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Luigi Tenco, il tempo dell’insuccesso, amore e sensualità.

 

Ho ascoltato una canzone di Luigi Tenco attraverso uno spot pubblicitario di abiti bianchi da sposa,  ho avuto un brivido e ho pensato a lui che odiava ogni tipo di mercificazione e  alla sua voce unica e irripetibile che cantava temi d’amore con una grande sensualità. La canzone non è molto conosciuta, non ha raggiunto mai il successo, d’altronde solo le canzoni più “importanti” sono arrivate all’orecchio del grande pubblico e dopo la sua morte avvenuta in circostanze misteriose nel 1967 in una camera d’albergo a Sanremo. Quella sera, il volto e soprattutto gli occhi di Tenco, mentre cantava sul palco del Festival, li ricordo perfettamente. Con i miei occhi da bambina  osservavo quello sguardo strano ed il mio cuore malato ebbe un sussulto. Dissi a mio padre che Tenco era fuori di sé perché guardava nel vuoto e cantava con rabbia. Io lo conoscevo perché lo avevo visto alla televisione e le sue canzoni le amavo già allora. Il giorno seguente, nell’indifferenza più totale poiché il Festival continuò, ascoltai la notizia dal telegiornale e lessi il giornale con mio padre: Luigi Tenco si è sparato. Oggi, credo che qualcuno abbia voluto la sua morte ma quel che è peggio, che nessuno dei presenti in sala abbia fatto nulla per fermare questo atto così violento e tragico.

Luigi Tenco è morto a ventotto anni, non era un drogato, non aveva ottenuto grandi successi, non aveva riempito teatri e stadi in Italia, in Europa e nel mondo eppure a qualcuno dava fastidio.

Le sue canzoni erano dirette, talvolta taglienti, contenevano una poetica travolgente mescolata al suo timbro di voce sensuale, raro, un po’ triste ma in amore si sa, l’atmosfera rassegnata esiste quando le cose non vanno per il verso giusto. In molte canzoni di Tenco è riflessa la sua dimensione interiore, è chiaro che in canzoni come HO CAPITO CHE TI AMO e LONTANO, LONTANO trasparivano delusioni, speranze ma anche una volontà d’amare, di fedeltà in UNO DI QUESTI GIORNI TI SPOSERO’, stai tranquilla. Chissà chi voleva sposare?

Attraverso queste canzoni ma anche altre più impegnate non riesco a trovare una giustificazione alla sua fine. Quando canta …io si, che ti avrei fatto arrossire, dicendoti ti amo come lui non sa dire…io si che ti avrei fatto capire che il bello della sera non è soltanto uscire…ti avrei insegnato qualcosa dell’amore che per lui è peccato. Questo è amore, è passione, è grandezza interiore. Nessun altro cantautore italiano è mai riuscito a raggiungere questi livelli con poche e semplici parole, Tenco è unico per questo motivo. Ma una canzone non può determinare una morte. Perché avrebbe dovuto uccidersi se era corrisposto?

Si pensa che UN GIORNO DOPO L’ALTRO sia la chiave della sua fine…e la speranza ormai è un’abitudine….la vita si ripete nella sua monotonia, i sogni svaniscono nel tempo, l’amore s’allontana o non viene corrisposto. Tutti noi nella vita perdiamo delle speranze ma quanti s’uccidono per questo e perché Tenco avrebbe dovuto spararsi in una squallida stanza di un albergo?

Gli anni passano, i ricordi musicali di gloria ed i successi passati non svaniscono mai anzi s’ingrandiscono.  A me dispiace solo che si continui ad associare l’uomo e la sua opera immensa alla sua fine tragica.

Vedrai vedrai
vedrai che cambierà
forse non sarà domani
ma un bel giorno cambierà

Vedrai vedrai
che non sei finito sai
non so dirti come e quando
ma vedrai che cambierà.

