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5 Domande a… Roberta Di Lorenzo

Roberta Di Lorenzo, cantautrice molisana, inizia ad otto anni lo studio del pianoforte e compie gli studi classici a Termoli, dove vive fino al 1999. Approfondisce lo studio della chitarra a Firenze fino al 2001, per poi spostarsi a Torino, dove studia canto lirico e si iscrive al DAMS. Autrice di canzoni fin da giovanissima, Roberta Di Lorenzo non ha mai smesso di scrivere, finché  nell’inverno 2007 ottiene un’audizione con Eugenio Finardi, che decide subito di portarla con sé in tour come supporter ufficiale per due stagioni. Nel 2010 lo stesso Finardi è il produttore artistico de  “L’occhio della luna”, album d’esordio della cantautrice, il cui singolo “Antigone” è stato programmato da molte emittenti radiofoniche italiane ed europee. Grazie al suo album d’esordio, Roberta Di Lorenzo è stata definita da alcuni importanti critici musicali italiani come una delle cantautrici rivelazione degli ultimi anni. “L’occhio della luna” svela subito le doti di Roberta, dotata di una cifra stilistica molto personale: una vocalità intensa che si accompagna ad un’originalità sonora fuori dal comune, unita alla capacità di scrivere dei testi con un’acuta visione del mondo al femminile. L’album ottiene da subito entusiastiche recensioni su alcune importanti testate musicali italiane e riceve la nomination tra le opere prime al Premio Tenco 2010 ed il Premio Lunezia 2010 per il suo valore musical letterario. Nel 2011 Roberta Di Lorenzo riceve “La Targa Via Del Campo” ed è finalista al Premio Bianca D’Aponte 2011 con il suo brano “Capitano”. Inoltre, il brano “Luce da un faro” è contenuto nel doppio cd “La leva cantautorale degli anni zero”, promosso da MEI e CLUB TENCO. Il suo nuovo disco di inediti, “Su questo piano che si chiama Terra”, è attualmente disponibile nei negozi tradizionali e nei digital store. All’interno è contenuta la versione di Roberta di “E tu lo chiami Dio”, brano che la cantautrice ha scritto nel testo e nelle musiche e che Eugenio Finardi ha presentato al Festival di Sanremo 2012.

  1. Navarre e Isabeau si amano e non riescono a incontrarsi, perché un vescovo geloso del loro amore li ha maledetti: lei di giorno è un falco, lui di notte è un lupo. Il film interpretato da Rutger Hauer e Michelle Pfeiffer è una parte importante della mia vita. Che sorpresa scoprirlo come brano del tuo disco con lo stesso titolo cinematografico, Lady Hawke.

E’ una metafora dell’ amore. L’ uno in attesa dell altro, il gioco della vita che allontana ma che alimenta il desiderio di rivedersi ancora… Amo parlare dell’ amore utilizzando personaggi che posseggono nature e tempi diversi. Trovo che si sia realismo in questa rappresentazione dell’ amore. Ci sfugge sempre un po’ l’ amato, lo sfioriamo ma per poco. Ha a che fare con cio’ che sentiamo, non con quello che vediamo…un falco puo’ amare un lupo solo se vede oltre il lupo..e viceversa.

  1. Com’è nata l’idea di coinvolgere una personalità come Alberto Fortis nel brano di cui abbiamo appena parlato? Anche lui appassionato della pellicola?

Conosco Alberto Fortis da sempre dal punto di vista artistico, le sue canzoni, la sua vocalità.. Da circa un paio d’ anni lo conosco personalmente… terminata la scrittura di Lady Hawke sapevo già che necessitava di una voce maschile per il duetto, quindi è stato facile immaginare che fosse lui a interpretarla al meglio. All’ ascolto del brano si rivelò entusiasta e affascinato dal tema soprattutto, quindi’ accettò. La sua voce regala intensità e magia a un brano che racconta piu’ una storia che una favola…la storia di amanti destinati a rincorrersi e a non perdersi mai. Per me è un onore averlo nel mio album.

  1. Non l’abbiamo nominato subito, ma due parole su Eugenio Finardi non possiamo non dirle. Produttore del tuo primo album e interprete del tuo brano all’ultimo Festival di Sanremo. Probabilmente E tu lo chiami Dio non l’avevi pensato con la voce di Finardi. Com’è stato l’impatto della nuova vocalità sulla tua struttura?

E tu lo chiami Dio” è nato spontaneamente, è il frutto di un dolore diventato musica. Non l ho scritto per il Festival di Sanremo né tanto meno perché fosse Finardi a cantarla. Quindi la tonalità è rimasta quella, l’ arrangiamento anche. Eugenio ha portato la canzone è lo ha fatto in modo coerente alla sua figura e personalità vocale. La mia versione è la stessa, solo che la voce è femminile e ha il coinvolgimento forte di chi l ha scritta. Per il resto, rimane “E tu lo chiami Dio” la canzone.

  1. Andrea Mirò, i Sonohora per cui hai scritto tre brani. Le collaborazioni sono come gli ibridi secondo te, moltiplicatori di energia?

Certo che si, ma solo se sono collaborazioni dettate dal piacere di condividere la musica. Ci si contagia di entusiasmo, si mescolano gli stili, questo rende piu’ bella una canzone, addirittura un progetto , fa crescere un artista, a condizione che sia curioso e aperto all’ idea di mettersi in gioco o al servizio degli altri. Con i Sonhora per me è stato cosi’, quando Luca e Diego mi hanno chiesto di scrivere i testi di alcuni nuovi brani, il mio pensiero è stato :” perché non dovrei farlo? Si!”

  1. Infine le scelte musicali di questo tuo nuovo album Su questo piano che si chiama Terra: chitarre sempre fresche, la guida sicura del piano, che presumo sia l’incipit del tuo comporre. E un genio come Marco Fadda a inventare percussioni.

Si, quasi tutte le canzoni di questo album sono nate al pianoforte… Marco Fadda alle percussioni , Diego Borotti al sax, Pino e Lino Nicolosi e molti altri musicisti..compresa me alle chitarre acustiche.. tutti responsabili di questo lavoro di cui vado fiera .. “Su questo piano che si chiama Terra” è un album che viaggia non ad una alta e disattenta velocità , ma alla velocità giusta per godere del paesaggio e non dimenticarsene .

Eugenio Ripepi

Sito web dell’artista : http://www.robertadilorenzo.it/

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About Eugenio Ripepi

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Il cantautore Eugenio Ripepi ha esordito con l'album "La buccia del buio" (CNI/Bollettino). Dell'album Ripepi ha scritto testi e musiche e curato la produzione artistica, affidando la sezione ritmica del disco a personaggi del calibro di Ellade Bandini alle batterie (Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Paolo Conte); Marco Fadda alle percussioni (Ivano Fossati, Eugenio Finardi); Luca Scansani al basso elettrico (Enzo Jannacci, Ivan Graziani). Il primo singolo "La luce scalza",tratto da "La buccia del buio", in rotazione su Isoradio Rai, network nazionali e radio private, si è posizionato tra i primi 25 della classifica nazionale indipendenti e tra i primi 15 con il videoclip del brano. Il secondo singolo estratto, "Scarpe di colla", ha spostato l'attenzione sui temi della lotta e dell'impegno, consolidati con il nuovo 45 giri Sociale inciso con la band ligure dei Sottosuono, che ha arrangiato i brani contenuti all'interno: "Operaio alla catena di montaggio" e "Thyssen". www.eugenioripepi.com

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