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Sanremo 2013 Serata Finale | #senzafiltro

Ed è arrivato il sabato della finale di Sanremo.

Ascolto un soddisfatto e sempre misurato Direttore di Rai1 rispondere ad una giornalista radiofonica che chiede del futuro della musica in Rai, confermando che non può immaginare le reti pubbliche senza musica che non sia solo talent o reality…
Io allora inizio a sognare uno splendido ritorno di D.O.C., soprattutto quello pomeridiano che andava su Rai2 totalmente votato alla musica live di tutti i generi!

Poi scopro che Twitter e Facebook non influiscono sui dati d’ascolto, anche se portano l’attenzione di chi altrimenti non avrebbe visto la diretta, per quanto a me non convincano e credo siano frasi calcolate per non dare peso a qualcosa non ancora completamente compreso e ben gestito dai media tradizionali.

E infine vengo a conoscenza del fatto che la giuria di qualità ha invertito il televoto per quanto riguarda i giovani, poco male, mi aspettavo Rubino più in alto proprio secondo i giurati, ma comunque nulla di importantissimo.
La musica ha vinto e non solo per il livello medio molto alto anche delle canzoni in gara, la assenza del “mappazzone” da concorso, ma soprattutto per le punte di ascolto registrate durate strumentali jazz, pieni orchestrali sinfonici, intimi cantanti pop in crescendo fuori da schemi abusati di fronzoli ipercromatici e forme da pornostar appena uscite dall’autolavaggio!

Con tutti i difetti riscontrabili nel festival di Fazio (controverso l’invito ad un’inutile Carla Bruni, una conduzione da “ritmare” e rendere più effervescente, le parti di puro intrattenimento e di comicità che in un festival molto musicale devono essere più a “tempo” e incastrarsi meglio) mi accingo alla visione della serata finale senza l’obbligo di censire e recensire le canzoni in gara, dato che le abbiamo già sentite e risentite e anche commentate sul web in diretta, facendo la media tra sarcasmo, realtà e passione poi nei nostri resoconti.

Ascolto allora il suono globale della serata.
Spengo la luce e lascio entrare Wagner nella stanza e nelle orecchie. Ma non dallo stereo come prodotto finale di una scelta personale e consapevole e dell’azione dell’avviare giradischi e amplificatore (si io uso il vinile per la musica bella), ma come proposta popolare, sorprendentemente efficace di apertura della serata dal palco dell’Ariston con l’orchestra sinfonica di Sanremo, che lotta contro ignoranza e politica… ignorante e malavitosa per la propria sopravvivenza.
Daniel Harding la dirige e con semplicità e verità parla della sua scelta, della vita da musicista e della bellezza della musica, come nessuna popstar dopata riuscirebbe a fare.
E questo è molto Pop ed è anche bello da vedere.
Poi saluta con la marcia dell’Aida di Verdi e il Festival di Sanremo inizia la serata finale con l’orgoglio di una televisione ben fatta: se un inglese avesse incrociato Rai1 in quel momento avrebbe visto suono, immagini, scene di livello internazionale ma con quella classe italiana che non è semplice da imitare.

Ora sappiamo che la sequenza dei cantanti della gara canora non sarà a livello di questa apertura, ma siamo anche rilassati dalla consapevolezza che ogni “quadro musicale” quest’anno è stato ben confezionato, ha indicato probabilmente un nuovo standard di partenza per il futuro e portato ogni canzone ad essere dipendente quasi esclusivamente dai gusti personali di chi l’ascolterà, liberandoci dall’oggettività di dover cestinarne alcune a priori come prezzolate marchette o tappabuchi raffazzonate.

Effettivamente, anche le rasoiate dal web, dissacranti e irrispettose perché libere non solo intellettivamente ma anche editorialmente, hanno puntato quasi solo sul valore tecnico delle singole canzoni, oppure sul costume o sull’eccesso di caratterizzazione, quando anni passati era difficile arrivare a distinguere una diversa qualità di testi o di arrangiamenti quando sul palco si alternavano il principe EmanueleFiliberto, Gigi D’Alessio, o altri cantanti da una canzone all’anno!

