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Tempo di Passaggio, ovvero la suite del mattino di Acustimantico

Di Elisabetta Malantrucco

È uscito “Tempo di passaggio”, il nuovo disco degli “Acustimantico”. Un tempo che in realtà viviamo tutti, individualmente e collettivamente, ogni giorno. Sospesi ma forse in viaggio… Intanto il gruppo romano ce lo racconta in musica e, tra l’altro, ce lo fa vedere attraverso le immagini che ha scelto in copertina. Abbiamo provato a condividere una parte di questo viaggio con tre di loro: la Voce, ovvero Raffaella Misiti, la Parola, ovvero Danilo Selvaggi, la Musica e l’abito sonoro, ovvero Stefano Scatozza…


Tempo di passaggio: “l’idea” che ritorna chiarissima ogni momento mentre si ascolta il disco… eppure io ho trovato anche moltissimo “mattino” e “ritorno della luce”. È un continuo richiamo all’ “inizio”. Ma questo passaggio è già avvenuto e ci dobbiamo soltanto svegliare e domani alzarci, oppure, mentre passiamo e siamo sospesi… questo nuovo inizio lo stiamo sognando e lo immaginiamo soltanto?

Stefano
È una domanda che tocca un dibattito interno tra noi e che coglie un punto vero: quello della trasformazione sofferta che si accompagna, però, al desiderio di un’alba, (penso a “Canzone di Giugno”) ad un tempo di inizio e freschezza. La mia personale esigenza – che però credo incontri anche quella degli altri – è la luce, in un momento in cui sento che c’è il buio. Io poi, in questo momento, sento forte l’idea dell’inizio della vita, perché ce l’ho molto chiara davanti (Stefano è diventato per la seconda volta papà ndr), e questa idea è fondante per una trasformazione. Nello stesso tempo però dal passato cogliamo degli elementi importanti. È questo nostro un passaggio che si porta dietro delle cose: e infatti i pezzi di questo disco hanno una storia che si ricollega ad altri pezzi del nostro passato. Continuità quindi, ma allo stesso tempo voglia di trasformazione: un concetto che in me è chiarissimo.


Sette anni dall’uscita dell’ultimo disco (con l’eccezione molto particolare di quello tratto dallo spettacolo “Em ovvero Emanuel Carnevali va in America”): cosa è successo in questo tempo agli “Acustimantico”?

Raffaella
Beh, come gruppo intanto siamo sopravvissuti, e questa già è una cosa, nel senso che in questo tempo resistere è ormai, come dire, un “valore” (ride). La nave non è stata abbandonata, ha continuato a navigare, in alcuni momenti ricercando la rotta, in altri avendo in realtà piuttosto chiaro … quantomeno da dove venisse, e questo non è poco perché quando ti ricordi chi sei vai avanti meglio e poi, per come è la natura degli “Acustimantico”… noi abbiamo continuato a ricercare. Perché noi siamo dei ricercatori: a volte un po’ maldestri, a volte seri, altre meticolosi, a volte invece pigri, però alla fine sempre ricerchiamo.

Uno dei motivi per cui questo disco non è uscito prima è anche perché abbiamo avuto l’intelligenza di cambiare idea in corso, perché all’inizio doveva essere tutta un’altra cosa e invece secondo me il cambiamento gli ha giovato: è diventato più originale, più attuale, più positivo tutto sommato, anche più dinamico da un certo punto di vista. E poi è successo che ci sono stati dei cambiamenti nelle vite personali di ognuno di noi e questo conta perché un gruppo è fatto di individui e non di identità paranormali e quindi … matrimoni, figli, cambiamenti di lavoro…


Storie personali che avete riportato dentro il disco…

Raffaella
Certamente … come fai a non riportarle dentro? Io credo molto alla autenticità nell’arte, alla autenticità “nella finzione”: per quanto tu possa fingere – non nel senso di mascherare o mentire, ma in quello nobile di “fingersi”, cioè di perdersi in un’altra cosa – comunque ci deve sempre essere aderenza con quello che sei… ma per tornare alle precedenti domande concuderei facendo proprio riferimento al fatto, non casuale, che la prima parola del disco è “Inizio” e l’ultima “Sogno”. È interessante perché, tutto sommato, il sogno può essere anche l’inizio del giorno. Per esempio, non so se capita anche a voi, ma io quando mi sveglio con un sogno in testa, comincio la giornata cercando di ricordarlo bene, di capirne a fondo i significati e quindi… questo anello strano tra l’inizio e il sogno lo possiamo considerare una specie di bolla dove ci sono tutti questi sette anni ma anche quelli precedenti. Una bolla di sapone, resistentissima, tipo il crystal ball… A me piace pensarla così.