About Gloria Berloso

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Sono nata a Gorizia il 17 dicembre 1955, piccola città del Friuli Venezia Giulia. Attualmente vivo in un piccolo paese in campagna. Fin da bambina ho ascoltato la musica attraverso i dischi che mio padre faceva arrivare d’oltre oceano. A metà degli anni ’80 per la predisposizione ad organizzare eventi e concerti ho iniziato a concretizzare dei progetti. ovvero la creazione di festival rock dove far esibire complessi emergenti. La mia casa è stata un punto d’incontro per tantissimi giovani e il deposito temporaneo dei loro strumenti.. In seguito molti hanno copiato questa iniziativa. Ho collaborato con alcuni artisti di ottimo livello ed organizzato manifestazioni teatrali curandone la direzione artistica, la presentazione e la critica giornalistica. Attualmente collaboro solo ed unicamente per pura passione con artisti che in me hanno fiducia e per un legame di bella e spontanea amicizia.

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7 comments

  1. avatar
    simonetta bumbi

    quello che non capirò mai, è perche si uccidono gli artisti quando sono vivi, e poi da morti vengono esaltati e magari proprio da chi li ha affossati. questa è una cosa che non solo non capisco, ma che mi fa incazzare di brutto. e ancora di più quando vengono mercificati, proprio come dici tu, usando una tragedia.
    mi piace questo articolo, molto, sia per la sincerità che per l’anima libera di espressione. un nudo d’autore, ecco.
    ero piccola, ma lo ricordo. e lo ricorderò sempre come io voglio ricordarlo, e cioè vivo.
    simonetta bumbi

  2. avatar

    Grazie Simonetta ! Ho letto e riletto tanti articoli su Luigi Tenco, in particolare quelli di autori noti e molto vicini al mondo della musica e ho cercato di analizzarli. Forse la risposta la troviamo in quegli “scritti”, visto che, chi ha indagato su questo delitto ha tralasciato molte circostanze. I tecnici vogliono sempre usare i grandi paroloni per far mostra della loro espressione verbale; per parlare di Luigi Tenco non servono, il nudo d’autore è uguale ad amore. Forse ” amore ” per i più è una parola complicata?

  3. avatar

    Il più delle volte, e senza capirne il motivo, le cose non sono come appaiono. La vita lega alcune persone con dei meccanismi ben studiati; sono quelli a cui negli occhi scorgi una dimensione “ultraterrena” e che, quasi certamente, faranno parlare di sè.
    Luigi aveva tutta l’essenza di questa extradimensione…la cosa che fa ribrezzo e pena, è l’ambiguità ormai disinibita anche se riconosciuta di gente che, in vita più indifferente che mai, corteggia “invoca” e inventa ogni santificazione, alll’uomo snobbato poco tempo prima!
    Basta con la bestemmia! Cerchiamo di essere degni, di ricevere eredità cosi pesanti. Un Luigi, come un Sergio o un Bruno, non si trovano dietro a ogni angolo di strada.
    Con stima sincera per l’amica Gloria che ha saputo trasmettermi emozione nel leggere questo articolo.
    Pier Mazzoleni.

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    Grazie Pier. Trasmettere emozione anche attraverso un articolo è importante!

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    Questo splendido
    articolo esprime cio’ che c’e’sempre stato nella mia mente e nel cuore………….e il cuore difficilmente sbaglia…………..

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    mariana ciaccia

    Io non ho avuto la fortuna di conoscere TENCO…….ma considero la sua musica senza tempo come l’arte, l’amore e i sentimenti veri che ha cantato………………………………

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    Al Premio Tenco, 10 novembre 2011
    A sorpresa un inedito di De André interpretato da Vittorio De Scalzi, ricordando Pepi Morgia, storico collaboratore di De Andrè e del del Premio Tenco, scomparso da poco. L’inedito è un testo che De Andrè aveva regalato anni fa, con dedica, proprio a Pepi Morgia, scritto su di un tovagliolo di carta nel corso di una cena dopo un concerto a Vienna. Morgia qualche mese fa lo aveva affidato per musicarlo appunto a De Scalzi, che lo inserirà nel suo prossimo album. Il testo, che reca la data 20 febbraio 1982, recita: “Vengono le onde del sonno / al ritmo del sospiro, / al ritmo della birra respiro / e io mi lascio sommergere / e affogo, quasi dolcemente / e mi lascio sommergere / nel brivido che dà la coscienza / di una sconosciuta esperienza acustica”.

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