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Sanremo 2013: Il Festival tecnico popular-choosy di Fabio Fazio

Innanzitutto la notizia: ieri, al Tg1, Fabio Fazio ha annunciato a Vincenzo Mollica chi saranno i quattordici partecipanti al prossimo Festival di Sanremo (scelti da una commissione composta dallo stesso Fazio,  Pietro Galeotti, Marco Posani, Claudio Fasulo, Massimo Martelli, Michele Serra, Francesco Piccolo con la collaborazione del Direttore Musicale Mauro Pagani). Eccoli tutti e 14 con – a fianco – i titoli delle due canzoni che canteranno a testa:

  • Raphael Gualazzi – “Sai ci basta un sogno” “Senza ritegno”,
  • Almamegretta – “Mamma non lo sa”, “Onda che vai”
  • Elio e le Storie Tese  “Dannati forever”, “La canzone mononota”
  • Marco Mengoni – “Bellissimo”, “L’essenziale”
  • Chiara Galiazzo – “L’esperienza dell’amore”, “Il futuro che sarà”
  • Max Gazzè – “Sotto casa”, “I tuoi maledettissimi impegni”
  • Malika Ayane – “Niente”, “E se poi”
  • Marta sui Tubi  “Dispari”, “Vorrei”
  • Maria Nazionale – “Quando non parlo”, “E’ colpa mia”
  • Simona Molinari e Peter Cincotti – “Dr. Jekyll e Mr. Hide”, “La felicità”
  • Modà – Come l’acqua dentro il mare”, “Se si potesse non morire”
  • Annalisa Scarrone – “Non so ballare”, “Scintille”
  • Simone Cristicchi – “Mi manchi”, “La prima volta”
  • Daniele Silvestri – “A bocca chiusa”, “Il bisogno di te”

Non si conosce invece con certezza la data del Festival, probabilmente posticipata onde evitare problemi di accavallamento con le elezioni nazionali. Già questo fatto dà una idea dell’anomalia politica del nostro paese: è perché tutto quanto fa sondaggio e orientamento di voto?… oppure è perché tutto quanto fa spread? … oppure, più semplicemente, è perché tutto quanto fa spettacolo? Insomma, in un paese dove per vent’anni ha governato il proprietario di tre televisioni e vari altri mezzi di comunicazione, e dove si butta in politica il più grande comico genovese – dopo Gilberto Govi, sia chiaro.. – e nel momento in cui torna a condurre il Festival l’uomo che ha portato Gorbaciov sul palco dell’Ariston… beh, permetterete anche a noi di buttarla in politica, a rischio di sembrar banali.

Ecco. Quando abbiamo visto Fazio leggere la lista così, al Tg, senza enfasi, con fare educato e dimesso, gli occhi bassi… abbiamo pensato che meglio avrebbe fatto se ci avesse mandato a leggerla Neri Marcorè travestito da Monti (con risata agghiacciata e agghiacciante alla fine.. avete presente?). Perché a sentire quei nomi che arrivavano uno dietro l’altro sembrava l’annuncio di un altro governo tecnico. Ma dico davvero!  Abbiamo fatto il Sanremo tecnico quest’anno, mediocre nel senso buono del termine: cioè, un po’ mezzo e mezzo, come dire, una botta al cerchio e l’altra alla botte, corretto e gradevole per la sinistra, con una bella pompata di divetti canori usciti freschi freschi (o tiepidi) da Amici o da X Factor, che piacciono ai ‘giovani giovani’ che guardano la tivvì (al popolo giovane o al giovane popolo: per fortuna mio nipote ascolta gli Ac Dc, che non sono proprio una novità, ma vuoi mettere?). Poi ci sono pure i giovani che sono usciti da Sanremo, perché un po’ di autocelebrazione ci vuole. E confesso che mi secca un po’ metterci dentro tra questi anche Simone Cristicchi… però… una mano gliel’ha dato Sanremo a Simone e meno male… Come l’ha data ai diversamente giovani, i Max Gazzè, i Daniele Silvestri, le Malika Ayane, quelli insomma che fanno contenti a noi, generazione di Fabio Fazio, tanto che vedrete alla fine canteranno tutti: Anima mia torna a casa tuaaaa… Poi dai, c’è roba forte, gli Almamegretta: che non si dicesse che noncantanapoli… anzi. Per far vedere che non siamo secondi a John Turturro, noi ve ne facciamo sentire due di facce napoletane: ci chiamiamo pure Maria Nazionale (-popolare) e magari, in mezzo, tra le due esibizioni, ci infiliamo l’intervento di Roberto Saviano. E poi Italia sì Italia no… se non è Banda Osiris son Storie tese…

