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Ivano Fossati – Macramè – 1995

Da piccolo pensavo che la “scuola genovese” fosse un Istituto d’arte ligure. Una sorta di piccola accademia dove ci si poteva andare a sedere sperando un giorno di poterne uscire come dei nuovi Tenco, dei nuovi Paoli dei nuovi De Andrè, dei nuovi Bindi, dei nuovi Fossati. Quelli che si erano diplomati prima di te. Ma da piccolo credevo a tante cose. Poi, crescendo, ho scoperto che la “scuola genovese” era davvero una scuola: la scuola del dolore.
Genova è una città di mare, una città di frontiera. Dove tutto è sempre uguale eppure non lo è mai veramente. Ci sono navi che portano altrove. C’è odore di marcio che passa per i carruggi sfregando sui muri corrosi dalla salsedine. C’è ruggine ovunque. Ogni giorno sempre un po’ di più. La ruggine è il cancro del ferro. E’ forte ed insaziabile. Ivano Fossati ha gli occhi profondi di chi ha visto il mondo attraverso i racconti dei marinai che scendono dalle navi per pisciare sulle banchine del porto e che gettano le loro àncore fra le gambe di qualche donna che sosta tra Vico delle Mele e la Maddalena. Panama, l’Irlanda, l’Argentina. Terre dove andare. Per lasciare lì la propria malinconia e tornarsene a casa con lo spirito sollevato. Girandosi dietro sulla via del ritorno, si accorgerà di avere sempre una scia di tristezza mischiata alla spuma del mare. Un velo di sposa ricamato di piccoli dolori irrisolti.
Fossati è un uomo alla ricerca di un rifugio. Quasi sempre. Un rifugio che lo protegga dall’amore, dalla politica, dai ricordi, dalle speranze tradite, dalle lancette del tempo, dalle ingiustizie.
Macramè fu il suo fortino dal 22 Ottobre del 1995 al 29 Marzo dell’ anno successivo. Un riparo dove far decantare la delusione per le scelte artistiche di Anime Salve, il disco pensato assieme a Fabrizio De Andrè e piegato infine ai gusti di Piero Milesi che avrebbe risolto le apparentemente insanabili divergenze tra i due mediando tra i richiami sudamericani del primo e quelli mediterranei del secondo. Di quella voglia di tropici non c’è traccia su questo disco di Ivano, se non nell’accenno di tango argentino de L’angelo e la pazienza sottolineato dagli accenti della fisarmonica di Riccardo Tesi, quasi a voler cancellare la traccia di quei momenti tormentati. E’ gravido dell’eleganza tipica di Fossati ma è anche il lavoro più teatrale del cantautore genovese. Ci sono figure tratteggiate con spietata drammaticità, come la sposa rinsecchita de L’abito della sposa scolpita dallo Stick® di Tony Levin dei King Crimson o il soldato muto di Bella Speranza. La guerra torna quindi come elemento pregnante della poetica di Fossati. Che qui non viene raccontata con il filtro virato seppia delle vicende partigiane di 700 Giorni o con le istanze antimilitariste di Lindbergh. Ci sono nuovi odi che lacerano i libri di storia, altri 93.837 cadaveri da aggiungere ai morti ammazzati delle altre guerre che ci hanno ucciso un po’ alla volta, in nome di una qualche bandiera, per un tracciato di confine da spostare di qualche metro, di qualche nuovo quartiere da conquistare. Nuove atrocità da aggiungere alla lista delle cicatrici che dobbiamo portarci addosso.

Ecco perché l’implacabile Orologio Americano che diventa protagonista di una delle più belle canzoni del Fossati adulto, scandisce un tempo che “non c’è più”, tutto da riconquistare ed ecco perché negli ultimi duecentosettantacinque secondi dell’album Speakering si stende dolce come un lenzuolo compassionevole sulle macerie di una repubblica sventrata e sulle voci che da tutto il mondo annunciano la firma in calce ad un nuovo accordo di pace.
Perché alla fine la speranza vince sempre ed è l’unica finestra di luce che il Cielo ha concesso alla tetra prigione della barbarie umana.

Franco “Lys” Dimauro

P.S.: un grazie a Patrizia Torrisi per il piccolo ma indispensabile aiuto.

