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Intervista al cantautore Antonio Fanelli, intellettuale engagée

«Signora miseria, / ascolta il tumulto/ che come un carro funebre/ dai bassifondi sale.» (Antonio Fanelli, Nostra signora miseria)

Voglio oggi raccontare ai lettori di “Bravo!” la scoperta di un cantautore di “altri tempi”, oserei dire un intellettuale engagée , un uomo dalla grande vena artistica e dall’immensa passione civile.
Si chiama Antonio Fanelli, classe 1963, ed ho deciso di porgli alcune domande per conoscerlo meglio:

Visto che non si tratta di un cantautore noto al grande pubblico, gli ho chiesto subito di presentarsi e di raccontare come, quando e perché ha iniziato a suonare 

Ho cominciato a suonare forse ancora prima di cominciare ad ascoltare musica e soprattutto a capirla. Sono sempre stato attratto dalla chitarra perché la vedevo come strumento di comunicazione immediata e soprattutto come mio strumento di comunicazione.
Quando avevo 11-12 anni esisteva un settimanale molto letto dai ragazzi, si chiamava “Il monello” e c’è stato un periodo in cui l’inserto centrale invece di essere un poster era lo spartito e le parole delle canzoni in voga e la particolarità era che dell’inserto faceva parte una pagina in cui c’era il disegno del manico di una chitarra con la posizione delle dita sui vari tasti e corde che facevano vedere gli accordi della canzone della settimana. Le canzoni non erano di mio gradimento ma restavano gli accordi…una chitarra STUDIO L della EKO, tantissima passione ed il gioco era fatto. Avevo quello che mi serviva per imparare a suonare quello che piaceva a me, anche se allora – non esistendo internet – le canzoni bisognava ascoltarle e cercarsi gli accordi uno per uno, oggi invece basta un click.
Un giorno, lo ricordo bene, intorno ai 13 anni, ho ascoltato una canzone di Francesco Guccini “Incontro” e me ne sono innamorato. Da lì il passo verso la conoscenza di De André, Lolli, Stefano Rosso ecc..è stato breve e del tutto naturale. Poi ho scritto la prima canzone, la seconda, la terza e poi non mi sono fermato più.
Nel periodo universitario ero a Parma e frequentavo molto Bologna ed in particolare L’osteria delle dame, che era il punto d’incontro dei cantautori della scuola bolognese e lì ho conosciuto e passato meravigliose serate con Francesco Guccini e Claudio Lolli.
Poi Milano, una scuola di scrittura e regia teatrale, altro mio grandissimo amore, al Teatro Smeraldo con insegnanti di altissimo valore e fama.
La creazione della compagnia TEATRO SOCIALE della quale ero direttore artistico e resista e poi tante serate in piccoli locali di nicchia come LA CORRIERA STRAVAGANTE di Parma, la TOPAIA sui navigli a Milano ed altri un po’ in tutta la Lombardia, il Piemonte e l’Emilia e poi tanto, tantissimo palcoscenico in piccoli teatri, anche loro di nicchia.
Questo è il come e quando ho cominciato…poi mi chiedi perché. Il perché non te lo so spiegare in poche parole: la voglia di comunicare, di dire «io la penso così».
Ad un certo punto ha cominciato a starmi stretto cantare o recitare cose scritte da altri ed ho cominciato a portare in scena le mie cose, avendo sempre ben fisso in mente una cosa che diceva Eduardo: «Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita», che io ho integrato con un pensiero tratto da un mio monologo: «In scena si è veri perché si è ciò che vorremmo essere e che non siamo capaci di essere».

A quali cantautori ti ispiri? E perché ti senti più vicino proprio a loro?

I miei autori di riferimento in campo musicale sono i cantautori “impegnati” degli anni ’70 ed in particolare il gruppo anarchico dei cantautori e quindi Guccini, De André, Ferrè. In pratica la scuola genovese e quella bolognese. Esiste anche la scuola romana dalla quale però non sono riuscito mai a trarre spunti (tranne che da Stefano Rosso).
Il mio modo di essere e di pensare mi fa sentire molto vicino ad autori come De André e Guccini, forse perché nel corso degli anni ho scoperto di essere anarchico, ma di un anarchismo legato alle origini del pensiero anarchico…voglio dire niente bombe, come diceva un verso di una vecchia canzone: «Anarchia non vuol dire bombe ma giustizia nella libertà». De André incarna in pieno questo pensiero di anarchismo pacifista, anche se duro. Per intenderci quell’anarchia individualista diversa da quella che cercano di far passare ogni i media parlando di movimenti anarchici o di gruppi anarchici, dimenticando che l’anarchia – quella di Bakunin per capirci – ripudia i gruppi organizzati e verticistici. I media invece ogni volta che esplode qualcosa parlano di anarchici…fra un po’ accuseranno gli anarchici anche per le bombe d’acqua, anche quelle un fenomeno meteorologico tutto italiano, ma questo è un altro discorso…

Oltre a cantare le canzoni degli “altri”, tu hai anche un tuo repertorio. A questo proposito vorrei soffermarmi su due tue canzoni “impegnate”: la prima è La sinistra radical, che mi permette di porti la seguente domanda: a cosa è dovuta, secondo te, oggi la ‘diaspora’ della Sinistra?

