e Felice, Tata e il Maestro Virgilio?
Ho raccolto tutto il materiale possibile, biografie, articoli…
E infine l’ho messo.
Quel disco.
Quel disco del Quartetto Cetra su cui ho lavorato con pazienza e amore e che ho contribuito a far uscire insieme a Massimo e agli amici di Radioscrigno e dell’etichetta Twilight…. Era tanto tempo che non li risentivo quei suoni anni cinquanta, quelle vecchie canzoni… ora, per esempio, sta andando un pezzo su Walter Chiari, parodia del brano “Giacomo Casanova”… “Frank Sinatra s’è dovuto ritirar/ Walter Chiari/ tu ti credi veramente affascinante/ aitante/ quando vai controcorrente in cabriolet…” chissà se ad Alessio Boni lo avranno detto che per capire Walter Chiari ci serve un tot di Cia e Virgilio e poi un poco di Dapporto e Gorni Kramer… ma sì, qualcuno lo avrà fatto… e il disco va… parla di teatro, di rivista, di autori di cinema e anche di suggeritori.
Perché mica tutti sanno o ricordano che prima della Tv quelle parodie e quelle riviste meravigliose il Quartetto Cetra le faceva alla radio… Che palestra la Radio è stata per quel favoloso mondo dello spettacolo che ormai non c’è più e su cui forse è calato definitivamente il sipario proprio con la morte della cara Lucia Mannucci… e che magnifico lavoro ho potuto fare io per anni, tra vecchie bobine e polverosi vinili… che occasione straordinaria per capirlo quel mondo.
Per capire ad esempio che i Cetra non erano quel Quartetto di signori anzianotti che vedevo da piccola in Tv, ma piuttosto la storia della canzone italiana… e che Lucia non era una qualsiasi dama per bene con i capelli messi rigorosamente in piega, ma casomai l’usignolo potente di quella canzone. E che Virgilio non era solo un gentleman con dei grandi occhiali, ma uno dei più grandi Maestri e il più prezioso studioso della nostra storia musicale e che quelle vecchie canzoni dei varietà erano in realtà gioielli indimenticabili.
Che scoperte in mezzo a quelle vecchie bobine: che incontri, che grande amore per quegli anni lontani in Radio, a Via Asiago, quando si registravano i provini di Angelini Barzizza e il Maestro Prato… e a proposito di questo, quante volte mi sono chiesta quale fosse lo studio dove avvenne l’incontro… Proprio quello lì che ha raccontato Virgilio: l’incontro con Lucia… quando lui, timido ma deciso, va da Prato a proporre un suo brano per il trio Lescano e bussa alla porta dello studio, la apre e… la trova lì, accanto alla coda del pianoforte. “Ha i capelli biondi dolcemente ondulati e ricadenti sulle spalle, il viso rischiarato da un grazioso sorriso, gli occhi grigioazzurri lucenti come due gioielli”. E il Maestro Prato gli chiede di rimanere per ascoltare questa ragazza… di cui è già innamorato. “Lei si chiama Lucia Mannucci, ha vent’anni, canta, proviene da Milano e predilige i brani degli chansonniers francesi. Ascolta questo: è Charles Trenet” e così Virgilio scopre che oltre ad avere un vitino e delle gambe deliziose, la ragazza “è una cantante di classe: ha la voce delicata come lo scorrere di un ruscello ma la sa usare con una grinta da fare invidia a un’interprete consumata; scandisce le note senza l’ombra di una sbavatura, le rincorre in un incalzante girotondo, le riacciuffa e le fa rimbalzare come palline”.
Ecco. A questo punto io che mai posso dire di Lucia in poche righe? Devo forse spiegare a qualcuno che queste parole dette con la voce dell’amore sono semplicemente la verità e che se qualcuno non lo sa basterebbe che ora la sentisse insieme a me, mentre ci invita al Festival del Jazz con Gorni Kramer e Lelio Luttazzi e non capisco se mi trovo anche io magari in Sala A, a via Asiago a registrare il pezzo, o in USA “con i pronipoti di Stan Getz”, come sta dicendo lei… E spetta forse a me dire che senza il Quartetto Cetra NIENTE musica leggera italiana, NIENTE rivista italiana NIENTE commedia leggera NIENTE varietà televisivo, NIENTE radio, NIENTE DI NIENTE?
