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“Way Out” – Ron

Torna con un nuovo album intitolato “Way out” (Via d’uscita), dopo quasi 4 anni di silenzio discografico (non di musica dal vivo però) Rosalino Cellamare in arte Ron, cantautore tra i più amati che ha attraversato quarant’anni della musica d’autore italiana, giovanissimo esordiente in coppia con Nada a Sanremo nel 1970 con la canzone “Pà diglielo a mà”.

Subito dopo avviene l’incontro con il suo mentore e grande amico Lucio Dalla con cui scrive le musiche di “Piazza Grande” e che lo vuole accanto a sé e a Francesco De Gregori nel 1979 nello storico tour di “Banana Republic”, nella veste di musicista e arrangiatore dei brani scelti dal repertorio dei due big. Da lì la carriera dell’artista pavese prende decisamente quota. Pubblica nel 1980 un disco che contiene la fortunatissima title track “Una Citta per cantare”, cover di un brano di Danny O’Keefe, cantato da Jackson Browne e tradotto in Italiano da Lucio Dalla, un testo che parla della vita di un musicista “on the road”, in giro a suonare da una città ad un altra, dei suoi successi ma anche inevitabilmente dei fischi della gente che può dimenticarti in fretta se non si parla più di te nei giornali o nelle Tv. Chi non ha canticchiato almeno una volta “alle ragazze non chieder niente/ perché niente ti posson dare/ se il tuo nome non è sui giornali/ o si fa dimenticare/.

Parole che, a distanza di più di trent’anni sanno ancor più di verità, se solo si pensa a come oggi le pagine dei giornali, gli spazi dei talk show televisivi e dei nuovi media, siano monopolizzate dalle cronache dei vari talent show musicali, vere e proprie fabbriche di “prodotti canterini” da spremere per un pò come limoni e poi buttar via poco tempo dopo perché ne verranno creati di nuovi destinati a rimpiazzare i “vecchi” e così via, in un turnover spietato, dove l’ industria discografica (o meglio, ciò che ne rimane) è sempre meno interessata a promuovere ed investire davvero nei giovani talenti e nella musica di qualità, che è destinata a rimanere purtroppo, salvo rare eccezioni, nel sottobosco dell’ underground.

Ma tutto questo cosa c’entra con la Musica? Proprio nulla infatti.

Ron ha avuto lungo l’arco della sua lunga e felice carriera momenti di alto lirismo cantautorale, basti pensare a certe sue belle produzioni degli anni 80 (“Al centro della musica”, “Guarda chi si vede”, “Calipso” tanto per dire), che si avvalevano del contributo di musicisti del calibro degli Stadio e di vecchi amici come Lucio, all’epoca davvero all’apice della sua creatività e che scrisse per Rosalino testi di grande intensità poetica (una su tutte “Anima”).

Anche gli anni ’90 si aprono felicemente per il cantautore con il disco “Le foglie e il vento” contenente la popolarissima hit “Non abbiam bisogno di parole”, nel 1996 la sua canzone “Vorrei incontrarti tra cent’anni”, cantata insieme a Tosca gli regala persino la vittoria al festival di Sanremo.

Anche Rosalino ha attraversato poi momenti di crisi, vittima come tanti suoi colleghi, anche di un crescente disinteresse di certi media verso la musica d’autore in genere, ma lui è rimasto sempre e comunque fedele a sé stesso, un artista di grande coerenza e onestà intellettuale, disponibile e generoso verso il suo pubblico che continua ad amarlo e a seguirlo ancora oggi con grande affetto soprattutto nelle sue esibizioni live.

Scusate la breve digressione, ma dovendo parlare di un artista che ha contribuito con la sua produzione discografica a dare lustro alla musica d’Autore italiana, il suo lavoro meritava un minimo cenno di storia.

E veniamo finalmente al suo ultimo lavoro “Way out”, album fresco di uscita (29/01/2013), in cd e download digitale, contenente dodici cover ispirate dalla nuova onda musicale cantautorale anglo-americana, un lavoro che nasce da un suo viaggio solitario negli States, sulle tracce dei suoi miti musicali di sempre (Joni Mitchell, James Taylor, Jackson Browne e Crosby, Stills, Nash & Young), ma anche alla ricerca di nuovi stimoli, che Rosalino ha trovato in alcuni giovani autori, di cui ha personalmente curato le traduzioni delle canzoni in Italiano cercando di mantenersi il più possibile fedele al testo originale, ma facendole anche proprie, vicine al suo modo di essere e di sentire la musica e la vita.

La selezione delle canzoni spazia da songwriters più noti come Damien Rice (Palla di cannone), Jamie Cullum (Gran Torino) e David Gray (Libertà), ad altri forse meno noti al grande pubblico ma ugualmente di grande spessore, come K’ naan (Orgoglio antiproiettile), Michael Kiwanuka (Mi sto preparando) e Amos Lee (Ragazzo).