Sia chiaro: se leggo Marta sui tubi mi viene da dire: oh finalmente! Una cosa diversa. Però perché questa solita inutile ipocrisia? Dove sta la novità? Potevate fare di meglio. E se invece volevate fare una cosa da  vero Centro consociativo che magari qui (ma solo qui) ci sarebbe stato bene allora dovevate fare in modo di cambiare il Parlamento delle Case discografiche e finalmente, accanto a Daniele Silvestri ci sarebbero stati  anche quelli bravi quanto lui, che da sempre sono espulsi dai circuiti televisivi e radiofonici nazionali, perché non hanno etichette forti alle spalle. Ne conosciamo tanti, non è vero? Non ne nominerò nessuno perché non voglio far torto a chi poi resta fuori. Ma sono quelli che andiamo a vedere ai teatri e nei locali, che hanno il loro pubblico – appassionato – e che fanno tanta fatica, malgrado l’apprezzamento. E non è vero che non attirerebbero pubblico. Non è vero che la gente cambierebbe canale. Non l’ha cambiata per Silvestri e Cristicchi. Non lo farebbe nemmeno per loro. Smettiamola di mistificare la realtà: è solo un problema di Etichetta (ma non di Galateo…).

A me piace Sanremo da sempre. Ho adorato quel trash pippobaudiano, i piedi nudi di Patty Pravo, le canzoni improbabili di Toto Cutugno, gli insostenibili gorgheggi di Al Bano. E adesso, in queste nuove edizioni, non arriccio il naso di fronte al nuovo che avanza pure se canta in un finto reality tivvì. Ho votato Baccini al Tenco quest’anno e me lo ricordo quando litigava con Franco Simone a MusicFarm: non mi sono persa una puntata, bestemmione compreso… Per me ha fatto bene. Fanno bene tutti quelli che tentano ogni strada (ovviamente legale e corretta) per far conoscere la propria arte. Quindi va bene tutto. Però far passare questo cast political correct – questo Sanremo tecnico popular-choosy – come una novità, come la qualità unita a non so qual blaterare sul nuovo pop italiano… no! Per cortesia! sapete che vi dico: io faccio una scelta snob. E tifo per Maria Nazionale.

Elisabetta Malantrucco

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2 comments

  1. avatar

    quale scelta snob, certo dipenderà dalla canzone, ma grande personalità vocale diversa dai soliti clichè…
    la lista, per quanto spacciata per “innovativa”o”coraggiosa”, è la solita torta da spartire tra discografici (malgrado la progressiva estinzione della specie pare che il Festival non si possa celebrare senza fare i conti con loro).
    Quest’anno la quota “indipendenti” o “indie” ha baciato Marta sui tubi, quel contentino che fa inviare comunicati stampa entusiastici all’amico Giordano Sangiorgi ma a me sembra, tanto per restare nella tua metafora politica cara Elisabetta, non lontano dal cosiddetto metodo del bastone e della carota.
    Poi, ovviamente, se ci caliamo televisivamente o fisicamente all’Ariston in quel contesto, i discorsi seri non valgono e il modo per non morire di noia, come diceva Rino Gaetano, riusciremo a trovarlo, come ogni anno. Basta sanremizzarsi per una settimana e armarsi di ironia.

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    e come sempre lo faremo 😉

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