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Il Senso di Fazio per la bellezza

La notizia da dare è che, fino a questo momento, il Festival di Sanremo è stato particolarmente brutto.

Trattandosi di Sanremo, però, in molti penseranno: ‘ma questa non è una notizia: si sa, il festival è la patria del pop più trash, della tv nazional popolare, condita dalla più patetica retorica; poi la televisione di oggi è volgare e banale…’

Però questo è il Sanremo di Fabio Fazio. Il suo quarto. Ora, per carità, sapevamo già dall’anno passato che nell’entropia generale del Paese queste edizioni hanno poco a che vedere artisticamente con le prime due.

Fazio è un po’ invecchiato e quella sua vena ecumenica, quel suo mettere tutto assieme, quel voler far quadrare i cerchi, quel suo modo di fare Tv che tanto aveva funzionato in spettacoli come ‘Anima mia’, ora sa un po’ di larghe intese… quelle che hanno – a nostro parere – prodotto danni irreversibili in ogni ambito. Eppure lui insiste, lo fa anche parlando di musica d’autore (e su questo torneremo più avanti). È un uomo che spera, è un uomo per bene. E’ un uomo di buoni sentimenti e di buona cultura. Sogna un paese pacifico e pacificato, dove basta parlare di cose belle e tutto sarà migliore. Siamo in tanti a capire il suo punto di vista, noi stufi di tanto trash, tanta spazzatura, tanta volgarità.

E infatti a questo eravamo pronti. Ci aspettavamo un Sanremo migliore rispetto all’anno passato, mentre nel frattempo universalmente tutti ‘se volemo bene’. Detto senza ironia.

E invece no.

Fazio ci ha presentato un Sanremo che si muove tra il trash becero, che ha toccato vette inaudite nella prima puntata, e la noia mortale della seconda; e soprattutto ci ha presentato un livello artistico nelle canzoni in gara dei big (in assoluto contrasto invece con l’ottimo cast del Sanremo dei ‘giovani’) che dire mediocre è fare un complimento… ma lo diciamo perché qualcuno da salvare c’è. Anche se magari si è notato solo perché in mezzo a tanto orrore ‘ti piace vincere facile eh?’

E ora proveremo a motivare, lasciando la musica all’ultimo (d’altronde…)

Fazio comincia con un monologo sulla bellezza, interrotto da due operai che vogliono buttarsi e per ragioni gravissime.

Ma non dispiace sia stato interrotto, perché parlare di bellezza e poi mostrarci quell’indecoroso siparietto con la povera Casta è davvero una presa in giro. Vederlo fare le facce sbavanti di fronte al figone di turno, replicando una scenetta stravista ogni anno, e poi sentirlo urlare d’orrore all’arrivo della bruttina… ma non si riesce neanche a commentarla una cosa così triste, così vecchia, così patetica!

Ma perché?

E poi prendere una canzone bellissima di Modugno – che tra l’altro affronta un tema drammatico – e farla cantare da una persona che non sa cantare…

perché?

E lui poi, fare scempio di due brani francesi tra i più belli mai scritti? E per far che? Per far ridere? Ma non faceva ridere nessuno, caro Fazio; è stato un siparietto inutile e imbarazzante per lei e per noi! E poi l’omaggio a Jannacci. Mi spiace dirlo e mi spiace anche per il figlio di Jannacci in chiara e assoluta buona fede. Ma Jannacci andava omaggiato in altro modo.

Jannacci era un autore eccezionale e un interprete straordinario ed unico. La Casta non se la meritava.

Ma dimentichiamo la Casta e passiamo anche sopra alla Carrà, che alla sua età va in giro vestita da fabbro, e le povere Kessler, in una riproposizione di coreografie che ci sembrava di stare in un programma estivo di Carlo Conti per le signore alloggiate nelle pensioni della Riviera…

Vogliamo invece parlare della Litizzetto? Lei è sempre brava ed è l’unica a strappare sorrisi alle nostre coronarie e alla pazienza; però mi chiedo: sarà consapevole che questa morsa faziana di cui ormai è prigioniera da anni la sta trasformando in una maschera, che potremmo chiamare ‘Cinico Sbirulino’? con la differenza però che Sbirulino era una maschera moderna inventata per i bambini da una grandissima showgirl italiana dal nome Sandra Mondaini, che ritornava sempre – dopo – ad essere Sandra Mondaini : cantante, ballerina, moglie di Raimondo ‘e che noia e che barba’… E invece Luciana finisce per essere sempre uguale a se stessa.

E sullo spettacolo televisivo a questo punto meglio chiudere qui. Speriamo in un recupero nei prossimi giorni. Ma questo tormentone della bellezza, ripreso in continuazione, davvero è fuori luogo.

