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Andando a caso con Battiato

 

 

 

 

 

cover Franco Battiato

«Andando a caso» sono le prime parole che Franco Battiato intona nel suo nuovo album, uscito il 1 ottobre. Si intitola “Dieci stratagemmi” (proprio come i dieci brani), e cita così i 36 stratagemmi di un’arte bellica dell’antichità cinese. Dicevamo: “andando a caso”, che è un po’ quello che fa Manlio Sgalambro (autore dei testi), e l’antitesi di quello che fa Battiato (autore delle musiche e degli arrangiamenti). Frutto dell’allontanamento del cantautore dal mondo della musica, e del privilegio che pone ormai per quello del cinema (dopo il primo film “Perduto amor” è in preparazione il secondo), Battiato con maestria getta il lavoro per il perfetto fan: ottime capacità nell’assembramento della musica con le parole e niente anima. Suonato egregiamente, non c’è che dire, ma senza la volontà di trasformare lo stile in arte. Arrangiamenti già sentiti e anzi stilizzati, che abbandonano in maniera “piaciona” la tendenza per la musica rock che Battiato ha sempre avuto, preferendo una spudorata inclinazione pop, eccessivamente fastidiosa per chi, come il sottoscritto, il cantautore lo ha sempre ammirato molto ma alla lontana, senza avere l’attaccamento da fan(atico). Battiato delega a Sgalambro il compito di difenderlo dalle critiche (giuste) ricevute in seguito all’esibizione ad una Festa Tricolore di Alleanza Nazionale. E così sbandiera un inno al suo oscuro e riprovevole qualunquismo nei seguenti versi della terrificante “I’m that”: «Non sono mussulmano nè induista / nè cristiano nè buddista / non sono per il martello / nè per la falce / nè tanto meno per la fiamma tricolore / perchè sono un musicista». Un (quasi) ridicolo tentativo di canzone sociale viene attuato in “Ermeneutica”, con i vari riferimenti a Bush e all’impero americano, espressi mediante un linguaggio finto-complesso e messaggi vero-banali; per non parlare della musica che tenta di essere ironica, sull’imitato passo di quegli autori scorsi che nella musica dai contenuti tragi-comici erano davvero artisti. Ma poi cosa vuol dire questa canzone? Si può essere contro la guerra e appoggiare chi la fa?
Al di là di tutto, la sincerità ci deve portare a riconoscere che ci sono due brani veramente validi: parliamo di “Tra sesso e castità” e “Odore di polvere da sparo”, unite forse dal filone simil narrativo che seguono. “Tra sesso e castità” sembra una canzone che Battiato avrebbe scritto una decina d’anni fa, matura e nostalgica, mantenendo la dolcezza con quei versi che ritornano: «Chissà com’è la tua vita oggi / e chissà perchè avrò abdicato». La seconda è quasi Battiato anni 80, con la descrizione d’atmosfere e stati d’animo attraverso eccellenti musiche e parole, e la prepotente prevaricazione dell’Occidente sulle altre culture che risale a galla del tutto. A volte per ottenere nuove cose buone, è necessario andare a rovistare fra quelle vecchie.

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About Antonio Piccolo

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Antonio Piccolo (Napoli, 1987) è un critico e uno studioso di canzone d'autore, oltre che attore e regista di teatro. È membro della giuria del Premio Tenco; fa parte della redazione musical-letteraria del Premio Lunezia. Ha collaborato alla stesura del "Dizionario completo della canzone italiana" (Giunti, 2006), ai volumi "Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo" (Rizzoli, 2007) e "Nudi di canzone. Navigando tra i generi della canzone italiana" (Zona, 2010). Per la Bastogi ha pubblicato nel 2007 il saggio "La storia siamo noi. Francesco De Gregori".

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