Non spetta a me. Io non so parlare; io preferisco piuttosto sentirli cantare adesso, mentre si trovano a Torino, “passeggiando per il centro sotto gli archi di via Roma”… e si chiedono: ma “se il Jazz fosse nato a Roma” avremmo forse “Fabrizi col Trombon?” Ecco, e mentre li ascolto mi viene anche in mente che forse adesso arriveranno Billi e Riva, il compagnuccio della Parrocchietta e magari – perché no? – Corrado… Lo so. Magari sembro patetica… ma a me è capitato di trovarmi in mano vecchi copioni, scoprire le improvvisazioni, apprezzare la bravura tecnica, le sperimentazioni… e girando in quei soliti e vecchi corridoi della Radio, l’ho vista tante volte Lucia che mano nella mano a Virgilio fa un saluto a Gianni Agus e nel bar stile liberty, che ora non c’è più, prende un caffè con De Filippo (quale? uno qualsiasi: quello che vi pare), mentre intanto Tata sta lì concentrato a studiare un modo nuovo per prendere in giro l’altezza di Rascel… beh, lo so… sto andando di fantasia. Ma queste fantasie me le hanno messe in testa proprio i Cetra. Perché non era questo che loro facevano nei loro giochi musicali, nelle loro riviste? Nelle loro parodie? Ma non sono certo io l’esperta di Quartetto Cetra. Di esperti ce ne sono eccome. E sono straordinariamente bravi. Con loro bisogna parlare. E senza perdere tempo: che qualcuno si impegni subito a fermare la loro storia definitiva una volta per tutte, passando dal figlio di Virgilio e Cia, Carlo, che con tanto amore conserva e protegge l’immenso archivio dei genitori; avrei voluto chiedergli, quando l’ho incontrato, se il papà gli avesse mai indicato lo studio di quel famoso incontro… ma non ho avuto il coraggio. Lo avrei voluto chiedere direttamente anche a lui… e ora sorrido perché la vita è fatta di momenti. E non volevo, ma non posso farne a meno di raccontarlo: cosicché chiudo questo pezzo sgangherato, (mentre ascolto un omaggio a Wandissima).. ricordando quel giorno in cui, entrando in redazione, Massimo mi dice: “Ti ha cercato Virgilio Savona, ha detto se lo richiami”“Chiiiiii?” (mentre già mi appoggio barcollante alla prima sedia che incontro) “Virgilio Savona. Ecco il numero”. “Non posso, io N-O-N posso”“Smettila: chiama subito”. L’ho fatto. Mi ha risposto LEI. Era proprio LEI. Avrei riconosciuto quella voce soave ovunque. Me l’ha passato, mentre io, in piedi, continuavo a fare inchini giapponesi… Non dimenticherò mai cosa mi disse a un certo punto (in mezzo ai miei centoquindicimila “Maestro, Maestro, Maestro….): dichiarò che gli piacevo in Radio – io che mi sentivo così imbranata… – e che soprattutto gli piaceva il mio “leggero flauto romanesco”. Allora, facendomi coraggio, azzardai: “Più che un flauto è un’intera orchestra”. E lui ha riso…. Sì, lo giuro: lui ha riso. Di una mia battuta. Incredibile. Sono io che rido adesso mentre li ascolto in una parodia di Route 66: “Pasquà ca se tratta de faticà, ca nun sanno manco magnàààà, sai che c’è? Sto binario nun fa pe mmeee”.
Ciao Tata, Felice, Virgilio e… Cia… e grazie soprattutto di avermi insegnato, proprio voi, “l’importanza del microfono” …: “senza questo buon microfono noi saremmo dei contabili, ragionieri formidabiliiii…”
E io? Naturalmente, come canta adesso Lucia, io sarei… “secretaire/ di un gran Banchier…”, o più semplicemente, come è ovvio, sarei…:
nella vecchia fattoria… ya ya o…! 

Elisabetta Malantrucco


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