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Sanremo 2014 – Quarta serata – #senzafiltro

E siamo a Venerdì.

La prima volta che davvero si decise di staccare un po’ la spina con la gara e dedicare questa serata solo ai giovani e alla musica un po’ più libera fu alla prima edizione di Bonolis e mi ricordo che allora i cantanti potevano reinterpretare le proprie canzoni fuori dagli schemi, liberamente, invitando altri musicisti o attori, insomma… fu divertente in alcuni casi e molto interessante, ricordo le versioni con i Funk-Off oppure Arigliano con le vecchie glorie del Jazz Milanese…

Fu anche la cartina tornasole di quanto in realtà molti dei nostri stimati professionisti della musica pop siano in realtà dei dilettanti, incapaci di vedersi fuori la confezione creata per loro dal produttore o l’etichetta: alcuni ricantarono la canzone uguale uguale, magari aggiungendo semplicemente una persona in più a cantare e all’unisono senza ricercatezze o libertà improvvisative, altri invitarono allievi di Amici, quindi sconosciuti incapaci solo per pubblicizzare un programma che li foraggiava indebitamente… insomma tutta la pochezza del pop italiano…

Ma l’idea piacque e in un modo o nell’altro è rimasta da allora una serata dove è più semplice (o meno difficile) ascoltare buona musica a Sanremo.

Quest’anno è stata dedicata al Club Tenco e alla musica cantautoriale, e il gesto è nobile e importante, anche se la partecipazione attiva dello staff del Tenco sarebbe stata più giusta.

Ogni cantante in gara tra i big porta una sua rivisitazione di artisti di valore della musica italiana.

Come sempre approccio alla serata sperando in qualche stilla di stupore e talento tra la monotonia dei cantanti di oggi.

E non è un problema di Fazio o della Rai, il problema è generale, viviamo più di qualunque altro paese di steccati: chi fa pop non fa jazz, chi fa rock non sa suonare una ballad come si deve, chi canta non suona, chi recita non canta… le radio poi, sul web leggi tweet illuminatissimi o ironicissimi di Vj e Dj che criticano, si annoiano e che poi si esaltano per Danilo Rea, per le finezze di Cat Stevens, ma poi nei loro programmi passano musica molto al di sotto di quella criticatissima di questo festival… (esagero, ma rendo l’idea).

Quindi non è questo Sanremo ad essere noioso musicalmente (che poi, ripeto tutti i pezzi sono dignitosi, solo troppo “normali”, ma anche vero che non c’è nessun principe di Savoia che canta o Albano e Romina felici o TotiCutugni incazzati), è proprio il nostro pop che fatica, da sempre.

E non rievochiamo Baudo, altrimenti invece di Arisa e Giusy ci becchiamo Laura Pausini e Ivana Spagna… invece di Giuliano Palma o Filippo Graziani, Toto Cutugno e Christian…

E allora…

Si apre il sipario, e anche questa è cosa buona, entra in scena immediatamente Marco Mengoni e canta a piena voce, ma con delicatezza e rispetto (arte difficile ammettiamolo) “Io Che Amo Solo Te” di Sergio Endrigo, splendido inizio, e Marco ha capacità largamente inesplorate di interpretazione e si sente che vuole uscire dagli schemi, vuole strappare copioni per scriverne altri, speriamo glielo facciano fare e soprattutto che trovi la guida giusta.

Entra Fabio saluta Marco e ricorda oltre al resto, che ci sarà la gara dei giovani a centro serata con la decretazione dei vincitori della critica e il vincitore finale.

Iniziano le esibizioni.

Perturbazione con Violante Placido omaggiano Il Principe Francesco de Gregori e la sua “Donna Cannone”

La versione appare un po’ ametrica, slegata, ma comunque fila via… soprattutto nel ritornello così lirico e bello, tra i più melodrammatici (in senso musicale) di De Gregori.

Lei un po’ imbolsita e curva, meno carina di quanto ricordavo e meno decisa nella voce nonostante le esperienze discografiche affiancate a quelle cinematografiche, ma vabbe’!

Francesco Sarcina e Riccardo Scamarcio (formando il duo più cacofonico di sempre) accompagnati da una splendida bassista, ripropongono “Diavolo in Me” dell clonatore perfetto Zucchero: qui mi impunto, perché se più volte è stato smascherato nel plagio, e quando non plagia ripete la stessa sua canzone cambiandogli il titolo… perché invece di relegarlo a macchietta lo esaltiamo a grande artista e lo omaggiamo sul palco dell’Ariston?

Vabbe’ il pezzo gira benino, è un funk e loro si divertono, lo spirito della serata è salvo.

Frankie Hi_NRG con Fiorella Mannoia canta “Boogie” di Paolo Conte, lei sembra un’attrice di Holliwood appena arrivata dal red carpet, lui… sempre lì per caso, la canzone è carina, Frankie “Buscalioneggia” sulla strofa, lei gioca con le note del refrain, divertente anche questa… non accende lumi di stupore ma si va avanti!

Fabio Fazio presenta la “Giuria di Qualità” composta da Paolo Virzì (regista), Giorgia Surina (conduttrice e attrice), Silvia Avallone (scrittrice), Lucia Ocone (attrice), Aldo Nove (scrittore), Silvio Orlando(attore), poi Rocco Tanica (autore musicista), Paolo Jannacci (musicista), Anna Tifo (musicista), Piero Maranghi (Ad Classica Tv): praticamente a parte 4 persone le altre non hanno nulla a che fare con la musica, non hanno neanche particolari attitudini conosciute per questa arte, semplicemente sono là e daranno giudizi da “menefreghisti” sbattendo sicuramente con quelli più sensati dati dai 4(in minoranza) che ne sanno qualcosa…

Questa la ritengo mancanza di rispetto per la musica, anche un perseverare nel definirla “leggera” quindi casuale, facile, giudicabile e fattibile da chiunque, brutto messaggio!!!

(Giorgia Surina e Silvia Avallone sono splendide e la Ocone in formissima sfoggia le sue belle gambe… ma con la musica però…)

Ricominciano le esibizioni con Noemi che canta “La Costruzione Di Un Amore” di Ivano Fossati.

Sempre un po’ troppo nasale, se becco chi le ha consigliato di “caratterizzare così la sua voce già molto singolare lo faccio seviziare da un concerto della Pausini che si cimenta in acuti e scale dodecafoniche, ma il brano cresce e pur non avendo nessuna particolarità nell’arrangiamento, l’orchestra suona bene e la Rossa è ispirata.

Francesco Renga e Checco dei Modà (oramai “Dei Modà” è il suo cognome credo) omaggiano il più grande rocker italiano di tutti i tempi… no… non quello che parlotta svaccato, quello vero, Edorado Bennato e la sua “Un Giorno Credi”.

Ci si mettono d’impegno, si vede che non l’hanno provata e l’uno non sa quando smette di cantare l’altro, ma la canzone li sorregge e loro non riescono a rovinarla.

Ron inevitabilmente ricorda Lucio Dalla con “Cara”, accompagnato dal Maestro Pica alla chitarra.

Bellissima e sentita versione, la canzone è un gioiello.

Ora per spezzare la sequenza entra sul palco Gino Paoli con Danilo Rea: uno è il più grande forse tra i cantautori italiani, ha iniziato quando tutto era agli inizi, l’altro è il più grande pianista jazz d’Europa se non del mondo, che i fan di Bollani se ne facciano una ragione (a me Bollani strapiace!), e da quando con i Doctor3 iniziò a reintepretare e fondere con gli standard classici del jazz nuovi brani pop-rock mondiali, dimostra di avere sensibilità e tocco per qualunque stile musicale.

Danilo attacca il set con un’intro su De André, ha recentemente pubblicato un cd tutto ispirato a Faber, sa di cosa si parla, e la platea ammutolisce e anche su twitter la Ggente scopre la “musica”.

Poi Gino canta un brano di Tenco, “Vedrai Vedrai” (che però, sarà lesa maestà, ma tutte le canzoni di tenco sono Autumn Leaves) e “Il Nostro Concerto” di Bindi: la scuola genovese, splendida fucina spontanea di talenti del passato ineguagliata!

Per questioni di tempo viene tagliata “Ritornerai” di Lauzi e la cosa mi addolora, da grande fan di Bruno.

Ora inizia la gara dei giovani

Zibba

Rocco Hunt

Diodato

The Niro

Rieseguono le loro canzoni, il televoto credo premierà il pargolo cafoncello campano: da quelle parti l’uso del telefono per le improcastinabili scelleratezze vacue è sport nazionale.

La giuria potrebbe dare una direzione diversa scegliendo tra Diodato e Zibba che sembrano avere le canzoni migliori.

Subito dopo i ragazzi tornano i big sul palco.

È la volta di Raphael Gualazzi & Bloody Beetroots che si portano sul palco il batterista dei Motley Crue Tommy Lee (più noto per essere stato a sua volta suonato come un piffero lungamente da Pamela Anderson).

Il pianista marchigiano annuncia “Nel Blu Dipinto di Blu” e qualcuno fa… “cosa?!” ma Fazio ha già sottolineato “Volare! Domenico Modugno!”

Parte il brano e i ragazzi lo smontano, lo fluidificano, lo swingano, ci giocano scambiandosi le parti vocali e la cosa funziona, tranne per i numerosi adepti del bacchettonismo rivoluzionario (lo so è un ossimoro) nel quale in Italia siamo cintura nera terzo dan.

Invece bello spirito e della versione di una canzone che abbiamo ascoltato in tutte le salse ed è arduo poter riproporre in modo originale.

