Home / Interviste / SERGIO CAPUTO “30 anni di Sabato Italiano”

SERGIO CAPUTO “30 anni di Sabato Italiano”

Palapartenope, Napoli

20 dicembre 2013

 

I più perspicaci non avevano bisogno di una ricorrenza come questa per prestare attenzione ad un disco che, a buon diritto, merita di entrare nel pantheon della storia della canzone e soprattutto di quella d’autore. Eppure, sono tanti e tali i fattori che influiscono sulle sorti di un’opera, che l’album “Un sabato italiano” di quel talento di Sergio Caputo – malgrado il successo commerciale che ebbe alla sua uscita nel 1983 – non compare quanto dovrebbe nei dizionari della canzone. Allora, ben venga un anniversario ingombrante come questo per riportarlo in luce, spolverandolo anche dei sintetizzatori passati – per fortuna – di moda, così da restituirgli del tutto la sua natura jazzata. Sergio Caputo si riappropria della sua creatura e ci gioca in tre modi: riarrangia e incide nuovamente l’album, intitolandolo “Un sabato italiano 30”; pubblica un libro di memorie legate a quella fondamentale avventura, intitolato “Un sabato italiano – Memories”; inaugura un tour in compagnia di sei musicisti, dove eseguire interamente quel disco insieme ad alcuni brani successivi. Ed è fin dall’incipit che si sveglia lo stupore, perché, se è vero che la voce di Caputo ha perso qualche colpo, non lo si può dire per nulla dei pezzi, che mantengono intatte le qualità di intelligentissima ironia mescolata a briose melodie, in una sapienza compositiva che, nella coniugazione jazzata della canzone, non ha assolutamente uguali nel panorama nostrano. La pulizia del suono, la puntualità dei giovani musicisti, il divertimento della band affiatata rafforzano la modernità del repertorio e incrementano l’intesa con i napoletani convenuti – pochini, in verità – che non sono semplici ascoltatori, ma assoluti ed orgogliosi esperti dell’universo musical-letterario di Caputo. Il quale è a suo agio, rilassato e, in modo fin troppo educato, sciorina tutte le hit senza concedersi quasi per nulla le cosiddette “chicche”, fatta eccezione per “Metamorfosi” e i due inediti che arricchiscono il nuovo album. Insomma, l’album festeggiato, così come tutto il repertorio anni ’80, ribadisce non solo di non essere tramontato e di non essere destinato a farlo neanche per i prossimi trent’anni, ma anche che, quanto a scrittura, viaggia ancora anni luce avanti alla stragrande maggioranza della musica in voga nelle radio. Saranno queste, le radio commerciali e i palinsesti tv, a creare l’anestesia che ha come effetto la scarsa affluenza del Palapartenope? Sarà la scarsa collaborazione dei circuiti culturali partenopei? È possibile, ma non si può non ipotizzare che una diversa location, all’altezza del sound di Caputo (e del prezzo del biglietto), avrebbe incoraggiato di più il desiderio dei melomani napoletani.

 Antonio Piccolo 

mani-Caputo-mix

About Antonio Piccolo

avatar
Antonio Piccolo (Napoli, 1987) è un critico e uno studioso di canzone d'autore, oltre che attore e regista di teatro. È membro della giuria del Premio Tenco; fa parte della redazione musical-letteraria del Premio Lunezia. Ha collaborato alla stesura del "Dizionario completo della canzone italiana" (Giunti, 2006), ai volumi "Luigi Tenco. Il mio posto nel mondo" (Rizzoli, 2007) e "Nudi di canzone. Navigando tra i generi della canzone italiana" (Zona, 2010). Per la Bastogi ha pubblicato nel 2007 il saggio "La storia siamo noi. Francesco De Gregori".

Leggi altro:

Folco Orselli, outsider da sempre, con “Outside is my side” lo è per scelta

  di Fabio Antonelli A distanza di quattro anni da “Generi di conforto” (Muso Records/Venus …

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *