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Stanze al riparo dal mondo (di F. Lys Di Mauro)

Un futuro nero fa paura.
Ma un futuro nero senza Ivano Fossati oltre che paura fa anche tristezza.
Così l’ annuncio del ritiro dalle scene del grande cantautore genovese rende ancora più amare le dieci portate di quest’ ultimo pasto, già amaro di suo.
Perché Decadancing è figlio di questi tempi di macerie invisibili che sono le rovine del nostro futuro e che Fossati si prende la briga di cantare un’ ultima volta, prima di venirne travolto.
Evitando di piangersi addosso, Fossati sceglie di affidarsi a musiche ottimiste e arroganti per dipingere il disastro dei nostri giorni. E’ così che La Decadenza e Quello che manca al mondo, come era già successo in Cara Democrazia, si affidano a ritmi sostenuti, chitarre generose e cori da Randy Jackson Band finendo per assomigliare, come nel brano di apertura, a una versione appena meno invadente di Zucchero riportandoci in dono il Fossati elettrico dei dischi a cavallo degli anni Ottanta come La mia banda suona il rock (anche lì si parlava di crisi, ricordate? NdLYS) e Panama e dintorni.
Ma come in ogni disco del cantautore ligure c’ è sempre un angolo riservato all’ amore, quello che nella morfologia lirica dell’ autore fa rima con dolore anziché con cuore. E’ l’ amore stropicciato di Un Natale borghese e di Settembre, preludi a un inverno sempre più lungo da attraversare indenni.
E’ l’ attesa infinita di Nella terra del vento che risuona in una casa imbiancata di sale da leccare per lenire il dolore.
Stanze al riparo dal mondo dove la nostra accidia decide di andare a morire.
Pareti da prendere a morsi quando le ferite si riaprono e il sale che le ricopre ci penetra dentro fino a farle bruciare, silenzi che appaiono nuovamente immensi quando gli amici musicisti sono andati via a far gioire qualche ammuffita sala da ballo del porto, lasciandoci soli davanti ai tasti di un pianoforte (Tutto questo futuro) che accoglieranno le nostre falangi irrigidite da un maestrale che non riusciamo più a domare. Sono gli angoli dove ritroviamo il Fossati più consueto capace di dire in poesia quello che troppo spesso noi diciamo in bestemmie, un cetaceo accarezzato dalle maree dei sentimenti, trascinato dalle correnti, provato dal fortunale.
Ora che quella casa in riva al mare smetterà di essere un rifugio, un approdo sicuro chissà dove ci ripareremo dalle nubi gonfie di pioggia che avanzano minacciose.
Troveremo un ombrello dimenticato da qualche turista distratto, degli stivali un po’ stretti per superare asciutti qualche pozzanghera, un sacchetto prodigioso da annodare alla testa, illudendoci di aver gabbato il cielo, come sempre.
Buona vita Ivano. E’ stato un bel viaggio.

About Franco Lys Dimauro

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Nato a Noto, vivo a Ragusa, classe 1970. Inizio ad ascoltare musica giovanissimo. A scriverne un po' dopo. Dapprima (fine anni '80/primi '90) per svariate fanzine (Misty Lane, Born Loser, Succo Acido, Sottosopra, Sulla Strada, Papa Oom Mow Mow, Big Sur, ecc. ecc.) e come opinionista per alcune riviste a tiratura provinciale e regionale. Lo sbocco "professionale" avviene nel 1997. Prima per Rock Sound, appena "importato" in Italia, l' anno successivo per Rumore. Contemporaneamente collaboro con Claudio Sorge alla nascita di Metallic KO e con Rosario Ciccarelli per quella di Fun House, fino alla loro "congelazione" editoriale. Attualmente collaboro, oltre che con Rumore, ai magazine online Musicletter e Succo Acido. Al 1994 risale invece l' inizio della mia attività come speaker radiofonico prima e come responsabile programmazione per emittenti locali. Come musicista, dopo la morte di Joey Ramone, sono rimasto l' unico chitarrista al mondo ad essere riuscito a non imparare a suonare per oltre venti anni. Ma come critico musicale ho fatto anche peggio, credo.

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Io non voglio assolutamente crederci. Non mi va il pensiero di un mondo senza Fossati, con la schiera di imitatori a replicare problematicamente il suo tono di voce avvolgente e inconfondibile. Anche senza essere un fan di Fossati, confrontando la sua produzione con quella di tanti altri, si può oggettivamente constatare una prerogativa rispetto ai contenuti, che si può riassumere in una sola parola: rapina. Da parte di troppi, nei suoi confronti.

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