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“Caro amico ti scrivo” – Lettera a Lucio. – Davide Favia

Caro Lucio, ti scrivo in questa sera così strana e profonda che lo dice anche la radio.

Siamo noi, siamo in tanti a gridarti parole d’amore mentre ci passi davanti e ti guardiamo piano piano scomparire a cavallo in un cielo d’aprile.

Forse ci ritroveremo, magari dentro ad una stazione, mentre con le tue mani fermi quel treno palermo francoforte. E ci sembrerà di vederti ogni volta che guardando in alto vedremo le rondini volare.

 Per noi la luna adesso sarà sempre una palla ed il cielo un biliardo.

Ah Lucio, non ti avessimo incontrato, non ci sentiremmo così soli adesso, ma non saremmo poi diventati quelli che siamo.

Forse  avevi ragione quando cantavi che andare lontano non è proprio uguale a morire.

Ma allora dov’è il tuo cuore? Dov’è? Te ne sei andato via sbattendo la porta, così, come per scherzo, ma noi avevamo in mezzo le mani ed il cuore. E che dolore abbiamo provato.

Forse ora potrai indicarci finalmente qual è la strada per le stelle, potrai dirci se Dio ci salverà per davvero. Ma se poi d’amore è proprio vero che non si muore, cosa ci facciamo qui stasera, davanti ad una televisione o nudi e silenziosi in mezzo a una strada mentre piove, a guardare vetrine, dove TV  passano le immagini di te e della tua faccia, pensando ancora a quei tanti capelli che non riuscivamo mai a contare.

Tu conoscevi bene un posto nel cuore dove tira sempre un po’ di vento e per noi non c’era bisogno di capire altro, bastava sedersi ed ascoltare.

Il mare era profondo, lo sapevi bene, profonda era la tua anima e quel pensiero che nessuno potrà mai bloccare o recintare.

Chissà caro Lucio su che cosa metteremo le mani, se riusciremo un giorno a correre insieme agli altri ad incontrare il nostro futuro.

Chissà se ci riuscirà ancora in una notte con il suo silenzio regolare, ad avere la forza ed il coraggio di parlare, a dire finalmente a qualcuno ti amo e di amarti non smetterò mai.

Allora forse avremo capito che cos’è l’amore. Ecco, sarà quella la nostra sera dei miracoli.

Lontano ora la tua luce si fa sempre più grande in questa notte che sta per finire.

Ora che le nostre parole si muovono sempre più stanche sarebbe forse il caso di chiudere gli occhi e provare a sognare di ballare sulle onde del mare.

Portaci a dormire Lucio. Portaci a dormire adesso. Facci saltare a bordo di una di quelle navi che fa ritorno.

E’ già tardi e domani ci aspetta un treno.  Ed un’ altra lezione di tango.

About davide favia

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Il mio cuore batte da sempre per la buona musica d’Autore. Da quando intravidi, tantissimi anni fa ormai, in un programma Tv, Francesco De Gregori, sì proprio lui, il Principe, imbracciare la chitarra e intonare “Generale, dietro la collina..” fu subito colpo di fulmine, amore a prima vista. Il primo vinile acquistato fu “Viva l’Italia” ed il mio primo concerto il mitico “Banana Republic” al vecchio stadio “Delle Vittorie” di Bari, la mia città, al seguito di mia sorella maggiore e di alcune cugine appassionate di buona musica. Continuai imperterrito a percorrere, attraverso gli anni, i sentieri del cantautorato nostrano con l’ascolto della musica che proveniva dalle frequenze delle diverse radio libere del tempo, di cui mi nutrivo avidamente e con l’acquisto di dischi e andando ai concerti, quando il budget assai ridotto me lo permetteva, provando a saziare la mia fame attraverso la lettura di tante riviste (internet era lontana anni luce!) e di libri sul tema.

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