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La bellezza stupefacente della fragilità. Intervista a Raffaele Pellegrino

Quest’oggi vogliamo raccontare il senso di un nuovo progetto musicale dal titolo Adamante, una composizione per due chitarre realizzata da due giovani artisti baresi, Raffaele Pellegrino e Tommaso De Filippis, pubblicata da “Florestano Edizioni”.

Abbiamo deciso di intervistare il Prof. Pellegrino, un nome non nuovo al nostro magazine1, nel tentativo di comprendere ancora meglio la rilevanza di questo lavoro.

Iniziamo, dunque, chiedendogli di presentare ai lettori ed al pubblico Adamante – Adamante nasce per caso dal desiderio di un mio carissimo collega ed amico, Tommaso De Filippis, insegnante di musica presso la scuola “Il Coretto”, che aveva delle idee, degli accordi in testa. Ed ha così stimolato la mia voglia di scrivere qualcosa: mi è subito piaciuta la sua idea e la difficoltà era come razionalizzare qualcosa che era solo un’ispirazione. Io credo molto nell’esperienza che si è accumulata nel passato: quando si studia e si suona tanto si acquisiscono delle sonorità, che magari hanno solo bisogno di un amico per venire fuori e svilupparsi. Adamante è nato così, primo pezzo pubblicato con la Florestano Edizioni, ed è appunto il primo di una serie di brani.

Come mai questo nome, Adamante? 

Avevamo l’idea di intitolare il brano con una parola o una locuzione che fondesse l’essere prezioso di qualcosa, ma nello stesso tempo il suo essere fragile e non pronto necessariamente a quello che accade nella vita. Da qui il titolo Adamante.

E’ previsto un breve tour per la diffusione del brano?

E’ stato suonato per la prima volta in occasione della rassegna di concerti chitarristici organizzata dal Maestro Scarola e dall’associazione musicale De Falla. Due chitarristi, Mirko Loconsole e Mauro De Ceglie, che adesso suonano all’Accademia dei Cameristi, hanno voluto inserire questo pezzo nei loro programmi di concerto. La grande soddisfazione è stata, poi, che in un festival argentino di chitarra, tenutosi a fine maggio, Adamante ed altri nostri brani inediti sono stati eseguiti dai più grandi chitarristi argentini: Maria Gabriela Perez, Alejandro Davila, Arturo Debajos.

Infine abbiamo vinto il terzo premio ad un concorso internazionale di composizione, tenutosi a Castellana Grotte (BA), e prima di noi c’era un maestro di composizione di Zagabria, che si è aggiudicato il primo posto, ed i cinesi al secondo. Al terzo c’eravamo noi, gli unici italiani.

Chiudiamo con una domanda più personale. Tu sei un Professore di Filosofia: nella tua vita è “venuta prima” la filosofia o la musica? E la filosofia ti ha in un certo senso aiutato nel tuo approccio alla musica?

E’ venuta prima la musica, perché io ho incominciato a suonare la chitarra all’età di otto anni; la filosofia è nata nel cuore alla scuola superiore, anche grazie al mio professore di liceo. Io credo che musica e filosofia parlino due linguaggi assolutamente uguali, al punto tale che l’una senza l’altra sono incomplete. Non solo un’incompletezza di contenuto, ma incontrandosi musica e filosofia possono comprendersi ed arricchirsi. Debbono andare mano nella mano e credo che questo valga tanto nell’insegnamento della musica quanto nella didattica della filosofia.

Vi lasciamo con l’ascolto di Adamante, con le sue note che ci invitano a ripensare alla fragile bellezza delle cose, al mistero stupefacente della precarietà degli enti, alla non calcolabilità dell’esistenza.

Gabriella Putignano

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Gabriella Putignano è Laureata in Scienze filosofiche, ha pubblicato “Il grido di vita di Carlo Michelstaedter”, ISBN: 978-88-91018-67-0, 2012.

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