Tecnicamente come nasce un disco degli Acustimantico? All’esterno voi venite percepiti con dei ruoli molto definiti e chiari. E’ proprio così?

Danilo
Guarda… è come descrivere un corpo dicendo che le braccia si muovono, le gambe camminano, il cuore batte.. in realtà è meno meccanico di così perché il lavoro è continuo, costante… scostante, organico… disarmonico: si tratta di un organismo che esiste ormai da tanti anni, conosce se stesso, desidera delle cose, alcune riesce a realizzarle, altre no: è vero che ciascuno ha il suo ruolo definito, ma non altrettanto definito è il percorso. In “Tempo di passaggio” questa complessità è forse ancora più lampante, perché questi pezzi sono nati in tanti anni, sono cambiati, sono stati accantonati, ripresi… questi pezzi sono cresciuti come cresce un bambino…


La sensazione che ho avuto io è stata l’unità stilistica, sia nei testi che nella musica, non perché prima non ci fosse, ma voi siete gli “Acustimantico”, con una storia musicale particolare ed eclettica; invece questa volta mi è sembrato di ascoltare una “suite”, i tempi di una “suite del mattino”. Ma era questa l’intenzione?

Raffaella
Buona osservazione. Se ci ripenso, io per esempio ho ricercato una maggiore naturalezza nella voce: la volevo più mattutina, effettivamente, una voce che all’inizio sta ancora un po’ nel sonno (o nel sogno… dipende dal momento)… che all’inizio non è ancora calda, è un “muscolo” non ancora avviato, che ha però una sua bellezza; cominci adagio a parlare, vai con calma, con cautela … almeno è quello che faccio io per non scioccare la voce… Effettivamente nel disco l’approccio può definirsi mattutino, anche se poi ovviamente ci sono i pezzi in cui senti di più i muscoli ed è anche bello questo no? sentirsi vivi… però in effetti, mentre altre volte ho cercato i toni tenui attraverso un suono “notturno” cioè più scuro, qui non mi sono posta il problema: volevo un approccio e una voce più “naturale”, sicuramente…

Stefano
Una cosa che ci eravamo proposti di fare in questo disco era ricreare una dimensione nostra che ci sta molto a cuore: quella dei “concerti del silenzio”, intendendo con questa espressione un concerto completamente acustico, come quelli che ad esempio facciamo nei parchi: non c’è tanta roba dentro questi arrangiamenti, però c’è un suono più vero; il grosso del disco lo abbiamo registrato suonando tutti insieme, come appunto in un “concerto del silenzio”: abbiamo solo messo i microfoni e il ritocco è stato molto contenuto: non volevamo rubare troppo all’esperienza del suonare insieme in nome di un eccesso di perfezionismo… altre volte abbiamo lavorato di più con l’idea del disco in studio, mentre questa volta desideravamo tutti sentire la parte più autentica di Acustimantico. E a proposito di questo vorrei parlare degli altri che oggi non sono qui: questo è il primo disco (a parte “Em”), in cui Stefano Napoli finalmente registra con Acustimantico, malgrado suoni con noi da molti anni ormai: è importante perché Stefano fa parte di un’altra generazione di musicisti, eppure ha dato un contributo sonoro essenziale al gruppo e lo ha fatto con grande umiltà; poi c’è Marcello Duranti: fondamentale per la fantasia sonora e perché per la prima volta ha anche firmato un pezzo. Infine, la cosa molto interessante è che Massimiliano Natale ha preso molto sul serio l’idea del “Tempo di passaggio”, visto che si è trasferito in Brasile per vivere il suo amore e la sua vita musicale; per noi è un’altra trasformazione fondamentale: un viaggio permanente che circola in questo gruppo. Bisogna solo capire dove andremo a parare.

Raffaella
Ricordiamo anche il nostro mitico fonico di studio, Lucio Leoni: senzadi lui non avremmo proprio potuto realizzare questa naturalezza di cui stiamo parlando.

