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Pezzi di vita che diventano viaggio, esce – Guarda che non sono io – Racconto fotografico su Francesco De Gregori.

Uscirà a settembre in tutte le librerie un nuovo libro su Francesco De Gregori. Qualcuno dirà, dov’è la novità, sono già tanti i libri a lui dedicati. Vero, ma “Guarda che non sono io” questo il titolo del volume, è in assoluto il primo che sia mai stato autorizzato dallo stesso Artista in più di 40 anni di carriera; di recente è stato presentato in anteprima a Collisioni Festival di Barolo (Cn), alla presenza dello stesso De Gregori.
Il libro che è stato curato da Silvia Viglietti, editrice della Svpress che lo pubblica e Alessandro Arianti, pianista di De Gregori con la passione per la fotografia, prova a raccontare per immagini 40 anni di carriera e di storia del Principe. Lui stesso ha confessato di aver finalmente fatto pace di recente con le fotografie che lo ritraggono e che ora si sente molto più a suo agio guardandole rispetto a pochi anni fa, ammettendo inoltre, di pensare per immagini mentre crea le sue canzoni.
Il titolo, in verità, è di quelli che spiazzano, come ha detto De Gregori si tratta di un anacoluto, una provocazione, un modo per dire, “certo qui ci sono molte mie tracce ma non si esaurisce tutto qui.”
Al fan di lungo corso non era parso vero che dopo tutti questi anni il Principe avesse deciso di aprire finalmente il suo personale cassetto dei ricordi per trarne memorie, vecchie foto e appunti, riservato e schivo come è sempre stato. Ma quel momento, come lui stesso ha detto, è arrivato.
“Stasera sono un libro aperto mi puoi leggere fino a tardi”, così canta nell’ultima traccia del suo ultimo disco ma attenzione, perché quello che leggerai, le foto che vedrai, sono solo una parte di me, della mia vita e non dicono proprio tutto.

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Sotto sotto insomma c’è un trucco.
Povero fan, povero cuore, che solo in nome di un antico e incondizionato amore per il Principe, mai tradito in tutti questi anni, aveva anche provato a stargli dietro e a cantare le sue vecchie canzoni ai concerti, zoppicando spesso sulle note e sulle parole per finire inevitabilmente fuori tempo e in fuorigioco. Perché di sicuro ci vuole orecchio ma qualche volta potrebbe non bastare.
Come è noto infatti, De Gregori, da musicista sperimentatore qual è, ha sempre amato con la sua band cercare atmosfere e arrangiamenti sempre freschi e nuovi per le sue vecchie canzoni (ma anche per quelle più recenti) da proporre nei suoi live, spesso tra lo sopresa e lo sconcerto di molti fan.
Le belle immagini presenti nel volume sono tratte da concerti, prove, backstage e frammenti di videoclip in cui Francesco è ritratto da solo, con i suoi musicisti o con alcuni dei tanti compagni di viaggio della sua lunga e fortunata carriera.
Ritratti fotografici dunque, ma come si fa a raccontare o a descrivere una fotografia? Non saremo certamente noi a provarci, e sarebbe comunque la nostra, una visione parziale e frammentaria. L’attenzione da porgere nel guardare una fotografia è quella che si dovrebbe nell’approcciarsi ad un’opera d’arte, in quanto tale è da considerarsi; solo così probabilmente se ne apprezzerebbero le sfumature e i chiaroscuri, le linee dei soggetti e degli oggetti, provando ad afferrarne almeno in parte il significato e la bellezza. Che, va ribadito, restano comunque un fatto soggettivo, perché ognuno di noi dal suo personale punto di osservazione potrà cogliere ogni volta un particolare, un dettaglio, che magari è sfuggito o non era rilevante all’occhio di un altro osservatore.
Nella seconda parte del volume è presente tutta la discografia commentata album per album dall’artista e ci sono anche due interessanti interviste esclusive concesse rispettivamente da De Gregori al critico cinematografico e conduttore radiofonico Steve Della Casa e da Guido Guglielminetti, storico produttore e bassista di Francesco, al giornalista de “La Stampa” Gabriele Ferraris. Guido è il mitico capobanda, così viene presentato affettuosamente dallo stesso De Gregori, che accompagna ormai da quasi trent’anni sui palchi di tutta la Penisola e nelle registrazioni in studio dei suoi lavori.
In coda al volume si può trovare anche una bella raccolta di appunti e manoscritti di nuove e vecchie canzoni, incluso il foglio di lavorazione di “Vivavoce”, prossima fatica discografica di De Gregori che uscirà a novembre e che conterrà canzoni vecchie e nuove “rinfrescate” e rilette.
Nuovi arrangiamenti dunque, già, proprio quelli che avevano fatto e fanno soffrire i tanti fan ancora fermi, paludati agli anni ‘70 e ‘80 e che quelle canzoni vorrebbero sentirle cantare sempre allo stesso modo.
Ma come ha detto De Gregori “la canzone è un opera d’arte e, a differenza di un film o un quadro è un qualcosa in movimento”; sentiva perciò il bisogno di testimoniare i cambiamenti avvenuti dal momento in cui le sue canzoni furono incise ad oggi. Era diventata forte l’esigenza di rileggerle, riarrangiarle, cambiandone a volte la musica e le parole e talvolta anche il modo di ricantarle.
Il vecchio fan dunque dovrà farsene una ragione e comunque potrà sempre consolarsi andandosi a riascoltare i vecchi dischi. Magari per consolarsi potrebbe provare pure a farseli autografare.
Proviamo un pò ad immaginarci la scena, quello che incrocia “Ciccio” per strada con in mano due sporte della spesa. L’uomo gli si avvicina, emozionato come un bambino davanti a una vaschetta di nutella e il dialogo immaginario a questo punto potrebbe essere qualcosa de genere.
“Ciao Francesco, come stai? Ti ho visto dall’altro lato della strada e mi son detto….wow, quello è De Gregori, adesso provo a fermarlo e a farci due chiacchiere. Come dici? Che hai in mano le buste della spesa e stai scappando? Ok, vengo subito al punto allora, sai che ti seguo da quando portavo i calzoncini corti? Tu non puoi certo saperlo ma siamo cresciuti insieme. Tu cantando le tue canzoni nei dischi e nei concerti ed io ascoltandole e leggendo con attenzione i tuoi testi nel silenzio nella mia cameretta. Devi credermi, non c’era un giorno, un solo istante della mia vita che non fosse scandito dalle tue canzoni.
Qualche volta avevo perfino l’impressione che quei testi li avessi scritti anche per me, tanto me li sentivo appiccicati, cuciti addosso alla mia pelle. Come se credo di conoscerti non è un problema tuo? E poi che vuol dire guarda che non son io? Dai, ti va di scherzare eh? Certo che mi sono accorto che sta piovendo, ma chissenefrega se sono bagnato fradicio e rischio una broncopolmonite, quando mi capita un’altra occasione del genere?