Cristiano De André non può non omaggiare il padre con quel capolavoro de “Verranno a Chiederti del Nostro Amore”

Siede al piano, chiude gli occhi e ci fa capire che a volte il talento passa senza scossoni da padre in figlio.

Renzo Rubino e Simona Molinari ricordano invece il signor G, Giorgio Gaber, con “Non Arrossire”

Lui attacca da solo e già si capisce che la sente e la interpreta con forza e deliatezza insieme, ma quando entra la più bella cantante popjazz che l’Italia abbia mai avuto, la più bella voce e l’eleganza fatta persona che rispondono al nome di Simona Molinari, la canzone prende il volo fino a permettersi dei “fortissimo” cantati impronosticabili, alternanze tra i due cantanti mirabili e una canzone che ancor più di sempre si pianta in testa e emoziona!

Bravissimi! Il giovane Rubino potrebbe davvero diventare uno di quelli veri!

Alessio Boni recita il testo di “Mare D’Inverno” di Enrico Ruggeri, poi Giusy Ferreri e Alessandro Haber(un po’ frastornato, ma intonato e intenso) cantano il brano in modo convincente, ferme restando tutte le incertezze in merito all’esagerazione del singhiozzamento melodico della cantante ex X Factor.

Antonella Ruggiero si fa accompagnare da Digi Ensemble, un sestetto Berlinese che suona archi e piano con una app sul tablet.

Suggestivo e originale, ma lei oramai più che cantare miagola.

“Miniere” dei New Trolls il brano, bello classico italiano fine settanta primi ottanta.

Giuliano Palma con il suo gruppo porta finalmente sul palco Pino Daniele con la sua “I Say I’ Sto Cca’” in versione slow ska: questo è il sound che mi aspettavo dalle sue canzoni in gara, questo è il suo mood, il pezzo arrangiato così rende benissimo, le sezioni fiati e la ritmica in levare legano benissimo con il cantato e i copri e la piccola danza del gruppo vestito con giacche Platters-Style funziona alla grande, forse la migliore esibizione della serata insieme a quella Rubino-Molinari.

Riccardo Sinigallia con Marina Rei e Paola Turci canta “Ho Visto Anche Degli Zingari Felici” di Claudio Lolli.

Pur essendo stato squalificato dalla gara per un’ingenuità ammessa senza polemiche e ricorsi, il buon Sinigallia è sul palco interpreta bene questo standard del cantautorato nazionale e sarà comunque presente domani per suonale la sua canzone, pur fuori gara.

Ultimo ospite della sera prima dei verdetti della gara giovani è Paolo Nutini.

Chitarra e voce canta “Caruso” di Lucio Dalla… sorprendente perché a parte un paio di errori di pronuncia ne da una lettura scevra da stilemi lirici e melodrammatici e ne mantiene l’ariosità del ritornello… e vorrei tanto far sentire cosa dicono gli inglesi o americani dei nostri che cantano in inglese ai twittatori sarcastici senza arte ne parte che lo deridono sul web…

Poi canta due suoi brani, uno più folk, l’ultimo, “Screaming” un bel Funk-Soul grintoso e infiammante.

Il talento di questo ex venditore di Fish&Chips è grandioso, la foce velata ritmica e calda un marchio di fabbrica.

Siamo ai verdetti:

  • – Premio della critica “Mia Martini” sezione giovani a Zibba
  • – Premio miglior arrangiamento a Renzo Rubino, ma per la canzone esclusa (aboliamo sto televoto o no?)
  • – Premio critica sala stampa a Zibba

Vince Sanremo 2014 sezione giovani Rocco Hunt (aboliamo sto televoto o no!!?)

Le scene della mamma e il papà che lo inseguono per baciarlo mentre lui canta la sua canzone è qualcosa che non avremmo mai voluto vedere.

Oggi di musica ce ‘è stata molta, pochi rischi dai nostri mestieranti, qualche manifestazione di superficialità, ma anche qualche indubbia perla.

A domani con la finale di questo comunque stanco Festival.

About Claudio Salvini

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Claudio “Nighty” Salvini nasce… come tutti! Questo gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che potesse venire al mondo come gli altri terrestri! Passa gran parte della sua vita a mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università. Successivamente, con una spiazzante mossa da esemplare italico di homo sapiens (una raccomandazione), conquista un posto in fabbrica come operaio generico. Non contento della insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua presunta intelligenza… L’Animatore Turistico! Purtroppo l’istinto di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità. Si è autoprodotto in tre libri: Racconti e Frammenti, (Montedit 2005), Noi!…æ (vincitore narrativa “Il Camaleonte” 2006), Se Rinasco Suono il Basso; scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it), accompagnando tutto con la colonna sonora dei suoi 1400 album di musica (da 1 Giant Leap a Zero Db, in rigoroso ordine alfabetico). Subisce da sempre gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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