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Vinicio Capossela e La Banda della Posta in concerto a Bologna

 

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Estragon, Bologna

11 ottobre 2013

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Scordatevi di essere ad un concerto di Vinicio Capossela. Pensate di essere ad un matrimonio, anzi uno “sposalizio” – non necessariamente con un’altra persona, ma anche “con la vita” dice l’artista – in cui si alternino ritmi ballabili delle scuole più distanti, come il fox-trot, la polka, il valzer, il tango, la mazurka e chi più ne ha più ne metta. Scordatevi di Capossela e ricordatevi degli anni ’60 italiani, di quelle melodie nostrane e di quei ritmi esotici, come “Manuela” di Rocco Granata, “Si è spento il sole” di Celentano, per non parlare di quel capolavoro assoluto che è “La notte” di Salvatore Adamo.

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E non dimenticatevi della nostra musica tradizionale, quella dialettale, e anche quella di vocazione spiccatamente politica come nel grande Matteo Salvatore. Ritmi ballabili di tutto il mondo, musica dialettale, anni ’60 italiani ad un concerto di Capossela…e dov’è la novità? Esatto. La novità è che tutto il magma che fermenta da sempre in quel vulcano catalizzatore che è il talento del cantautore irpino viene qui manifestato in una vera dichiarazione d’amore alle proprie radici, culturali e geografiche, oppure in un “Inno alla gioia”, giusto per citare un suo brano messo significativamente nel finale (prima dei bis). E il matrimonio con il proprio passato procede per due grossi gesti simbolici: in primis, Capossela sceglie di farsi affiancare in quest’avventura dalla Banda della Posta, un esplosivo complesso di frizzanti anziani provenienti dal suo stesso paese di origine, Calitri; due, che i musicisti sul palco non si pongono nelle vesti di performer, ma esplicitamente nei panni di orchestra di paese, in cui il Capossela vestito a festa non è necessariamente cantante o guida, ma anche solo animatore, istigatore di danze, cerimoniere, gioioso ballerino non qualificato a festeggiare il suo semplice stare al mondo. L’Estragon di Bologna si fa così teatro di un matrimonio, in cui il pubblico recita la parte della comunità degli invitati, congiunta dal suono della musica e della forza primitiva del rituale. Ogni rumore è concesso e anche un certo margine d’improvvisazione, se qualche spettatrice sale sul palco a danzare veri e propri balli di gruppo su note da balera. C’è tanto da ridere, ma il rito è una cosa seria. Perciò il suggello della serata è una mormorata “Ovunque proteggi”, preghiera laica affinché la grazia accompagni i convitati verso l’uscita.

About Antonio Piccolo

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Antonio Piccolo (Napoli, 1987) è un critico e uno studioso di canzone d'autore, oltre che attore e regista di teatro. È membro della giuria del Premio Tenco; fa parte della redazione musical-letteraria del Premio Lunezia. Ha collaborato alla stesura del "Dizionario completo della canzone italiana" (Giunti, 2006), ai volumi "Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo" (Rizzoli, 2007) e "Nudi di canzone. Navigando tra i generi della canzone italiana" (Zona, 2010). Per la Bastogi ha pubblicato nel 2007 il saggio "La storia siamo noi. Francesco De Gregori".

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