Danilo
A me sembra che questi due elementi: la naturalezza che comunica e questa idea del mattino, dell’alba, della luce… siano centrali; credo che vivere i tempi di passaggio sia difficile, perché significa allontanarsi da un luogo che non c’è più e da dove veniamo, per andare verso un luogo che non c’è ancora: una esperienza quindi in qualche modo insostenibile se non ci raffiguriamo una meta. L’idea di un approdo indefinito, lontano, non chiaro, ma comunque alimentato dalla speranza, ha pervaso tutto il disco, anche nei suoi momenti più bui. E poi: se i tempi del reale sono questi allora che l’arte calchi la mano proprio sulla difficoltà non ha senso e glielo toglie; voglio cioè dire che l’arte non è l’agricoltura che deve aspettare i tempi delle stagioni e della natura; l’arte deve fare il contrario: deve smentire, togliere conferme, mettere in discussione. E quindi se oggi la cifra del presente è la paura, la cifra dell’arte deve essere: la speranza, il coraggio, la voglia di ricostruire.

Raffaella
Sintesi perfetta.

Danilo La fotografia di copertina che è stato per noi un dono del cielo ci mostra proprio questa processione che da un non luogo va verso un non luogo … ma è anche una immagine piena di luce…


Vi stavo proprio per chiedere di questa copertina … chi l’ha scelta?

Stefano
Ebbene… certamente Danilo Selvaggi!

Raffaella
Danilo intanto ha avuto l’idea del grande fotografo Mario Giacomelli. Il dono del cielo significa che noi abbiamo avuto la fortuna di avere l’approvazione e la disponibilità da parte del figlio Simone ad utilizzare queste immagini, e ce le ha date anche con molto entusiasmo. Danilo ci ha inviato una rosa di possibilità, spiegando i motivi della sua scelta, come fa sempre, e abbiamo anche discusso… Ma questa della copertina alla fine convinceva tutti… era quella che più di tutte rappresentava ciò che ognuno di noi in modo diverso voleva dire: è una immagine trasversale, dinamica e non simmetrica; questa diagonale di persone che non si sa se vanno, se vengono, se aspettano… ti dà l’idea del movimento.

Danilo
Due curiosità: nel disco ci sono 14 pezzi e due sono piccoli frammenti che abbiamo pensato fossero il commento delle due fotografie: quella di cui abbiamo parlato è la tredicesima: “Da un luogo a un altro”; l’altra, quella interna, è semplicemente “Mare” che è anche un po’ il cuore di “Tempo di passaggio”; secondo me questa fotografia – e qui dico una cosa che non sanno nemmeno i miei cari amici – descrive più tecnicamente il disco; è un rosario questa rete che tiene assieme 14 persone, come 14 sono le canzoni del disco: in realtà sono 12 più un’ombra e una persona nascosta qui (mi mostra le due ombre nascoste da scoprire).


Per ritornare alla realizzazione del disco, mi interessava sapere di più sull’apporto dell’Orchestra femminile del 41° parallelo…

Stefano
L’Orchestra del 41° parallelo è stata importante in questi anni per noi, per le ragazze e infine proprio perché ha creato un circuito di energie musicali. Il fatto che nella costruzione di questa Orchestra, noi Acustimantico – in particolare Marcello, Raffaella ed io – siamo stati coinvolti così profondamente, è stata un’occasione per dirci quali sono le cose in cui crediamo rispetto all’arte. In realtà per me è stato utile per raccordare le mie idee con quelle di Raffaella sul canto e quelle di Marcello sull’immaginario nella musica .. è stato uno scavarsi dentro, condividendo tutto con le ragazze e questo è ben presente nell’Orchestra; dentro ci sono le tracce del nostro mondo, come quello dei Têtes de bois ovviamente e di tutti quelli che hanno contribuito alla sua creazione ma io in particolare sento le ragazze familiari rispetto alla mia musica e quindi non potevo che chiedere a loro di interpretare alcuni momenti del disco; lo hanno fatto senza che ci fosse bisogno di spiegare nulla, sono entrate nella cosa con la consapevolezza di chi già conosce: siamo molto lontani dall’idea del turnista, magari bravissimo ma che non conosce ciò che stiamo offrendo. E a proposito vorrei ricordare i nostri due autorevolissimi ospiti: uno è Luca De Carlo dei Têtes de Bois che fa le bellissime parti di Tromba; ho proprio desiderato che ci fosse perché la tromba di Luca è ormai uno dei suoni di Acustimantico; come dicevo, qui non esiste turnismo, ma familiarità: ci sono delle persone con cui io mi sento intimo artisticamente; una di queste è lui; se Luca suona dentro i miei pezzi io sento che lui è “proprio”; lo stesso può dirsi dell’altro ospite, Eugenio Colombo, che poi è anche una delle fonti di ispirazione del nostro lavoro musicale almeno per quel che riguarda me e Marcello ma anche Raffaella, con cui Eugenio ha collaborato recentemente in un lavoro bellissimo dedicato a Leonard Cohen.


