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Premio Tenco 2011 – Seconda serata

La seconda serata del Premio Tenco 2011, si apre con il secondo omaggio a Georges Brassens e a proporlo è Alberto Patrucco, già autore di un intero disco dedicato allo scomparso cantautore francese intitolato “Chi non la pensa come noi”, che non rinuncia a qualche battuta sulla politica attuale, una situazione difficile racconta, che però si sta appianando, perché si è passati da Tremonti a Monti ma già si preparano Collina e Renzo Piano. Il brano che presenta è “La ballade des cimetières” ed è inedito, nella sua traduzione in italiano. Con lui sul palco il pianista Daniele Caldarini, autore anche degli arrangiamenti.

 

Tocca a Cesare Basile, cantautore catanese, a introdurci nel clima della serata e lo fa con un trittico di canzoni davvero affascinanti. Accompagnato alle percussioni da Massimo Ferrarotto, attinge a piene mani dal suo ultimo ottimo disco “Sette pietre per tenere il diavolo a bada” e offre al pubblico i brani “E alavò”“Il sogno della vipera”“La Sicilia havi un patruni”, un brano di Ignazio Buttitta e cantato per la prima volta da Rosa Balistreri che, come ricorda lo stesso Basile, fu la prima donna esclusa dal Festival di Sanremo nel lontano 1973. A completare questo breve ma intenso set “L’Orvu” “Il Galeone”. Grande!

 

 

Il passaggio dal suo set a quello del successivo Iosonouncane (artista sardo che all’anagrafe fa Jacopo Incani) autore del disco “La Macarena su Roma”, che pare essere tanto piaciuto agli organizzatori del Tenco, è stato per il sottoscritto scioccante. La sua “musica”, se così si può chiamare, è una specie di minestrone sonoro, un blob acustico di campionamenti mescolati a musica, in cui si percepiscono tra le tante voci anche quelle di volti noti della TV come Milly CarlucciMassimo Giletti. Accompagnato solo da un campionatore e da una loopmachine, acquistati grazie all’assegno di disoccupazione dell’Inps senza sapere bene cosa fossero come ha raccontato in conferenza stampa, ha letteralmente diviso il pubblico del Tenco tra chi lo considera già un genio e chi non avrebbe mai voluto vederlo su quel palco. Io devo ammettere di essere uscito dalla sala dopo il primo brano, continuando a ritenere che il modo in cui ha scelto di veicolare messaggi anche validi, ha poco a che fare con la musica di qualità. Mi sbaglierò forse, ma la penso così.

 

Ecco quindi che, quando a salire sul palco, è stata poi la texana di discendenza americanaCarrie Rodriguez, fatta conoscere agli organizzatori del Club Tenco dal cantautore canturino Andrea Parodi, accompagnata per l’occasione dal chitarrista Luke Jacobs, è stato per me come tornare in superficie e respirare aria, ascoltare musica vera, quella prodotta dalle corde del suo magico violino. Canta canzoni semplici, una sull’alluvione dell’uragano Katrina che dedica agli alluvionati di Genova e dello Spezzino e una su un bambino che attraversa il ponte di Brooklyn in bicicletta. Testi semplici ma sinceri, così come sincera e viva è la sua musica folk.

 

 

E’ stata poi la volta di un gruppo multietnico, quello dei Mariposa, sette artisti provenienti da aree geografiche diverse che hanno in comune il piacere di comporre e scomporre musica, quasi fosse un giocattolo. Questa la loro formazione: Enzo Cimino alla batteria elettronica, Gianluca Giusti al wurlitzer, Rocco Marchi alla chitarra acustica, Valerio Canèal basso elettrico, Michele Orvieti alla tastierina giocattolo e diatonica, Enrico Gabrielli al sax e cori e, infine, la new entry Serena Altavilla come vocalist. Davvero prezioso il loro set, che ha visto in scaletta le seguenti canzoni “Pterodattili”“Chambre”“Con Grande Stile” e la cover di Luigi Tenco “Prete in Automobile”. Da applausi, per quella loro sperimentazione che vive in equilibrio con la tradizione, per l’aria familiare e amichevole che trasmettono e il coraggio di portare in giro per l’Italia un gruppo così numeroso, un’impresa titanica vista l’attuale crisi economica.

