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Carlo Massarini, ovvero il “Signor Fantasia”.

Carlo Massarini è, da quarant’anni ormai, un punto di riferimento, un faro luminoso costantemente puntato sulla buona musica e sulla multimedialità,  ad indicarci da sempre, un percorso di ascolto e di visione assolutamente originale e inedito.

 Con la lente dell’appassionato ha contribuito enormemente a far luce su tutto ciò che era nascosto  o che non arrivava alle nostre orecchie e ai nostri occhi di giovani affamati di musica italiana e straniera. La Rete, YouTube e i Social Network, con i loro contenuti accessibili con un solo click, erano davvero lontani in quegli anni,  così  come ci sembrava lontana l’America. Dall’altra parte della luna, avrebbe detto Dalla.

Alla stregua di un Indiana Jones, Carlo è sempre stato alla costante ricerca della sua Arca, che poi è soprattutto la “buona musica”, nelle sue varie declinazioni del folk, jazz, progressive, rock’ n’ roll, blues, reggae, senza però steccati né barriere di alcun genere, perché, chi ascolta poi, può davvero cogliere il bello ovunque, scoprendo magari, se si è un po’ curiosi, che le radici della musica che si ama sono altrove, in territori musicali, solo apparentemente distanti dal tuo.

Dal punto di vista di chi, invece, la musica la crea, le contaminazioni tra i cosiddetti “generi”, soprattutto se innescate da artisti intelligenti e visionari, citiamo ad esempio Peter Gabriel e la sua World Music, o David Byrne, anima dei Talking Heads, hanno spesso creato suoni davvero originali ed unici, in anticipo su tendenze che si sarebbero poi diffuse con esperimenti dai risultati più o meno riusciti.

La contaminazione, in una accezione più ampia, è da intendersi anche in modo trasversale, tra  arti di vario tipo, come la musica e la pittura, il cinema, il disegno grafico, il teatro, la danza e il fumetto.

Il rock inteso cioè come “arte globale” e qui basterebbe solo citare artisti come David Bowie e Kate Bush che, nelle coreografie dei loro spettacoli, si avvalsero con successo del lavoro del grande coregrafo e ballerino Lindsay Kemp. Oppure si pensi all’influenza che ebbe il pittore, scultore e regista Andy Warhol e la sua factory su artisti come Lou Reed e i Velvet Underground.

Un laboratorio di suoni, visioni e tanta creatività e originalità di cui Carlo si nutre da sempre.

Lui che ha vissuto da protagonista gli inizi degli anni ’70 con la grande stagione di trasmissioni  radio che andavano in onda sul secondo programma Rai e che hanno formato intere generazioni di adolescenti, come “Per voi Giovani” e “Popoff”, autentiche palestre dove i ragazzi potevano allenare il cuore e il cervello ascoltando tanta buona musica e testi di canzoni che sembravano delicate poesie o brevi racconti di storie tanto intime e personali così come di tipo surreale o di assoluta fantasia.

Insieme a Carlo, colleghi come Dario Salvatori, Mario Luzzato Fegiz, Maria Laura Giulietti, Claudio Rocchi, Michelangelo Romano, Fiorella Gentile, Eugenio Finardi, tutta gente che si sarebbe poi distinta nella Tv, nella carta stampata o facendo musica attiva. Trasmettevano interi LP di artisti come Genesis, Joni Mitchell, Leonard Cohen, Bob Dylan, e a Carlo capitava spesso anche di leggerne i testi e tradurli dall’inglese, cosa impensabile di questi tempi, considerata l’omologazione dei grossi network commerciali, la cui programmazione è ispirata solo da logiche di mercato; probabilmente poi trovare oggi interi dischi i cui testi siano davvero interessanti da raccontare non sarebbe un impresa tanto semplice.