Rispetto ai brani volevo chiedervi qualcosa sulla trilogia araba presente nel disco. La grande crisi del nostro tempo tocca molti aspetti nazionali ed internazionali. Perché avete scelto proprio questo affaccio sul Mediterraneo per rappresentarla “geograficamente” e politicamente?

Danilo
E’ stata una operazione induttiva, non deduttiva: non siamo partiti dall’idea di descrivere un elemento rappresentativo dei tempi, ma ci siamo basati su alcuni fatti che stavano accadendo e la storia alla fine ha messo assieme dei pezzi. “Libano” è una canzone scritta molti anni fa, tornata però di prepotente attualità in questi mesi; così come è tornata di attualità un’idea che circolava tra di noi da tanto: quella di “Punk Islam” dei CCCP. Io l’avevo proposta molti anni fa a Stefano ma i tempi forse non erano maturi ..

Raffaella
Gli ho detto: “tu sei pazzo… io che canto “Punk Islam” è come se la cantasse la Sirenetta … e invece mi sono divertita come una pazza!”

Danilo
La cosa importante è che si è ripresentata da sola questa canzone: è un pezzo tra i più interessanti scritti negli ultimi anni in Italia. Intanto io faccio molta attenzione a tutti gli Incipit: dei libri, dei film, delle canzoni, delle poesie, e potrei anche accontentarmi di questi; per me i primi cinque minuti al cinema sono quasi tutto; il resto è titolo di coda. E una canzone che comincia dicendo: “A Instambul sono a casa” da una parte lancia una idea universale ma dall’altra fissa anche un momento storico straordinario. Lindo Ferretti in realtà in questo brano canta la perdizione: lui si è perso … perché questa canzone è scritta nel quartiere turco di Berlino, ma noi pensiamo che si trovi a Instambul… c’è quindi la globalizzazione molti anni prima e anche la voglia molti anni prima di mescolare le carte e creare qualcosa che ancora non c’è ma promette bene, promette universalità … e quando è scoppiata la primavera araba e quando ho letto di questi ragazzi che mescolavano l’Islam democratico con le Sound Machine… “Punk Islam” è tornata di prepotenza: è stato molto più facile a quel punto farla entrare dalla porta di Acustimantico.

Stefano
Esiste una versione cantata da Danilo che poi è stata tolta perché alla fine Raffaella ha detto: va bene ci provo, vediamo che succede… ed è andata subito bene.

Danilo
La cosa forte è proprio che la canti Raffaella; che la canti io tutto sommato è naturale, perché fa parte del mio mondo; la vera sfida è che a Instambul si sia trovata a casa Raffaella; tecnicamente il pezzo si presta molto al linguaggio europeo e orientale di Acustimantico.


Adesso parliamo veramente di crisi… il disco è uscito. Adesso che farete?

Stefano
Abbiamo intenzione di suonare dal vivo il più possibile e per far questo ci siamo legati a una coproduzione con l’etichetta Helikonia; insieme stiamo cercando di trovare di promuovere Acustimantico al di fuori dei confini di Roma dove abbiamo già una nostra ampia riconoscibilità…. Sono momenti difficili per tutti: questa è la risposta alla tua domanda sulla crisi… però c’è un grande lavoro che stiamo facendo..


Ve l’ho chiesto perché questi sono gli anni del famigerato: “la cultura non si mangia”; in realtà è esattamente il contrario, però dovremmo spiegarlo meglio; inoltre le persone che lavorano in un ambiente artistico e culturale sono considerate senza professione; in Italia si sceglie di non pagare la creatività, come se fosse un passatempo spontaneo, un hobby; mutare questa mentalità e questa idea dell’arte credo sia la grande rivoluzione che spetta ai lavoratori della cultura e dello spettacolo. Dovrebbero farla per loro stessi ma anche per il bene di tutti.