 

Ecco finalmente Roberta Alloisio vincitrice dell’ultima Targa Tenco non ancora consegnata, quella come “Migliore interprete di canzoni non proprie” per il suo album “Janua”, antico nome medioevale di Genova che significa porta, un album interamente dedicato alla sua città. Accompagnata da Fabio Vernizzi al pianoforte, Mario Arcari ai fiati, Marco Faddaalle percussioni e Riccardo Barbera al contrabbasso, ha presentato alcune canzoni tratte da quest’album tra cui entrambe le canzoni appositamente scritte dal cantautore genoveseMax Manfredi, cioè “Venditrici di vento” “Il fado del santuario”, questa seconda canzone è stata cantata con il solo accompagnamento, termine sicuramente riduttivo in questo caso, di Armando Corsi alla chitarra. A completare la scaletta i brani “Amore no te dubitare”“Stelle do mae cheu” il cui testo è uno scritto del poeta dialettale savonese G. Cava. Molto applaudita e a ragione, la sua esibizione.

 

 

A chiudere la serata ci ha pensato Edoardo Bennato e l’ha fatto alla sua maniera, attraverso l’amato rock’n’roll sempre rivolto all’America. Qualcuno potrà forse obiettare che nel tempo non ha saputo rinnovarsi, che in fondo continua a rifare il verso a se stesso, ma non si può certo dire che non abbia ancora grinta da vendere e, ai suoi detrattori, consiglierei di ascoltare il suo ultimo disco “Le vie del rock sono infinite” e, così facendo, forse si accorgeranno che Edoardo ha ancora tanto da dire. In fondo le sue “canzonette” non sono mai state canzoni che contengono risposte o ricette, sono sempre state piuttosto canzoni che pongono dubbi, che invitano a porsi domande, proprio come ha fatto lui stesso, provocatoriamente, anche in conferenza stampa. Salito sul palco, prima di iniziare a cantare ha voluto poi ricordare Luigi Tenco così: “Io sono sempre nel clima di Tenco, quello della musica definita leggera è un territorio pieno d’insidie e trappole. Osservavo da ragazzino questo personaggio che amavo, era per me un punto di riferimento e osservavo il suo atteggiamento perplesso. Anche se ero ragazzino, mi rendevo conto di manager spietati, pubblico spietato”. Poi ha cantato canzoni tratte dal suo ultimo album come “Perfetta per me” e “E’ lei”“La mia città” il recentissimo singolo dedicato alla sua Napoli, concludendo con i classici “In prigione in prigione” “Rinnegato”, quasi a volersi mettere volontariamente dalla parte del torto. Un Bennato sempre provocatorio e coerente con se stesso.

 

 

Non posso poi non ricordare il ruolo di “tappabuchi” svolto da Peppe Voltarelli, che ha saputo riempire abbondantemente i vuoti dovuti ai cambi di scena. Sempre simpatico, esuberante, con quel flusso di parole a volte urlate, a volte solo abbozzate, una comicità la sua, che si fa amare da tutto il pubblico che ride e si diverte con gusto.

 

Link

Sito ufficiale di Alberto Patrucco: www.albertopatrucco.it

Sito ufficiale di Cesare Basile: www.myspace.com/cesarebasile

Sito ufficiale di Iosonouncane: www.myspace.com/iosonouncane

Sito ufficiale di Carrie Rodriguez: www.carrierodriguez.com

Sito ufficiale dei Mariposa: www.naufragati.com

Sito ufficiale di Roberta Alloisio: www.robertaalloisio.com

Sito ufficiale di Edoardo Bennato: www.bennato.net

 

About Fabio Antonelli

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Bio: Scrivo occasionalmente recensioni ed articoli per il portale di musica La Brigata Lolli e "L'isola che non c'era". Dal 2007 fino ad oggi collaboro con: Estatica - Enciclopedia della Musica Italiana. (progetto di Fabrizio Pucci) MB sito dedicato al Rock ed alla musica d'autore (progetto di Maurizio Bianchimano) Collettivo Parini (Un promontorio della cultura, una cultura del promontorio) "Gocce di noi"Rivista bimestrale di poesia e non solo, liberamente scaricabile dal sito Gocce di Poesia. Il Tonnuto (Giornalino musicale online dagli amici di Cabiate) Ho collaborato con il Pub Chic & Freak di Menaggio (CO) curandone la programmazione musicale. Da circa un anno curo la crescita artististica del cantautore comasco LELECOMPLICI. Dal 2010 entra a far parte della giuria che assegna le Targhe Tenco e.mail: fabioantonelli1967@libero.it Fabio su Facebook:

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