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“Il Romantico di sempre” Recensione di “Canzoni sulle pagine” di Renzo Zenobi.

A cura di Davide Favia

La bella notizia è, che di recente è uscito un nuovo disco di Renzo Zenobi, “Canzoni sulle pagine”, per Arcana Editore, dopo ben diciotto anni di silenzio discografico. E diciamolo subito, è davvero un bel lavoro.
Un nome come quello di Renzo Zenobi potrebbe risultare, agli ascoltatori meno attenti o superficiali, sconosciuto o quasi. Eppure Zenobi è uno di quelli che ha contribuito a scrivere pagine davvero importanti della grande canzone d’Autore Italiana. Ma forse, per dirla con i suoi versi, il pubblico non ricorda perché “la gente è distratta e ferisce senza farlo apposta”, (da Aviatore, 1982).
Per farsi una idea della stima che Renzo godeva tra i suoi colleghi basta andarsi a rileggere alcune dichiarazioni rilasciate da Francesco De Gregori all’epoca del suo ritiro dalle scene ai tempi della tristemente famosa contestazione che subì al Palalido di Milano, anno 1976, quando, durante un programma radiofonico invitò il pubblico ad ascoltare i dischi di Renzo Zenobi, raffinato chitarrista che aveva contribuito a creare quelle delicate armonie acustiche nei suoi primi lavori; da Alice a Rimmel, per intenderci.
Oppure potremmo raccontare di quella volta che Lucio Dalla, in tempi più recenti, (era l’anno 1995), invitò le radio a trasmettere una canzone, “E noi piccoli piccoli” che definiva “una delle più belle canzoni scritte in Italia in questi ultimi anni” tratta dal nuovo disco di Renzo, e per l’occasione spedì ad ognuna di loro una lettera autografa, con tanto di carta con il suo logo, un piccolo omino col sassofono.
Son passati appena vent’anni (e vent’anni sembran pochi…), eppure sembra un secolo fa.
Bisognerebbe poi ricordare le sue tante collaborazioni, dai menzionati De Gregori e Dalla (con Lucio duettò in “Telefono elettronico” nel 1981) a Paolo Conte, Ennio Morricone, Piero Ciampi per finire a Ron.
Apprezzato dalla critica che lo ha sempre considerato uno degli autori più letterati della canzone d’Autore, esordì con “Silvia”, brano di grande intensità poetica che presentò, su invito di De Gregori, sul palcoscenico del mitico Folkstudio di Roma di Giancarlo Cesaroni e che venne inciso nel suo disco d’esordio del 1975 “A Silvia “. Ha poi regalato testi ad altri suoi colleghi tra cui Ornella Vanoni, Nada e lo stesso Ron, a cui lo lega tuttora un rapporto di profonda e sincera amicizia.
Ritiratosi nel 1982, dopo 7 album con la Rca, perché stanco dell’ambiente musicale e di una attenzione e un successo che avrebbe meritato e che tardava ad arrivare, avrebbe poi fatto altri mestieri fino a quando nel 1993 tornerà finalmente a pubblicare un disco a cui ne seguirà un secondo nel 1995, grazie ad Ennio Melis, direttore artistico della Rca negli anni a cavallo tra i 70 e gli 80, che nel frattempo era diventato responsabile della etichetta Th. Mc Linsey Italiana, l’unico forse che aveva creduto sin dall’inizio nel suo valore e nelle sue qualità artistiche.
renzo_zenobi_canzoni_sulle_pagine_cd_libroE’ indiscutibile che Renzo non abbia raccolto nel tempo quanto seminato e quanto avrebbe legittimamente meritato.
Basterebbe solo andarsi ad ascoltare con attenzione quest’ultimo disco “Canzoni sulle pagine”, che poi è anche un bel libro alla cui lavorazione Renzo ha dedicato circa tre anni, e che contiene una bella prefazione di Claudio Baglioni (condivisero il palco in un tour di tanti anni fa), una biografia a cura dell’amico Pino Stillo, tutti i testi della sua discografia, ed alcune preziose foto in bianco e nero pescate dal suo album di famiglia, per farsene una idea.
