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Serena Finatti è “Serena più che mai” Recensione di Gloria Berloso

Serena Finatti, oltre che una musicista di valore, è anche una donna dalle idee chiare, almeno musicalmente parlando, ed una abile e disinvolta conversatrice ma a mio avviso una professionista seria e preparata. Il suo temperamento è calmo e riflessivo, ma capace, se provocato, di lanciare strali tutt’altro che teneri e obbiettivamente anche abbastanza appropriati, nella geografia varia e difforme del mondo della musica.
Va subito detto che “Serena più che mai” è un lavoro che ha più di un merito: è realizzato con molta cura sia dal punto di vista musicale che tecnico; e soprattutto, stilisticamente, tenta di aprire un nuovo spiraglio nel campo della musica pop, integrando in essa, ed anche con una certa omogeneità, correnti ed aspetti musicali nuovi e inesplorati come un certo jazz classico. Accanto a questi elementi è possibile individuare alcuni spunti classici e certe impostazioni ritmiche, sonorità balcaniche e orientaleggianti. Il rock infine aleggia sul tutto ma mai in prima persona piuttosto nel ruolo più ambiguo di denominatore comune.

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Il disco è arrangiato dalla stessa Serena con Andrea Varnier, chitarrista eccellente e Mauro Costantini, pianista di fama internazionale sulla scena del jazz, che si è occupato anche delle partiture per il quintetto d’archi; il lavoro è costruito attorno alla personalità dell’autrice e artista. Un disco ricco, dinamico e sontuosamente arrangiato grazie alla presenza di musicisti bravissimi e la presenza del quintetto d’archi. Parte da qui il titolo dell’opera …serena più che mai … che allude infatti ad un equilibrio tra arte e umanità.
Le musiche dal punto di vista melodico sono sostanzialmente loro e questo è l’aspetto più importante perché è quello creativo. Poi ci sono delle componenti che sono inevitabili in qualsiasi musicista ovvero quelle influenze che certamente sono congeniali tra le conoscenze musicali, avendo tutti o quasi una iniziale preparazione classica, dentro la quale si sono inseriti un forte interesse jazzistico e l’esperienza raccolta in molti anni di vita nella musica.
“Serena più che mai” contiene dieci canzoni, storie da ascoltare, scoprire ed amare. Personalmente ho amato subito Homeless, la storia di una lumaca, che viaggia senza una casa portando con sé ciò che serve per continuare a viaggiare. Una lumaca che ha scelto di vivere un percorso senza tempo, credendo solo in ciò che sente e in ciò che è. Un gioco di voci, bellissimo, con la partecipazione di Matt Epp, cantautore canadese che ha ispirato questa canzone.
Incantata dal cielo, evoca la forza che la natura possiede, l’istinto alla vita. La Ballerina Azzurra e Le Cirque des Animaux compongono una suite volta a denunciare lo sfruttamento degli animali nel circo. La casa dei Strafanici è un omaggio a Ares Movio, uno sfortunato cantautore friulano, già amico di Andrea Varnier. Sospesi qui parla di un momento di smarrimento, del desiderio di trovare qualcosa che accenda l’entusiasmo e la passione. In Sorriso sembra che Serena parli di una persona ma in realtà si rivolge a un amico a quattro zampe. Divenire, un testo scritto tempo fa e rivisitato in una chiave diversa. In Serena più che mai c’è il desiderio di guardare le cose da altre prospettive, di staccarsi da ciò che appesantisce per raggiungere un po’di pace da vivere tranquillamente. Il disco chiude con Bes di Diu : il testo denuncia una realtà fatta di falsi sorrisi e promesse vuote, da parte di chi dovrebbe sostenere la gente, guidarla alla condivisione solidale e pacifica della bellezza della terra, invece mira ad accrescere il proprio potere e i propri interessi personali.
Il percorso musicale di Serena Finatti si snoda in più di dieci anni con cinque album all’attivo. Ha mosso i primi passi nel duo Deja con Andrea Varnier, ha ottenuto numerosi riconoscimenti nazionali ed internazionali.
Come una spirale, che parte da un punto per poi abbracciare, ad ogni giro, una porzione sempre più ampia di orizzonte, così lo sguardo di Serena, attento a carpire i dettagli importanti e significativi del mondo che la circonda, ha saputo cogliere, abbracciare e trasformare in canzoni gli eventi, le emozioni, le persone e le storie che ha incrociato sul suo cammino.
Nella sua musica troviamo sperimentazione e contaminazione, influenze di rock progressivo, jazz, pop e musica etnica. La sua friulanità si sente proprio per lo straordinario intreccio di progettualità artistica con un grande senso di naturalezza.
L’ottima musica trova in questo disco una dimensione ancora migliore ed ancora aperta a trasformazione di sicuro successo data la novità di questa esperienza.
La selezione grafica della copertina non mi ha colpito particolarmente, a mio modesto avviso poteva essere innalzata più verso l’anima della cantautrice e delle preziose sonorità contenute nel disco stesso.
Il Cd porta l’etichetta Folkest Dischi, distribuito su tutte le piattaforme digitali e in tutta Italia tramite CNI.

About Gloria Berloso

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Sono nata a Gorizia il 17 dicembre 1955, piccola città del Friuli Venezia Giulia. Attualmente vivo in un piccolo paese in campagna. Fin da bambina ho ascoltato la musica attraverso i dischi che mio padre faceva arrivare d’oltre oceano. A metà degli anni ’80 per la predisposizione ad organizzare eventi e concerti ho iniziato a concretizzare dei progetti. ovvero la creazione di festival rock dove far esibire complessi emergenti. La mia casa è stata un punto d’incontro per tantissimi giovani e il deposito temporaneo dei loro strumenti.. In seguito molti hanno copiato questa iniziativa. Ho collaborato con alcuni artisti di ottimo livello ed organizzato manifestazioni teatrali curandone la direzione artistica, la presentazione e la critica giornalistica. Attualmente collaboro solo ed unicamente per pura passione con artisti che in me hanno fiducia e per un legame di bella e spontanea amicizia.

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