Danilo
Giusto. Il sistema ha commesso due crimini: il primo quello di dire appunto che con la cultura non si mangia, negando perciò la grande idea universale che l’uomo non vive di solo pane; un fatto gravissimo; il secondo crimine è che in realtà con questo sistema non si mangia comunque; esiste la crisi dell’economia a prescindere e quindi se il sistema che ha schiacciato qualità e creatività avesse prodotto almeno benessere diffuso uno potrebbe anche starci… ma in realtà non ha prodotto nessun benessere. Questa la prima considerazione generale che voglio fare. Nello specifico, poi, rispetto alla crisi della creatività nel nostro paese è sicuramente un fatto gravissimo e anche singolare visto che l’Italia ha vissuto e continua a vivere di sistemi artistici, di beni culturali, di opere d’arte, di una storia infinita insomma… però pongo una domanda più che dare una risposta: perché noi tutti abbiamo fatto sì che questo sistema andasse avanti per tanto tempo? Questa secondo me è una domanda che merita una riflessione.

Stefano
Inoltre in questa fase, alla crisi economica generale dei paesi occidentali si aggiunge nello specifico della musica, una grande crisi dei sistemi di riferimento: sono destinati a estinguersi tutti i ruoli e le professionalità che prima erano centrali. In Italia ma anche nel resto del mondo sono in crisi le figure dei produttori, dei procacciatori di concerti e tutto l’indotto che c’era intorno, e questo perché sono andate in crisi le principali fonti di sostentamento: i dischi, i diritti d’autore… E poi siamo andati anche oltre: dalla crisi siamo passati alla polverizzazione totale del materiale musicale: io non cerco più il disco ma il singolo pezzo che trovo su youtube e non lo compro più. La rete ha polverizzato il consumo musicale. L’unica possibilità che abbiamo, secondo me, è ricreare delle reti… reti piccole, connessioni artistiche capaci di produrre qualità. Per esempio un gruppo come i Têtes de Bois è capace di raccordarsi a tante esperienze: questa loro è una grande ricchezza. O anche l’esperienza dell’Orchestra del 41° con Acustimantico è un esempio: se noi sviluppassimo questa capacità di connetterci in unità piccole avremmo possibilità di lavorare tutti quanti e anche di reagire, rispetto a quanto dicevi tu; il motivo per cui abbiamo consentito un simile sistema per tanto tempo? Perché la nostra abitudine di artisti è pensarci come singoli, e questa abitudine è durissima a morire. Se invece tu riesci a stare in una piccola rete di persone che agiscono – anche se con pensieri e storie diverse – con una idea comune di produzione culturale… beh allora qualche possibilità c’è. E soprattutto ci si fa rispettare.

Danilo
Aggiungerei che con la musica liquida entra in crisi anche il discorso lineare e si apre il pensiero a rete, che è affascinante ma rischia di portarti in luoghi che non controlli. “Tempo di passaggio” è anche una risposta al pensiero disarticolato, una risposta precontemporanea se vuoi e quindi una risposta critica rispetto alla società liquida, una risposta che nasce dalla necessità di rifare un discorso di senso, di ritracciare un cammino, con i passi, le stazioni, le fermate, l’evoluzione del tempo.

“Tempo di passaggio” è anche questo. Insomma.

(…Una suite del mattino, appunto…)

Acustimantico.
Tempo di passaggio

Una co-produzione Helikonia

  • Raffaella Misiti. Voce
  • Stefano Scatozza. Chitarre, pianoforte, fisarmonica
  • Marcello Duranti. Sax soprano e baritono, clarinetto basso, glockenspiel
  • Stefano Napoli. Contrabbasso
  • Massimiliano Natale. Batteria, percussioni.
  • Danilo Selvaggi. Testi

Arianna Bloise e Camilla Dell’Agnola. Viole in “Canzone di Giugno”, “Piccolo carro di frutta in fiamme”, “Libano” e “Psico A”

Cristina Romagni e Eliana Quattrocchi. Violini in “Canzone di Giugno”, “Libano” e “Psico A”

Luca De Carlo. Tromba ne “Il cane infedele” e “Psico A”

Eugenio Colombo. Sax contralto ne “Il buon insegnamento” e flauto basso in “Psico A”

Musiche e arrangiamenti di Stefano Scatozza, tranne “Piccolo Carro di frutta in fiamme” scritta e arrangiata da Marcello Duranti, e “Punk Islam”, testi e musica di CCCP.

Le foto di copertina dell’interno copertina e del poster sono di Mario Giacomelli

  1. Canzone di Giugno

  2. Assoluto

  3. Canzone del mattino

  4. Il cane infedele

  5. Febbre alta

  6. Canzone del fiore di pietra

  7. Mare

  8. Il buon insegnamento

  9. Punk Islam

  10. Piccolo carro di frutta in fiamme

  11. Libano

  12. Psico A

  13. Da un luogo a un altro

  14. Tempo di passaggio

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