Soprattutto se passiamo al vero tasto dolente: la musica. Qui è davvero difficile salvare qualcosa. Salviamo Cristiano De André (peccato sia passato il secondo brano in gara: il primo era decisamente migliore); salviamo i Perturbazione, anche se – non se la prendano i fan – vorremmo chiedere loro chi è stato a decidere di dividere a metà la lunga canzone (insomma ragazzi: i due pezzi erano davvero troppo simili!). Diamo molto di più della sufficienza all’ottima canzone di Riccardo Sinigallia. Restiamo male per Rubino, perché il pezzo che è passato non è bello, mentre il secondo era iniziato pieno di speranza, ma il finale interpretato alla ‘Renato Zero’ ci ha spiazzato (richiede sicuramente un nuovo ascolto). E poi che altro segnalare? Noemi nella casa del pop fa il suo (il parrucchiere però no), ma la voce nasale perché? mentre Gualazzi gigioneggia e ci delude; Palma e Frankie Hi Energy non pervenuti. La Ruggero è la solita interprete di gran classe ma i pezzi inascoltabili. Degli altri meglio non parlare e provare a dimenticare…

La vogliamo restituire o no della dignità al Pop italiano, che ha una storia direi gloriosa, anche grazie a Sanremo? Davvero riusciamo a produrre ormai solo questo? Ce ne siamo accorti chiaramente del livello infimo – per manifesta superiorità – all’arrivo di Claudio Baglioni e delle sue magliette fine; chi scrive non solo non ama Baglioni, ma proprio si fa un vanto di non aver acquistato mai neanche un 45 giri di questo gentile signore che non accetta di invecchiare. Eppure ieri quei passeri accoccolati a bordo mare ci parevano liriche dantesche, se messe a confronto col resto. Sarà stato per questo che la sala – un po’ troppo stimolata dal presentatore – ha tributato una tale ovazione al Nostro, neanche fosse salito sul palco, che so, un eroe nazionale.

Ma perché tanta inutile retorica?

Allora ci permettiamo un nove pieno a Ligabue che con la consueta dignità ha fatto un rispettoso e rispettabile omaggio (quello sì) a De Andrè, insieme con Mauro Pagani. In punta di piedi possiamo dire. Lui che la cosiddetta ‘musica di qualità’ l’ha bazzicata, non fosse che per frequentazioni autorevoli, anche se poi ha preferito seguire altre strade.

E veniamo infine al punto a cui accennavo prima: alla canzone d’autore. Si è fatto un gran parlare- prima dell’inizio del festival – della serata dedicata ai cantautori, in omaggio alla storia del Club Tenco; come si sa alcuni componenti del direttivo del Club stesso assisteranno in platea – dopo l’invito personale di Fazio al Direttore Artistico Enrico De Angelis – anche se alla costruzione della stessa serata il Club non ha partecipato in alcun modo… ha detto Fazio al microfono di Fausto Pellegrini che ormai non esiste più una reale differenza tra le due manifestazioni, perché la musica d’autore è presente a Sanremo. Ecco, dopo aver ascoltato le canzoni in gara, ci siamo convinti che Fazio – fine conoscitore della musica di qualità – abbia avuto un colpo di sonno improvviso. Anche se, va detto, qualche telespettatore non stremato, dopo mezzanotte, ha potuto sentire finalmente della buona musica con il Sanremo dei giovani. Ottimo Filippo Graziani, soprattutto per il testo: un vero peccato non sia passato; buono Diodato e infine Zibba… Zibba, l’ultimo ad esibirsi, è stato come lo zucchero dopo tanta amarezza, il raggio di luce in fondo al tunnel: la bellezza della musica si è espressa all’improvviso, in tutta la sua semplicità. Ma non l’avrà sentito nessuno: sia mai che qualcuno ci faccia troppo l’abitudine a quella bellezza tanto sbandierata. (A proposito, guarda caso Zibba ha vinto la Targa Tenco un paio d’anni fa… chissà perché?)

Comunque ascolteremo con interesse la serata di venerdì, dedicata alla canzone d’autore . Forse però – in caso di replica dell’iniziativa – l’anno prossimo sarà meglio coinvolgere il Club direttamente se proprio si vuole farla.

Lo diciamo da amanti del Premio Tenco. Ma anche da sostenitori del Festival.

Sanremo è come un grandissimo mercato. È fondamentale per il pop. E non solo per quello: resta praticamente l’unico spazio reale in cui la musica italiana si propaga a livello nazionale. Ed è uno spettacolo straordinario. Che in molti vediamo riunendoci tra frittate di cipolle e sformati di patate e tanta birra e tanto vino: fa parte del gioco. Anche il trash e la musica scadente.

Il Tenco no. Il Tenco, oltre a tutto il resto (che è tantissimo), è un laboratorio di ricerca, una comunità di idee e di suoni. Un luogo di incontri, di prospettive, di progettualità, dove gli addetti ai lavori, i musicisti, gli operatori si incontrano e si scambiano conoscenze e musica.

E ce n’è bisogno come il pane. Non scherziamo con gli accostamenti. Soprattutto in una edizione bruttina come questa.

Devo concludere questo interminabile pezzo e la conclusione non può che essere Cat Stevens. Cioè la musica. Chi scrive ha pensato che sarà giudicata snob per questo: il solito attacco alla musica italiana e il solito osanna allo straniero.

Però ci soccorre il parere autorevole di una persona che non è radical chic, non ha una cultura alta, negli anni Settanta badava ai figli e non ha mai ascoltato musica sinfonica all’Auditorium. Nemmeno jazz, se è per questo. Quando può canticchia canzoni decisamente pop:

Mamma: ‘questo chi è?’

Figlia: ‘è Cat Stevens’

Mamma: ‘è l’unico che ha cantato’.

It’s not time to make a change, just relax, take it easy

About Elisabetta Malantrucco

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