Luciana entra vestita da megafarfalla, presenta con Fabio la Giuria seduta in platea e parte la gara.

Gualazzi canta per primo e si può dire senza tema di smentita che il pezzo è buono, ben suonato e arrangiato, l’orchestra ha un bel sound pieno e fa ben sperare per il nuovo album del giovane musicista marchigiano. Il precedente è stato un successo europeo e incredibilmente longevo di questi tempi.
Almamegretta sono un piccolo miracolo, perché al contrari di altre poco memorabili presenze di gruppi molto di nicchia sul palco, loro risultano credibili per gli appassionati del genere ma anche ricevibili per chi non ha idea di cosa sia il DUB e il reggae cantato col dialetto stretto di Secondigliano.
Daniele Silvestri cresce nell’interpretazione di una piccola bella canzone, gli orchestrali che sul mugugno fanno i segni del linguaggio per sordomuti, anche fosse solo una scelta coreografica premeditata, trasmettono un sorriso in più.
Modà purtroppo hanno una canzoncina povera povera, soddisfa chi “non conoscendo altra ballad al di fuori di loro” li vede intensi e poetici, ma chi ha un po’ più di conoscenza e curiosità musicale nota si la passione e anche una certa bravura tecnica nella voce (gli strumentisti vorrei sentirli live da soli), ma a livello poetico e compositivo non ci siamo.
Simone Cristicchi è fiaccato nell’efficacia del brano dall’eccessiva somiglianza con “le Cose Che Abbiamo In Comune” proprio di Daniele Silvestri e quindi, propendendo per una clamorosa svista, mi complimento per il testo e glisso.
Maria Nazionale è una bella donna e ha una bella voce… un po’ come se Brad Pitt si munisse di un Sassofono Selmer Super Action II, bello strumento e bella persona… ma la musica?
Il brano di Mesolella si sgonfia con gli ascolti.
Annalisa è la più piacevole sorpresa del festival: pulita carina, con una bella voce e anche con una certa capacità dinamica di portarla in basso, di renderla flautata o squillante o anche graffiata. La canzone facile e filante è un bel “Light-Ska” che entra in testa e ha anche un bell’andamento melodico, si fischietta piacevolmente in levare.

Luciana fa un bel monologo sulla Bellezza-Non bellezza, ma troppo attaccata con gli occhi al gobbo perde di efficacia, non regge col passionale e appassionato pezzo sulle donne del giorno prima, ma quando elenca i personaggi “non belli” che hanno fatto grande in Italia c’è un’ovazione e io spero un giorno che le scuole italiane, le università abbiano una parete piena di questi nomi incisi su…

Poi una piccola magia coreografica sulle note di Caetano Veloso con scrittura di Pina Bausch e corpo e mani di Lutz Forster: questa si poesia!

Riparte la gara.

Max Gazzé in versione conte dracula scherza su una canzoncina che è un po’ come un intervallo divertito e spensierato prima di un nuovo lavoro certamente più importante.

Terremoto!
Improvvisamente sento un fragore dal piano di sotto, poi sale e vedo il mio sguardo ondeggiare per qualche secondo, sperando non acceleri oltre e sfumi così come è venuto, che basta così.
E così è
Sisma di 4,8 di magnitudo vicino Sora, con profondità di 10,7 Km

Tanta paura ma pare nessun danno a cose e persone.

Entra Martin Castrogiovanni, pilone della Nazionale di Rugby e diventa in tutto il valletto di Luciana.

Chiara ha una canzone che inizia molto promettente con un violino tanghero e una strofa decente, ma dal primo ritornello in poi resta immobile su un livello medio che delude le aspettative.
Marta Sui Tubi cantano e suonano dimostrando un bel piglio live e inserendo piccole parti strumentali e cambi che riecheggiano stilemi prog-rock e periodi dove rallentare o isolare strumenti in parti arrangiate e di collegamento non era reato. Curioso di riascoltarli più approfonditamente.
Malika Ayane ha il pezzo debole tra tutti(tranne Modà), non me ne vogliano i fan di Sangiorgi, ma se il cantato della strofa ha qualcosa di buono. Il ritornello non colpisce e non risolve granchè e la struttura del brano non da sorprese, molto legata all’interpretazione di Malika, amessendo il Festival della Canzone…