In questo suo lavoro Renzo, considerato da sempre artista un pò schivo e timido, ci apre le finestre sul suo mondo, quel suo bellissimo mondo interiore così ricco e profondo, che tanto lo ha ispirato nella scrittura dei suoi bellissimi versi.
Il cd contiene dieci canzoni inedite ed un paio (“E ancora le dirai ti voglio bene” e “la fine di una storia”) tratte dalla sua produzione passata, rivisitate per l’occasione in modo da “renderle più semplici e fruibili rispetto all’arrangiamento originale” come ha lui stesso dichiarato.
La produzione è ad opera di Pietro Paluello per la etichetta Heristal e l’arrangiamento dei brani, davvero ben curato è, ad opera di Alberto Antinori e Francesco Falcioni. Dopo quanto detto a proposito della qualità di scrittura di Renzo, ed anche in quest’ ultimo lavoro è ben evidenziato il sapiente uso della parola e l’artigianale lavoro di limatura e cucitura di ogni singolo verso e parola, la musica potrebbe esser considerata, a torto, solo di contorno o messa lì giusto a far da sfondo a tutto il resto. Niente di più sbagliato. Qui la musica è parte davvero imprescindibile e veste i brani alla perfezione con tutto il suo corredo di archi, violoncelli, contrabbasso, pianoforte e naturalmente la bella chitarra di Renzo, suonata con la consueta maestria e abilità. Poi c’è la sua voce e quel suo modo gentile di porgerla che lo contraddistingue, che lo rende assolutamente autentico, in queste canzoni meravigliosamente “fuori moda”.
Renzo racconta piccole grandi storie di vita quotidiana con una profondità di sguardi che stupisce e incanta l’ascoltatore. In questo disco ci sono tanti piccoli gioielli come “Il Ritratto” , “Eravamo noi”, “Un amore in cronaca”, la dolcissima “ Questa casa più piccola” e altre ancora. Tante belle canzoni, piccoli bozzetti che sono un distillato di buona musica e delicata poesia, regalate da un artista sensibile e maturo, felicemente fuori dal coro. Difficile scegliere (perché poi dovremmo) le più belle, qui bisogna metter l’orecchio per ascoltare e il cuore per sentire.
Provate a dimenticare, anche solo per un attimo gli affanni e le corse del Natale consumistico (magari regalatevi e regalate questo disco!) e dedicate del tempo a queste canzoni, ascoltatelo possibilmente senza rumori di fondo, in auto o a casa. Renzo Zenobi ci “regala una canzone”, anzi un disco intero, lanciato come un sasso nella palude del nostro tempo immobile e poi “con la mano a visiera proverà a guardare quanto andrà lontano” scrutandoci negli occhi per cogliere gli sguardi e le emozioni.
Dedicate un po’ del vostro tempo a Renzo Zenobi; vedrete, non sarà tempo sprecato. Perché ci vuole orecchio, come diceva Jannacci, ma anche cuore e pazienza per cogliere appieno tanta semplicità e bellezza.

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About davide favia

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Il mio cuore batte da sempre per la buona musica d’Autore. Da quando intravidi, tantissimi anni fa ormai, in un programma Tv, Francesco De Gregori, sì proprio lui, il Principe, imbracciare la chitarra e intonare “Generale, dietro la collina..” fu subito colpo di fulmine, amore a prima vista. Il primo vinile acquistato fu “Viva l’Italia” ed il mio primo concerto il mitico “Banana Republic” al vecchio stadio “Delle Vittorie” di Bari, la mia città, al seguito di mia sorella maggiore e di alcune cugine appassionate di buona musica. Continuai imperterrito a percorrere, attraverso gli anni, i sentieri del cantautorato nostrano con l’ascolto della musica che proveniva dalle frequenze delle diverse radio libere del tempo, di cui mi nutrivo avidamente e con l’acquisto di dischi e andando ai concerti, quando il budget assai ridotto me lo permetteva, provando a saziare la mia fame attraverso la lettura di tante riviste (internet era lontana anni luce!) e di libri sul tema.

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