Il “Signor Fantasia” sorridendo racconta che, per quanto originale e innovativo fosse il loro modo di far radio, c’erano soltanto loro e dunque chi accendeva la “scatola parlante” era “costretto” a sceglierli; le radio private sarebbero arrivate solo qualche anno più tardi. Assolutamente vero, resta comunque la voglia di sperimentare qualcosa di diverso dal solito, di incuriosire l’ascoltatore al punto tale da indurlo poi,  a cercare magari quel determinato disco o quell’artista nel negozio sotto casa. Se tutto questo non vuol dire fare anche cultura.

Nel maggio del 1981 Carlo Massarini, vestito di bianco, attraverserà il tunnel per il passaggio dal mondo della realtà a quello cosiddetto della fantasia, in un programma ideato da Paolo Giaccio, con la collaborazione del “lupo cattivo” Mario Luzzato Fegiz e che si avvaleva della geniale ed innovativa grafica di Mario Convertino, con un superteam di lavoro che realizzò all’epoca un programma che sarebbe poi diventato un autentico cult, “Mr Fantasy”, con uno studio all white, le videoclip che irrompevano massicciamente in un programma Tv dedicato alla musica e alla video arte. Tre anni di “Fantasia al potere”, poi nel  1984, quel programma, che accese e alimentò passioni musicali di decine di migliaia di adolescenti si concluse.

Il Signor Fantasia continuerà comunque a fare Tv di avanguardia negli anni a venire con programmi come “Non necessariamente” e “Mediamente” che avrebbero anticipato di lì a poco il boom della grande rete e dei social network.

Ma il grande sforzo creativo e artistico di quella Tv e il rispetto con cui veniva trattata la musica, non ebbe purtroppo, tranne rare eccezioni (si pensi solo a “D.O.C.” di Renzo Arbore), degni eredi.

Il “Signor Fantasia” è sempre, perennemente alla ricerca della sua Arca, oggi naturalmente viaggia soprattutto lungo autostrade informatiche; fortuna che ha ancora voglia di raccontarci di questi suoi viaggi e delle sue scoperte musicali, come accade in un programma, o meglio, una mini striscia notturna, come la chiama lui, che conduce in queste settimane su Rai5,  a partire dalle 00.20 circa e che si chiama “Ghiaccio Bollente”, subito prima di una autentica maratona musicale che, solo l’appassionato nottambulo, potrà godersi fino in fondo. Davvero una rarità.

In tempi in cui regna ovunque incontrastato lo squallore e la banalità, vien proprio voglia di appellarsi a qualcosa, magari proprio ai versi di una vecchia canzone dei Traffic, gruppo tanto amato da Carlo, sperando possa accadere qualcosa.

Caro Mister Fantasia suonaci un motivo/ qualcosa che ci renda felici/ fai qualunque cosa/ ma portaci fuori da questa tristezza
Chissà se “questa maledetta notte (che) dovrà pur finire”, finirà per davvero.  Se riusciremo a recuperare almeno un po’ di quell’ antico splendore e a riempire il buio della notte di “musica e parole”, e della luce dell’Arca del “Signor Fantasia”.

Altrimenti finiremo per rassegnarci a credere definitivamente che, come diceva Roberto “Freak” Antoni, “non c’è gusto in Italia ad essere intelligenti”.

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About davide favia

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Il mio cuore batte da sempre per la buona musica d’Autore. Da quando intravidi, tantissimi anni fa ormai, in un programma Tv, Francesco De Gregori, sì proprio lui, il Principe, imbracciare la chitarra e intonare “Generale, dietro la collina..” fu subito colpo di fulmine, amore a prima vista. Il primo vinile acquistato fu “Viva l’Italia” ed il mio primo concerto il mitico “Banana Republic” al vecchio stadio “Delle Vittorie” di Bari, la mia città, al seguito di mia sorella maggiore e di alcune cugine appassionate di buona musica. Continuai imperterrito a percorrere, attraverso gli anni, i sentieri del cantautorato nostrano con l’ascolto della musica che proveniva dalle frequenze delle diverse radio libere del tempo, di cui mi nutrivo avidamente e con l’acquisto di dischi e andando ai concerti, quando il budget assai ridotto me lo permetteva, provando a saziare la mia fame attraverso la lettura di tante riviste (internet era lontana anni luce!) e di libri sul tema.

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