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Tracklist
01. La vita segreta
02. Il canto dei mestieri
03. L’amante
04. L’abito della sposa
05. L’angelo e la pazienza
06. Labile
07. Bella speranza
08. L’orologio americano
09. Stella benigna
10. La scala dei santi
11. Speakering

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About Franco Lys Dimauro

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Nato a Noto, vivo a Ragusa, classe 1970. Inizio ad ascoltare musica giovanissimo. A scriverne un po' dopo. Dapprima (fine anni '80/primi '90) per svariate fanzine (Misty Lane, Born Loser, Succo Acido, Sottosopra, Sulla Strada, Papa Oom Mow Mow, Big Sur, ecc. ecc.) e come opinionista per alcune riviste a tiratura provinciale e regionale. Lo sbocco "professionale" avviene nel 1997. Prima per Rock Sound, appena "importato" in Italia, l' anno successivo per Rumore. Contemporaneamente collaboro con Claudio Sorge alla nascita di Metallic KO e con Rosario Ciccarelli per quella di Fun House, fino alla loro "congelazione" editoriale. Attualmente collaboro, oltre che con Rumore, ai magazine online Musicletter e Succo Acido. Al 1994 risale invece l' inizio della mia attività come speaker radiofonico prima e come responsabile programmazione per emittenti locali. Come musicista, dopo la morte di Joey Ramone, sono rimasto l' unico chitarrista al mondo ad essere riuscito a non imparare a suonare per oltre venti anni. Ma come critico musicale ho fatto anche peggio, credo.

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2 comments

  1. avatar

    Bella da svenire questa recensione….

  2. avatar
    pino boresta

    Per chi l’ha visto e Per chi non c’era

    PER CHI L’HA VISTO

    Milano: ore 15.30/17.00 venerdì 26 marzo 2010
    Miart: Sala De Arte Disputatio
    Libera opinione expositio/libere riflessioni
    Twister- rete musei lombardi per l’arte contemporanea.
    Un confronto per il futuro
    Intervengono: Chiara Bertola, Andrea Bruciati, Vincenzo Chiarandà, Anna Daneri, Alberto Galardini, Mario Gorni, Roberto Pinto, Riccardo Passoni e gli artisti di Twister.
    Moderano: Alberto Fiz, Rachele Ferrario.

    PER CHI NON C’ERA

    Seduto in prima fila ascolto chi sostiene che le scelte fatte per il concorso pubblico internazionale a invito “Twister” erano tutt’altro che originali per non dire scontate, ed auspicava di non dover più esser costretto a fare scelte che non gli competevano. Era comunque disposto a scrivere un testo critico per la seconda edizione. Seduto comodamente ascolto chi avrebbe voluto un progetto più sociale tra gli artisti. Seduto compostamente ascolto chi invece della socializzazione tra gli artisti non gliene frega niente ed era contento così. Seduto a gambe accavallate ascolto chi lamentava che alcuni artisti si erano semplicemente limitati a piazzare un’opera in strada, e non era certo questo l’intento del progetto. Seduto anchilosato ascolto chi si augura che la prossima edizione possa essere migliore, consapevole però che potrebbe anche essere peggio. Seduto allungato ascolto chi ci parla della rete che non c’era e spiega quando la rete è rete. Seduto stiracchiandomi ascolto chi spiega il suo lavoro giorno e notte. Seduto scompostamente ascolto chi contesta che tutto quello fatto era vecchio, vecchio, vecchio. Seduto stravaccato ascolto chi difendeva comunque la buona volontà dei musei coinvolti. In piedi chiedo la parola ritenendo opportuno che anche io dica la mia. Qualcuno gentilmente mi passa il microfono e io dico: “Apri le braccia, apri le braccia / fiore di roccia nel tuo cuore / libera amore. / Dove andavi fratello / come il fiume così il tempo va / dietro la notte c’è un castello / corri fratello. / Dentro al mare la terra non ha polvere nel cuore no / torna la luce e nasce un fiore / fiore di serra. / Con il cielo e l’acqua del mare (libera amore) / la sua ombra è luce di sole (libera amore) / apri la terra / dalla terra nasce un fiore. / Apri le braccia, apri le braccia / fiore di roccia nel tuo cuore / libera amore. / Dentro al mare la terra non ha polvere nel cuore no / torna la luce e nasce un fiore / fiore di serra. / Re dei fiori grande signore (libera amore) / re della terra sei fatto d’amore (libera amore) / dalle tue mani nasce il giorno cresce il sole. / Apri le braccia, apri le braccia / fiore di roccia nel tuo cuore / libera amore, libera amore, libera amore….” Tirando fuori dal portafoglio un biglietto da 10 euro e sventolandolo aggiungo “Tutto questo è dedicato a voi, ed a colui che mi dirà il nome dell’autore di questi versi regalo questi 10 euro da me datati e firmati”. Nessuno fa nomi, allora do un aiutino. “È un grande cantautore italiano…” qualcuno urla “Fabrizio De Andrè” rispondo “No! ma ci sei vicino”. Nessuno rischia più altri nomi, pertanto dopo aver contato fino a dieci ripongo via la banconota. Dopo un mio iniziale diniego dovuto all’amarezza che nessuno l’avesse riconosciuto rivelo ugualmente il nome del magnifico Ivano Fossati. Quando poi qualcuno mi chiede “Vabbè… ma con quello che stavamo facendo e dicendo che c’entra?” Io non risponderò ma mi domanderò “Avrò sbagliato Fiera?”.

    E PER CHI QUEL GIORNO LI INSEGUIVA UNA SUA CHIMERA

    Pino Boresta

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