Qualcuno potrà penserà: “è la solita furbata commerciale di un disco di cover, niente di nuovo sotto il sole”.

Beh, che di cover si tratta, questo è innegabile. Ma questa, a nostro parere, è una “operazione” del tutto sincera e trasparente. Intanto per le scelte artistiche operate dal cantautore che ha dichiarato di aver trovato in rete queste canzoni, scegliendo tra gli artisti che lo emozionavano di più, poco conosciuti dal grande pubblico ed estranei alla musica mainstream; e poi, potremmo anche aggiungere, il “vizio” di suonare canzoni appartenenti alla tradizione angloamericana il Nostro ce l’ha sempre avuto sin da tempi non sospetti, come nel più sopra citato “Una città per cantare” traduzione di “The road” già interpretata all’epoca da Jackson Browne”.

E dunque trattasi di un ritorno, quello di Rosalino, che possiamo sicuramente affermare va ben oltre un semplice discorso di cover, è un lavoro che scaturisce da una esigenza profonda e urgente, quella di voler esprimere un messaggio di resistenza, di difesa ad oltranza come unica risposta ad un tempo di crisi che il mondo attraversa. Crisi che non è solo di natura economica, ma anche e soprattutto, come lui stesso ha spiegato, di deterioramento dei rapporti esistenziali e di valori.

Non esiste una medicina o un rimedio infallibile per guarire sé stessi e il mondo, ognuno di noi nel suo piccolo può, anzi deve cercare una sua via d’uscita, una “way out” per dirla appunto alla sua maniera.

E Rosalino lo fa molto bene mettendosi in gioco e interpretando questo pugno di canzoni in modo così intimo e personale, come se fossero state sue da sempre; con testi che trattano tematiche che vanno dal sociale alla guerra e poi naturalmente d’amore (“Dentro a questo buio, vorrei sapere se c’è un modo per guarire, un trucco per sparire?/Ma tu sei la risposta! Amore senza scampo/La mia via d’uscita…nonostante tutto” da “Orgoglio Antiproiettile” di K’ naan).

Per l’ artista pavese è fondamentale riuscire a guardarsi dentro, scavare nel profondo dell’anima fermandosi a riflettere, per riuscire a tornare dove è cominciata la sua avventura di artista e di uomo, in un luogo dove con la musica si riesce a comunicare davvero qualcosa agli altri e a provare ancora emozioni genuine e autentiche, fuor di ogni retorica.

Significa anche scegliere di registrare il disco in presa diretta, nel salone di casa propria, davanti ad un camino, insieme agli amici musicisti, evitando lo studio di registrazione proprio per vivere la musica in modo diverso, in maniera più vera ed essenziale.

Vuol dire, come Ron sta facendo, decidere di partire in tour visitando luoghi come club e locali della penisola proprio per continuare a respirare quell’atmosfera di intimità e complicità, sentendosi addosso una energia che si può provare solo se riesci a guardare negli occhi la gente, il pubblico che è lì davanti e che ti ascolta in silenzio e di cui riesci a sentirne quasi il respiro.

Occhi che ti osservano mentre con il capo fai un cenno d’intesa ai tuoi musicisti che sono lì con te sul palco o mentre con le dita accarezzi le corde di una chitarra per creare la magia di un suono.

Gente che ama e soprattutto rispetta il tuo lavoro, che poi è quello di provare a trasmettere quello che si ha dentro attraverso la voce e la musica, veicolare emozioni che poi noi ci porteremo dentro per un bel pezzo di strada.

Mentre Ron riprenderà il suo viaggio verso un’altra città, salirà su un altro palco a suonare.

Ancora una volta al centro esatto della musica.

About davide favia

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Il mio cuore batte da sempre per la buona musica d’Autore. Da quando intravidi, tantissimi anni fa ormai, in un programma Tv, Francesco De Gregori, sì proprio lui, il Principe, imbracciare la chitarra e intonare “Generale, dietro la collina..” fu subito colpo di fulmine, amore a prima vista. Il primo vinile acquistato fu “Viva l’Italia” ed il mio primo concerto il mitico “Banana Republic” al vecchio stadio “Delle Vittorie” di Bari, la mia città, al seguito di mia sorella maggiore e di alcune cugine appassionate di buona musica. Continuai imperterrito a percorrere, attraverso gli anni, i sentieri del cantautorato nostrano con l’ascolto della musica che proveniva dalle frequenze delle diverse radio libere del tempo, di cui mi nutrivo avidamente e con l’acquisto di dischi e andando ai concerti, quando il budget assai ridotto me lo permetteva, provando a saziare la mia fame attraverso la lettura di tante riviste (internet era lontana anni luce!) e di libri sul tema.

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