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Giuro, non ti chiederò spiegazioni su Atlantide o chi fossero i quattro cani per strada. Volevo semplicemente dirti grazie ecco, ringraziarti che esisti. E magari, se non disturbo, farti firmare anche alcuni dei miei dischi, i tuoi, che mi porto sempre appresso, hai visto mai.
Sì, hai ragione, mi capita spesso di parlare con le parole delle tue canzoni, ma giuro, giuro che non lo faccio apposta. Grazie di tutto e scusami se son stato invadente ma che posso farci se mi fai sognare? Oops, ci sono ricascato.
Il lettore vorrà perdonarci la leggerezza.
Tornando a “Guarda che non sono io” ci trovi dentro De Gregori e i suoi tanti pezzi di vita che diventano viaggio, tante immagini e informazioni sul suo lavoro, ma non aspettatevi di trovare rivelazioni di segreti, gossip o cose del genere, ne rimarreste delusi.
D’altronde “ non c’è niente da nascondere /niente da svelare /niente da tenere stretto /non c’è niente da lasciare”.
Dopo più di 40 anni di carriera Francesco De Gregori continua a scrivere e a cantare le sue canzoni, a fare dischi ogni volta diversi, riuscendo sempre a sorprendere chi lo segue. E tutto questo senza mai ripetersi. Salendo su di un palco per il puro piacere e la gioia di suonare, e il pubblico questo lo sente e continua ad amarlo anche per questo.
Questa è la vita che ha scelto di fare un giorno, questo è il suo mestiere. Quello strano mestiere che ti fa andare in giro per una strada imbracciando una chitarra e a suonare nelle città. Il mestiere di andare per la vita, con il solo passo che conosca. Quello di un uomo.

About davide favia

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Il mio cuore batte da sempre per la buona musica d’Autore. Da quando intravidi, tantissimi anni fa ormai, in un programma Tv, Francesco De Gregori, sì proprio lui, il Principe, imbracciare la chitarra e intonare “Generale, dietro la collina..” fu subito colpo di fulmine, amore a prima vista. Il primo vinile acquistato fu “Viva l’Italia” ed il mio primo concerto il mitico “Banana Republic” al vecchio stadio “Delle Vittorie” di Bari, la mia città, al seguito di mia sorella maggiore e di alcune cugine appassionate di buona musica. Continuai imperterrito a percorrere, attraverso gli anni, i sentieri del cantautorato nostrano con l’ascolto della musica che proveniva dalle frequenze delle diverse radio libere del tempo, di cui mi nutrivo avidamente e con l’acquisto di dischi e andando ai concerti, quando il budget assai ridotto me lo permetteva, provando a saziare la mia fame attraverso la lettura di tante riviste (internet era lontana anni luce!) e di libri sul tema.

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2 comments

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    Non vedo l’ora che arrivi settembre. Complimenti a Davide per l’articolo. Ottimo, direi.

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    almeno ai tempi di Banana Republic c’erano le radio libere che le passavano.
    prima nemmeno quello. solo la speranza di vedere quello spilungone coi capelli rossi passare dalla tua città a cantare le canzoni che spiegava (a malapena) su Ciao 2001. niente di più.
    bravo.

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