La sinistra radical nasce dalla mia personalissima cattiva sopportazione dei radical chic di Sinistra, cioè di quelle persone che blaterano uguaglianza ed integrazione, ma che fanno, ad esempio, la fila dietro la porta delle presidenze di istituti scolastici nel tentativo di mettere figli in classi formate da ragazzi e ragazze della stessa estrazione sociale, mascherando il vecchio “figlio del medico con figlio del medico” con il nuovo e più trendy “è un peccato limitare le potenzialità di un ragazzo costringendolo ai tempi di ragazzi problematici”, che è un po’ in linea con una abitudine tutta italiana di cambiare termini facendo finta che cambi anche la sostanza. E quindi gli spazzini diventano operatori ecologici, gli handicappati diventano diversamente abili, mai i primi continuano ad essere malpagati ed i secondi emarginati.
Mi chiedi a cosa sia dovuta la diaspora della sinistra…secondo me, è dovuta all’ingresso nelle formazioni di sinistra di persona che nulla hanno a che fare col pensiero di sinistra come quelle di cui ti parlavo prima e dalla conseguente perdita di identità, che negli anni ha portato ad una naturale divisione. Cosa possono avere in comune gli ex comunisti con gente che proviene da CL, dalla Azione Cattolica, dalla FUCI (per intenderci la stessa provenienza della classe dirigente della vecchia e mai morta DC)e, come è sotto gli occhi di tutti, dagli Scout?!
La sinistra dovrebbe cercare di prendere le distanze da queste contaminazioni, che stanno allontanando la base e stanno rendendo l’Italia un Paese di destra più di quanto lo sia sempre stata e, soprattutto, dovrebbe prendere una posizione chiara di fronte alla sospensione della democrazia in atto oggi, ma non lo fa.
Mi dispiace molto dirlo ma l’ultima persona legittimata da suffragio popolare a governare questo paese si chiama Silvio Berlusconi e la cosa che fa più male è che questo accade nel momento in cui abbiamo un Presidente della Repubblica, che in teoria dovrebbe essere un ex comunista ed al governo un presidente del Consiglio, che è espressione del partito nato sulle ceneri del vecchio partito comunista…questo è sintomatico…
Diaspora dici? No, tutto lineare, tutto secondo programma. Nessuna diaspora nella sinistra per il semplice motivo che la sinistra non esiste più in Italia.

Per quanto condivida quest’analisi lucida ed implacabile, decido di non proseguire sul tema, perché ci porterebbe troppo lontano. Passo così alla seconda canzone Signora miseria, una disincantata poesia in musica, e gli chiedo di raccontarci la genesi di questa canzone.

Il titolo reale del brano è Nostra signora miseria. Nasce dall’osservazione del fatto che nella iconografia cattolica esiste una quantità industriale di Nostre Signore con riferimento alla figura della Madonna, ma non esiste una Nostra signora della miseria a cui possono rivolgersi quei credenti che la miseria la conoscono bene e che si nutrono della loro fede per sopportarla.
Io ho provato ad immaginarmi credente ed ho scritto una preghiera, ma poi mi sono chiesto a chi potevo rivolgerla e mi è venuta in mente una madre e, che ci si creda o no, la Madonna nella fede o nella tradizione è La Madre e quale titolo migliore per questa madre se non Nostra signora della miseria?

In questo periodo, tu stai portando in giro lo spettacolo Io so…prove di democrazia: di cosa si tratta?

 E’ uno spettacolo teatrale scritto a quattro mani con Chicco Passaro per i quarant’anni dell’assassinio di Pasolini. Un reading di quattro articoli di Pasolini: – Il potere senza volto; – Acculturazione e acculturazione; – Il discorso dei capelli; e il famosissimo – Io so… . Il tutto intervallato ed accompagnato da brani musicali della scuola cantautorale e inediti miei e da clip audio che accompagnano lo spettatore attraverso il primo trentennio post bellico italiano.
È’ un ricordo ed una celebrazione di Pasolini fatto usando esclusivamente sue parole senza lasciare spazio ad interpretazioni.

Oltre ad Io so stai preparando qualcosa di nuovo?

Ho partecipato alla messa in scena de Il castello e la luna di Chicco Passaro ed ho interpretato il ruolo di un prete brigante vissuto in Terra d’Otranto fra il 1775 ed il 1818 e mi sono innamorato del personaggio di Don Ciro Annicchiarico che non conoscevo. Ho cercato notizie ed ho scoperto che c’è tanta letteratura su di lui, ho cominciato leggere tutto quello che c’era da leggere su di lui e alla fine è venuto fuori quasi di getto un monologo dal titolo Da prete a brigante, che ho finito di scrivere e preparare ed è pronto da portare in scena…spero presto perché mi sono molto divertito a scriverlo e penso mi divertirò molto ad interpretarlo. Penso anche che piacerà al pubblico perché, come dico nel monologo, la gente del sud molto spesso non conosce neanche i nomi dei personaggi che hanno fatto l’Unità di questo Paese, ma conosce ed ammira molto i Briganti, perché erano le sole voci di libertà e giustizia ed erano visti come i “Robin Hood”, i giustizieri…insomma un bello spettacolo, credo…se ti capita sarai la benvenuta in teatro insieme ai tuoi lettori.

Ringrazio davvero tanto Antonio Fanelli ed auguro a me e a voi tutti di vederlo quanto prima in un suo spettacolo.

About GabriellaPutignano

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Gabriella Putignano è Laureata in Scienze filosofiche, ha pubblicato “Il grido di vita di Carlo Michelstaedter”, ISBN: 978-88-91018-67-0, 2012.

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