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Alice in Chains – Rainier Fog: Recensione

«We Die Young», cantavano gli Alice In Chains nell’annus domini 1990 e mai profezia fu tristemente più vera. Erano gli anni del grunge, delle camicie di flanella e della generazione x, erano gli anni dei Nirvana, dei Soundgarden ed ovviamente anche degli Alice In Chains.

La profezia in verità si è realizzata solo parzialmente. Se è infatti vero che Layne Stayle ci ha lasciato già dal lontano 2002, è altrettanto vero che la formazione di Seattle non si è mai persa d’animo. Dal 2006 il cantante-chitarrista William DuVall è presenza fissa negli album e nei live della band. Ma è soprattutto nella figura dell’autore-chitarrista Jerry Cantrell che gli Alice in Chains sono ancora vivi. Negli ultimi nove anni hanno dato alle stampe ben tre dischi.

Ciò non toglie che, a parte forse “Black Gives Way to Blue”, l’album del ritorno, il successivo “The Devil Put Dinosaurs Here” e ancor di più questo nuovo “Rainier Fog” sappiano un po’ troppo di mero esercizio di stile, ben fatto, ma nulla più. Ascoltare le dieci tracce di quest’ultima fatica farà infatti la gioia degli amanti della scrittura sopraffina di Cantrell, senza però saper emozionare chi dalla musica cerca altro: sudore, sofferenza, emozioni.

Stayle non c’è più e quindi brani immortali come Rooster, Heaven Beside You o I Stay Away non ne potremo più sentire. Rimane quell’inconfondibile mix fra metal, suoni acustici e grandi melodie. A voi la decisione se possa essere sufficiente o meno.

Andrea Manenti

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