Claudio Bisio sul palco, parte con Nonna Papera e tutti, ma dico tutti: sala, dietro le quinte, web, appassionati davanti gli schermi, io ad urlare “noooo ancora?”
Invece era un pretesto… una scusa per evidenziare quanto sia difficile in tempi simili non parlare di “tempi simili” e poi esplode sull’impresentabilità degli elettori facendo un ritratto di noi italioti secco, caustico anche divertente ma vero e senza appello: anche qui si potrebbe citare il luogo comune per dissimulare, ma basta udire chiacchiere in ascensore, alla fermata del bus, al mercato, per sentir tremar le gambe e aver paura di guardare avanti.

Elio e Le Storie Tese entrano “supersized” sul palco in un mega omaggio ai Monty Pyton, cantano magistralmente il loro stupefacente pezze di bravura ironica, musicale e teatrale e vanno via.
Marco Mengoni alla terza uscita sul palco pulisce ancor più l’interpretazione della canzone che non è nuovissima nello stile ma molto ammiccante nella cadenza delle frasi melodiche e il risultato di stasera è molto più convincente, anche se io per le sue capacità aspirerei a livelli compositivi e autoriali nettamente superiori.
Simona Molinari e Peter Cincotti chiudono la gara con leggerezza e ritmo qual è il loro pezzo. Il testo è un supporto ritmico alla voce della bellissima e brava cantante Aquilana, la musica molto tradizionale nella struttura risulta una bella sigla finale alla tenzone di questa edizione!

Andrea Bocelli:“c’è solo buona musica e cattiva musica. Alle volte un brano di musica classica è talmente bello da diventare popolare, altre volte un brano di musica popolare è talmente bello da diventare un classico”.

Birdy, giovanissima pianista e cantante direttamente da Youtube, mette in mostra qualche qualità da seguire per il futuro.

Premio della critica “Mia Martini” a Elio e le Storie Tese

Premio per l’arrangiamento a Elio e Le Storie Tese

 

  • Vince Marco Mengoni con “L’Essenziale”
  • Secondo Elio e le Storie Tese con “La canzone Mononota”
  • Terzi Modà con “SeSi Potesse non Morire”


il mio personale trittico finale sarebbe stato:

  1. Primo – Elio e le Storie Tese
  2. Secondo – Marta Sui Tubi
  3. Terzo – Raphael Gualazzi

Buona notte e all’anno prossimo #senzafiltro.

About Claudio Salvini

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Claudio “Nighty” Salvini nasce… come tutti! Questo gli regalerà quell’eterna espressione di stupore nel non persuadersi che potesse venire al mondo come gli altri terrestri! Passa gran parte della sua vita a mimetizzarsi tra gli abitanti del globo terracqueo, tra la mediocrità di studi tecnici e gli approcci poco convincenti con l’università. Successivamente, con una spiazzante mossa da esemplare italico di homo sapiens (una raccomandazione), conquista un posto in fabbrica come operaio generico. Non contento della insulsa vita fin lì costruitasi, identifica in un altro mestiere l’apoteosi dell’idiozia e contemporaneamente il suo posto perfetto per ingannare qualunque dubbio sulla sua presunta intelligenza… L’Animatore Turistico! Purtroppo l’istinto di scarabocchiare e far domande su qualunque cosa e formulare di tanto in tanto pensieri di senso compiuto, ancora oggi minano la sua faticata tranquillità. Si è autoprodotto in tre libri: Racconti e Frammenti, (Montedit 2005), Noi!…æ (vincitore narrativa “Il Camaleonte” 2006), Se Rinasco Suono il Basso; scrive saltuariamente su un Blog (www.nightfreeqnc.ilcannocchiale.it), accompagnando tutto con la colonna sonora dei suoi 1400 album di musica (da 1 Giant Leap a Zero Db, in rigoroso ordine alfabetico). Subisce da sempre gli effetti delle fobie da letto singolo e degli sbalzi di umore propri della sua natura.

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